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Vedo il mondo dall'alto e mi esalto

di Roberto Roversi su Smemoranda 2004 - Che mondo

incominciò la battaglia con
disastri di neve fiumi infuriati violenze di uomini in guerra
conficcate nelle mani del cielo le stelle esplodevano
rosse di vampe le notti sovrane
sciami di api sopra i fiori del melo impietrito
la luna vertiginosa parla alla terra l'induce a dormire
un sonno profondo e
Isabella ultima stella pescata stamani fra il caos
del cosmo che delira
il suo ondulare mi induce a sperare. non a morire.
dunque il mondo non è mai stanco di guardare – e di stupire.
sei agosto del quarantacinque
ventun luglio del sessantanove
quattro maggio del sessantasette
le fotografie delle orme dei piedi sulla luna
mentre A va e viene intorno al modulo da sbarco
il suolo lunare è come nevischio di piccole sfere vetrose
dietro c'è la storia infinita del cosmo.
le plus grand western de tous le temps.
liberatevi ovunque nello spazio immenso
come fu il sogno antico degli dei
gagarin glenn titov
vladimir komarov precipitato in fiamme
dalla sua orbita
è stato fino all'ultimo cosciente della sua fine e
fino all'ultimo ha comunicato per radio col cosmodròmo
"rotonda la terra si tende distende
dentro all'oscuro cuore del cielo e io
ho sotto i mari che non sono mari
e la rugosa bianca pelle della terra
invecchiata invecchiata eppure ancora bambina
così solitaria nella sua inquieta grandezza e
per me immobile
da contemplare".
poi i mari sono mari e sono profondi
la terra è acqua.
ci abitueremo alla luna come ci
siamo abituati agli aerei
l'uomo ormai può vivere dovunque.
il mare è nero nero 
la terra è rosata adagio
è verde come una sfiorata carezza di verde
la mano della natura cercando divaga nell'etere.
il modulo lunare galleggia nello spazio
venerdì quattordici aprile sessantuno ho visto
la divisione tra notte e giorno
ho osservato la terra diventare rotonda
e il cielo nero

mentre scendevo ho cantato

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