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Premi straordinari

di Gialappa's band su Smemoranda 2011 - Beautiful day

Nella vita di ognuno, ma in particolare in quella di chi come noi lavora nel mondo dello spettacolo, il “beautiful day” per eccellenza è quello in cui si riceve un premio. O almeno dovrebbe esserlo…

In realtà se ripensiamo alle giornate in cui ci sono state consegnate onorificenze di qualche tipo, raramente le cose sono andate esattamente come avremmo voluto.

Ricordiamo bene, ad esempio, il giorno del nostro primo premio televisivo: il cosiddetto “Oscar Regia TV”. La premiazione avveniva a Milazzo e noi quindi ci trasferimmo in Sicilia in aereo. Venivamo da una stagione di grandi soddisfazioni nella quale avevamo commentato i mondiali di Italia ’90 e poi dato vita alla prima edizione di Mai dire Gol, e sentivamo di avere ormai raggiunto una discreta popolarità. All’aeroporto di Catania ci venne a prendere un autista, un giovane ragazzo che mostrava sorridente e quasi orgoglioso il suo cartello con la scritta “Gialappa’s Band”; fu molto gentile e affettuoso e noi lo prendemmo subito in simpatia, trattandolo come se ci conoscessimo da sempre. Fino al momento in cui ci portò davanti al nastro che consegna i bagagli. “Cosa devi ritirare: i parrucchini di Pippo Baudo?” gli domandammo in un clima di intima e amichevole euforia; e lui ci rispose, gelandoci: “I vostri strumenti… non siete una band? Anzi, a proposito, che genere di musica suonate di preciso: a me piace molto Franco Simone! Ma anche Amedeo Minghi non è male…”.

Ma il massimo fu quando, due stagioni dopo, vincemmo il nostro primo Telegatto. Per arrivare al Teatro, quell’anno non protetto a dovere dalle transenne, l’autista dovette passare attraverso ali di folla che bloccavano ogni auto per capire chi fosse a bordo; solo che, ovviamente, nessuno ci riconobbe. Perciò procedemmo molto lentamente, in mezzo a orde di curiosi che iniziarono a chiederci sempre più insistentemente: “Diteci chi siete! Diteci chi siete! Se non ci dite chi siete sfasciamo la macchina!”. Il povero taxista, disperato, ci pregò di provare a spiegare chi eravamo agli scalmanati, ma nessuno di noi ebbe il coraggio di aprire il finestrino (anche perché temevamo che dire: “Siamo la Gialappa’s Band!” avrebbe solo portato i facinorosi a risponderci: “La Gialappa’s che?!?”, e a distruggere il taxi). Per fortuna però uno degli “assalitori” ebbe un fremito ed esclamò a gran voce: “Ah, ho capito chi sono: i Tazenda!” e grazie a questo inspiegabile equivoco ci lasciarono passare, ed evitammo il linciaggio.

Però il pubblico in sala era decisamente diverso da quello a cui si rivolgono normalmente le nostre trasmissioni, e perciò anche lì si creò un gravissimo equivoco. Uno di noi, infatti, esordì dicendo: “Beh, sapevamo di aver fatto un brutto programma, ma sinceramente non ci sembrava così brutto da meritare un Telegatto!...”, e il pubblico scoppiò a ridere, come se fosse stata una bellissima battuta.

Ma non lo era affatto: era semplicemente la verità…

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