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That's life

di Aldo, Giovanni e Giacomo su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Di sicuro ora so più lucidamente cos’è “l’odio”. L’ho capito nel momento in cui i miei soci Giovanni e Giacomo mi hanno detto:
“Guarda che l’articolo di Smemoranda quest’anno lo devi fare tu!”.
“Ma come?” ho detto io, “è una cosa di cui non mi sono mai occupato”.
“Appunto!!!” replicano i cornuti.
Ecco se vi dovessi descrivere i sintomi dell’odio come un paziente molto malato farebbe col proprio medico, presto fatto: calore nella parte occipitale (non so bene dove si trovi!) e forte arrossamento a entrambi i bulbi oculari, che danno una percezione ottica che deforma la linea della bocca a chiunque entra nel tuo campo visivo dandogli quella inequivocabile appartenenza (sorriso di sfida) alle facce da culo.
Li vorresti mettere a tacere (ma nessuno sta parlando!) con una bella frase di quelle intelligenti e appropriate, di grande acume, che lasciano le facce da culo a bocca aperta… ma lascio perdere, va’! In quanto alla parola “amore” sono andato a cercare nel mio dizionario personale, fatto a mano dai miei antenati nel corso di centinaia di anni, e ne ho dedotto che se la parola esiste dovrebbe stare tra Amonite e Amorfo, ma purtroppo o per fortuna non lo sapremo mai…

Comunque l’articolo è questo…

Avete mai provato a guardare il cielo in una notte di plenilunio? Affascinati da una persona che ti fa vedere il cielo con occhi nuovi e ti fa sentire partecipe di quel disegno e pensi “miiii come sono partecipe a ‘sto disegno”.
Poi tutto a un tratto vuoi esaudire una curiosità, che per anni era rimasta lì, e domandi:
“Scusa Frederick (perché così si chiamava e penso si chiami ancora), sai mi sono sempre domandato dov’era il Grande Carro”.
Lui mi guarda e mi dice:
”Davvero non lo sai?” 
“No, perché in questi anni non ho avuto tanto tempo”. 
Allora lui indica cinque stelle. Sperando di non aver capito bene gli domando: 
”Sei sicuro che quello è il Grande Carro?” 
E lui: “Sì” 
Tutta la vita a domandarmi qual è il Grande Carro e poi scopro che è quella minchiata. Mandai a fanculo Frederick ripetendo mentre mi allontanavo: “Quella grossa minchiata è il Grande Carro e l’Orsa Maggiore che sarà mai, un pentagono scaleno?”. Orgoglioso di me stesso per non aver perso tempo con le stelle nella mia vita, cercai di recuperare quel po’ di vita buttata a farmi venire la cervicale sedendomi davanti alla macchinetta del Poker.
That’s life.

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