I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Un altro mondo è... necessario

di Vittorio Agnoletto su Smemoranda 2004 - Che mondo

Mi capita spesso, ripensando a insegnamenti ascoltati in altre epoche della mia vita, di non saper più distinguere il vero dal falso.
Quando ero bambino, durante la cena domenicale comparivano nel mio piatto i tanto detestati asparagi; prima ancora che io tentassi una, seppur minima, resistenza, la nonna, con faccia seria e con voce decisa, ripeteva: "Non si deve avanzare nulla, pensa alle tante persone che muoiono di fame". Io, allora, con grande attenzione, ripulivo il piatto mentre immaginavo bambini con la pelle nera che morivano di fame. 
Qualche anno dopo, durante un telegiornale, apparvero le immagini di altri bambini, la loro pelle era bianca e avevano un'enorme pancia, piena di cibo, dalla quale debordavano tutt'intorno rotoli di grasso. Il giornalista spiegava che erano diverse migliaia negli USA i bambini obesi che necessitavano di cure dimagranti; contemporaneamente sotto le immagini scorrevano delle parole: "Ogni cinque secondi un bambino muore di fame". 
Cominciai a chiedermi se non fosse più utile spostare qualche rotolino di grasso da una pancia all'altra piuttosto che sforzarmi di trangugiare gli asparagi. Con il computer tutto è più semplice, basta premere taglia e incolla. Chi mi sa dire dove sta il tasto da schiacciare per spostare i rotoli di grasso? 
Quando ero adolescente, durante una gita in montagna con gli scout, feci un disperato tentativo di prolungare una pausa prima di affrontare gli ultimi 1.500 metri di dislivello. Con aria da ispirato intellettuale, nascondendo il sudore e la fatica che usciva da ogni poro delle mie povere membra, chiesi a Roberto, il giovane capo, allora venticinquenne, che ci accompagnava: "Come ti comporti di fronte a un fatto importante del quale non capisci le ragioni?" Lo stratagemma funzionò, il suo ego era stato stimolato al punto giusto: "Di fronte a un fatto del quale ti sfuggono le ragioni devi sempre chiederti: ‘A chi serve?' Io - mi spiegava Roberto - mi sono posto questa domanda qualche anno fa, nel 1969, di fronte ai mass media e alla polizia che accusavano un gruppo di anarchici di essere i responsabili della Strage di piazza Fontana a Milano. ‘A chi serviva?' la mia risposta risultò, nel tempo, quella corretta: i responsabili erano da ricercarsi tra alcuni gruppi di estrema destra protetti e sostenuti da settori dei Servizi Segreti". Allora non vi prestai troppa attenzione, l'importante era riprendere fiato prima della salita. Ma oggi mi chiedo se il metodo suggerito da Roberto non possa essermi utile di fronte ai tanti fatti dei quali è difficile comprendere le ragioni: le tante guerre dimenticate in Africa, la guerra in Afghanistan, la crisi irachena... Continuo a domandarmi: "A chi serve? Chi ne trae vantaggio?" Non vi pare che sia un esercizio interessante? E che ogni tanto vi sia il rischio di azzeccare la risposta giusta?
Qualche anno fa, ormai medico, mentre lavoravo in giro per il mondo con la Lila, la Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS, imparai che l'obiettivo degli interventi umanitari e della prevenzione era quello di evitare il diffondersi di malattie gravi e mortali. Recentemente ho scoperto che la scienza progredisce con grande velocità e che in pochi anni ha scoperto due nuovi efficaci strumenti preventivi. Ora non solo esiste la guerra umanitaria: basta alternare il lancio di bombe con quello di qualche pacco di cibo, poi si sta a vedere, a chi tocca, tocca; ma esiste anche la guerra preventiva: basta scaricare, in solo quarantotto ore, su una popolazione qualche migliaio di bombe. Il risultato umanitario e preventivo è assicurato: si evita che quelle povere popolazioni possano, un giorno, morire di fame o di gravi malattie. Chi avvisa Zanichelli di aggiornare il suo dizionario?

Advertisement