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Odio l'amore solo se ama l'odio

di Alessandro Bergonzoni su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Odi et amo, che tradottto dal al, significa se ci senti ti amo (altrimenti fatti vedere da qualcuno pezzo di sordarello...). Questo è quello che ci racconta la storia, il resto invece lo decido io, adesso, cosa sento (amo) cosa non sento (non amo).
Non sopporto chi ti fa le corna in autostrada cioè scende dalla macchina e sta con tua moglie lì in mezzo al traffico; chi sputa dal treno in corsa col finestrino chiuso chi si ficca una conchiglia rotta nell’orecchio per sentire poi il rumore del male; non sopporto chi fa pipì su una gamba per sentirsi un equilibrista, chi cade dalle nuvole e poi ti entra in casa dal camino, chi tira i gatti chi incendia le suocere chi tortura le molecole chi mette le dita nel naso (degli altri). Non sopporto gli orsi glabri, i cani da guarda, che fissano il ladro e basta, chi inciampa su di uno scoiattolo e cade in letargo, chi uccide un daino per pulire la macchina, chi uccide un otorino per pulirsi le orecchie, chi si toglie delle curiosità poi ti mette dei dubbi chi crede solo nella propria volontà e non crede nella propria voluttà. Odio i chirurghi che arrivano ai ferri corti col paziente e non riescono ad operarli per pochi centimetri. Odio chi festeggia il raffreddore della sua donna a lume di candela, chi crede di avere la verità in tasca e gira nudo, i razzisti che ti spiegano i loro perché con calma, i taxisti con il tubo di scarico dentro l’abitacolo, chi sputa sul piatto dove mangio, i soldati che ti riempiono di schiaffi con la scusa di far parte della Manina militare, chi usa la spirale di violenza per non mettere in cinta tutta la città. Non posso vedere le donne che portano il reggi seno a chi non glielo ha mai chiesto, le contadine superbe che credono d’essere le più belle del letame, la regina Elisabetta, quelli che leggono le notizie e credono di essere giornalisti, le langhe, il vino delle langhe, la cucina come cultura, tutti quei mariti che credono che la moglie incinta se cade non rimbalza per la legge di gravidanza. Non mi divertono i postini che con le mani sui genitali quando sono davanti al mio cancello urlano “Paccooooo!” Non mi divertono gli imitatori che imitano gli imitati che si fanno imitare, gli anni Sessanta, Battisti, le marmellate della nonna, i nipoti della nonna, le enne la o e la a di nonna, chi non compra pantaloni a Bari perché son di un’altra foggia, chi costringe una persona che si chiama Alvaro ad andare all’inaugurazione di una nave, soltanto per poter dire un giorno “Sono andato al varo con Alvaro....” Non mi piace chi è vuoto dentro e non affitta, non mi piace chiedere chiedere ma sono contento se mi regalano regalano... Mi piace. E tante cose mi piacciono: pendere dalle labbra di una donna perché ho più possibilità di finirle dentro la scollatura, lavarmi i denti dopo mangiato ma trovo più divertente mentre mangio. Mi piace pensare che la vera carta igenica è quella che si rifiuta di fare il suo dovere, che dopo l’età della ragione per certe persone comincia l’età del torto, che certi uccellini piccoli piccoli anche se non si fanno seppellire, vivranno sempre con un becchino... Mi piacciono queste cose, così tanto perché sono cose e perché sono queste, diligo e prediligo, scelgo risco e preferisco, mi esalto esplodo e mi felicio quando dico ai miei figli che sono la luce dei miei occhi ma se non li chiudono di notte non dorme più nessuno. Amo addormentarmi di soprassalto, vedermi sorpassare dal mio istinto e sentirmi dire: “Allora... andiamo!?” Amo baciare una donna sulla bocca dello stomaco. Sono troppe le cose che adoro, come travestirmi da vongola andare a prendere i miei figli a scuola e sentir dire c’è tuo padre vestito da vongola che ti aspetta, poi il giorno dopo invece andare vestito normale e sentire i loro amici che dicono c’è una vongola vestita da tuo padre...”
Son fatto così, mi piace impelagarmi, non parlare mai di calcio, godo a farmi ipnotizzare da energie esagerate e impazienti, guidare guidare e guidare senza soluzione di continuità, scrivere scrivere scrivere, mentre guido senza soluzione di continuità. 
Odi o tamo?
Tamo.

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