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Drimlend

di Kalabrugovic su Smemoranda 2012 - Dream

Quando giro per strada, mi accorgo che la gente è sempre un po’ imbarazzata. Il loro problema è che non sanno mai come chiamarmi. Qualcuno mi chiama ‘Pino’, qualcuno mi chiama ‘Kalabrugovic’, qualcuno mi grida “C’haii le sigarette?!?”. Io, in realtà non mi chiamo né Pino, né – men che meno – “C’hai le sigarette?”. Ma ci sono abituato. Il mio sogno è semplice, in fondo: un nome e un cognome che siano i miei. È un sogno a occhi aperti, perché da dove vengo io si dorme poco e si sogna ancora meno. D’altra parte non so se avete presente come sono fatti i Palazzi: da lontano vedi una specie di macchia cubica grigia in mezzo a una specie di discarica. Ecco togli la macchia cubica grigia che sono i giardinetti, la discarica sono i Palazzi. Non si può sognare in un posto dove ci sono due bar: uno è gestito da una famiglia di cinesi immigrati dalla Calabria che fa un caffè così schifoso che molti ci aggiungono della varechina per togliere il sapore. L’altro della famiglia Boni, il mitico Bar Boni, che vende brioche così vecchie che al posto del ripieno ci sono delle incisioni rupestri. No che non si può sognare in un posto dove non passano più nemmeno i testimoni di Geova la domenica mattina e l’unico che si è azzardato l’hanno ritrovato dopo una settimana uscito pazzo che girava per i Palazzi gridando: “Ma dove cazzo sono i citofoni in questo posto?”. Ma come si fa a sognare in una porzione di mondo dove abita solo gente che possiede autoradio che di solito non sono sue, gente che la devi conoscere per tirare avanti. Come puoi sognare in un non luogo dove se chiedi a uno: “Oh, tipo, figa la tua autoradio. Quanto l’hai pagata?”, facile che si incazzi e ti prenda a sberle? Perché laggiù, ai Palazzi, l’unità di prezzo delle autoradio non si esprime in euro, ma in piedi di porco. Non è semplicissimo sognare in un posto dove le scale si fanno solo a piedi. Non che manchi l’ascensore, solo che è rimasto incastrato in cima, tipo le taparelle quando si rompono. Oppure, qualcuno dice che una volta l’ascensore aveva il motore, poi l’hanno venduto. Pare che l’abbia venduto l’amministratore. Cioè, così dicono, perché nessuno l’ha mai visto: né il motore, né l’amministratore. Al posto dell’ascensore c’è un buco, che è una cosa molto importante per la vita sociale dei Palazzi: la gente la domenica si mette sotto e si fanno delle belle grigliate. Quelli ricchi dei piani bassi mangiano, quelli poveri dell’ottavo piano non mangiano, però almeno sentono l’odore e sono più contenti. A volte corre voce che l’amministratore sia tornato. Di solito, ce ne accorgiamo perché il giorno dopo è sparito qualcosa. Ieri, PER esempio, sono tornato a casa e al posto dei citofoni c’era un buco con sopra la scritta: “Grida”. Nossignore, questo non è un posto dove si può sognare. Però, lo amo lo stesso, perché sono i Palazzi, perché ci sono nato e perché – anche se sogno di diventare Giancarlo – dentro il cuore io sono Pino.

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