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Chi ha ragione?

di Andrea Pezzi su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Odiare e amare al tempo stesso. Credo sia abbastanza comune. La questione, se uno vuole essere preciso, sta nella definizione che diamo alle parole, odio e amore.
Facciamo un gioco, provo a darne due possibili visioni.

Prima. L'amore è possibile solo a chi capisce il senso della vita, perché nasce come esigenza naturale una volta raggiunta la sovrabbondanza esistenziale. L'amore dunque non è, in questo senso, emozione, spasmo dell'anima... ma grandiosamente e solo un gesto di saggezza. Ogni aberrazione poetico romantica ne sarebbe solo l'ombra, sarebbe solo la traduzione, l'abbassamento di questo grande momento dell'anima, a infantilismi di varia natura. L'odio, dunque, sarebbe un sentimento possibile solo agli infantili, a quelli che non sono riusciti nel gioco della vita. La natura ricrea se stessa ogni istante, e questo è amore. Nulla della vita odia, solo se non si è "vita", nasce la rabbia. Gli animali sono oggetto dell'amore di chi li ha creati, e non sono liberi di sottrarsi alla loro perfezione. L'uomo soffre e odia perché, potendo scegliere, sceglie male.

Seconda. Amore è... beh in questo versante non credo ci sia bisogno di dire nulla. Amore è quello che dell'amore conosci, è quello di cui son fatte le poesie e le canzoni... è tutto quello che appena detto è subito troppo piccolo, per contenere se stesso.
Credo che Catullo fosse concentrato in una visione più simile alla seconda.
Alla fine è una questione di scelta: che senso hanno le parole Odio e Amore per te?
Io ho provato dolore e gioia che non so spiegare, ma sempre ho notato che ero solo. Intendo dire che ogni qualvolta ho provato sentimenti di odio o amore per qualcuno, questo era un estraneo. Obbiettivamente devo riconoscere che ho sempre amato una parte di me che proiettavo in lei, e odiavo puntualmente allo stesso modo. Anche nel sesso, gridando "...Mio Dio!" nel momento dell'amplesso, non posso negare a me stesso la sincera verità: lei era solo un mezzo per raggiungere qualcosa la cui grandezza ancora oggi fatico a contenere.
Amare l'altro, è sempre stata una esigenza interiore che nasceva dal bisogno di essere a mia volta amato. Mi abbeveravo di quei "anch' io ti amo", come fossero la prova della mia esistenza. Innalzavo il sentimento dell'odio, fino a farlo diventare dramma da spettacolarizzare, fino al parossismo.
Poi ho cominciato a capire cose che mi hanno dato una serena e lucida visione di alcuni dettagli non irrilevanti. Se quello che provavo nasceva dai presupposti sopra esposti, era sbagliato il mio modo di vedere gli altri. Tutti fanno quello che possono per essere amati, e nessuno cambia se stesso in base all'odio di qualcuno, anzi si rinforza proprio nel punto di contrasto.
La miseria degli uomini che non hanno la verità della loro vita è grande. Uscire da quel recinto di finzione è l'unico sentimento di amore che riesco a provare. Capire chi sono e come sono. Amarmi per imparare a ridere di chi odia e per provare tenerezza per chi cerca, maldestro, se stesso negli altri attraverso l'amore.
Ma soprattutto, amarmi per imparare finalmente ad amare.
So che scrivere questo, in un diario di scuola, può sembrare fuori luogo.
Quando avevo 16 anni scrissi sul mio: "Se amare è un'arte, io sono Giotto". Bella cazzata.
Dovrebbe imbarazzarmi sputtanarmi in questo modo, ma in realtà provo tenerezza. Da piccolo ti senti portato, devoto al sesso e all'amore. Solo dopo capisci che, come per tutte le cose grandi, ci vuole tempo per capirle. L'unico motivo per cui ne parlavo, o per cui scopavo, era perché lo facevano tutti. Ma giuro: non ci capivo un cazzo. Solo una gran confusione. Mi perdevo in emozioni straordinarie. Poi, guardando la fine che facevano gli adulti che prima di me si erano affogati in quella stessa confusione, mi rendevo conto che forse non era vero quello che dicevano tutti. Se l'amore fosse un istinto "per tutti", il mondo sarebbe pieno di persone che amano, felici e beate. Invece pare abbastanza ovvio che l'ambivalenza delle passioni sia solo una terribile illusione ottica.
Può essere vero amore ciò che condivide le radici con il suo contrario (l'odio)?
Solo chi sa odiare, sa amare?
Chi ha ragione?
Chi ha sentimento?
Chi ha se stesso?
Con amore,
Andrea

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