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Il migliore possibile

di Raul Montanari su Smemoranda 2004 - Che mondo

Cari colleghi, dopo 540 pagine e due cd rom dedicati alla ranocchia verde e alla sua colonizzazione dei canali dell'Oltrepò Pavese, consentitemi una sintesi finale in cui l'obiettività dello scienziato ceda il passo all'emotività!
Come abbiamo visto, gli individui di ranocchia verde (Rana esculenta) vivono insieme, creando comunità complesse. Più volte mi è venuto spontaneo paragonare la società delle ranocchie verdi alla società umana; l'ho fatto per spiegarmi meglio, e perché certe affinità sono innegabili. Ma voglio dedicare queste ultime righe dello studio che ha preso sei anni della mia vita a tracciare una linea di confine netta fra noi e loro, fra l'uomo e la ranocchia verde.
La società della Rana esculenta è fondata su una tale spietatezza da essere non solo repellente, ma anche poco funzionale. 
Il 5% delle ranocchie verdi detiene oltre i nove decimi delle risorse alimentari, e occupa aree ben definite e protette. Il restante 95% è ai limiti della sopravvivenza, e vive ai margini di queste aree, in zone aride, infestate da nemici naturali (rettili e uccelli, parassiti, trattori, automobili). L'indice di mortalità alla nascita, fra le popolazioni indigenti, è del 900% superiore a quello dei piccoli di ranocchia verde agiata. Non c'è solidarietà fra le ranocchie ricche e quelle povere: un cordone di polizia circonda le aree privilegiate e colpisce gli individui che cercano di penetrarvi, galleggiando sopra frammenti di legno o pezzi di gomma spesso carichi fino all'inverosimile di ranocchie denutrite e disperate.
La Rana esculenta è un animale bellicoso. I nuclei agiati combattono fra loro per mantenere i privilegi, quelli poveri lottano a volte per migliorare le proprie condizioni, altre volte senza un motivo apparente. Agenti provocatori delle aree opulente si infiltrano fra le popolazioni povere e sobillano conflitti locali, allo scopo di tenerle divise e sotto controllo.
L'organizzazione sociale, specie all'interno delle zone ricche, è ferocemente gerarchica. Piccole oligarchie dettano legge all'intera comunità. Non sono tollerate opposizioni: i ribelli vengono dati in pasto ai grossi lucci che dimorano negli stagni dell'Oltrepò. Gli individui anziani sono emarginati e abbandonati a se stessi. Lo stesso vale per i malati e i portatori di handicap. Escluse dal potere, le femmine di ranocchia verde appaiono destinate unicamente alla stimolazione sessuale dei maschi, e la grazia del loro canto, del loro modo di saltare, della forma delle zampe, le rende socialmente bene accette molto più di doti come abilità, memoria, capacità di distinguere i colori. 
La scarsa cura che le ranocchie verdi manifestano verso il proprio ecosistema è tanto grave da sembrare suicida. I rifiuti vengono abbandonati, o trasferiti dalle zone privilegiate a quelle depresse. Il risultato, già oggi, è un'alterazione della composizione chimica del terreno, un aumento delle emissioni di gas nocivi come l'ammoniaca, un inquinamento ambientale che provoca milioni di ranocchie morte all'anno.
Credo non ci sia altro da aggiungere.
Voi sapete, colleghi, che il rimprovero che più spesso si sente fare un ricercatore è quello di innamorarsi troppo dell'oggetto dei propri studi. Permettetemi di dire che questo non è il mio caso. Ho servito la scienza per sei anni, sul campo, nel senso letterale del termine; ma oggi, nel mettere la parola fine e congedarmi dal mondo acquitrinoso della Rana esculenta, provo la commozione del viaggiatore che torna a casa, dell'Homo sapiens che viene riabbracciato dai suoi simili, e respira a pieni polmoni un'aria migliore, rientrando nel seno di quella vasta e generosa società umana di cui siamo tutti figli!

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