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A due voci

di David Riondino - Dario Vergassola su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Mi piace la fisarmonica. Il suo respiro sonoro, l’argento che scivola dal suo mantello nero, l’evocazione di pampa il magico tango, il pelo lucido del cavallo sotto la luna. 

La fisa mi fa cagare. Mi ricorda troppo le balere dove i miei genitori mi portavano da piccolo. Anziani musicisti col riporto, spingevano sui tasti unti di madreperla. Lo sfiato mi ricordava un asmatico che rantolava sulla tromba delle scale. 

Mi piace il mare all’alba. La distesa immobile, infinita. Espandersi oltre ogni limite. Quello che non siamo e che possiamo essere solo nella visione. Le mille vite che diventiamo, rigenerandoci. Le stupefacenti forme degli esseri sottomarini. 

Quando guardo il mare mi viene un colpo. Pensare che sotto lo strato dell’acqua migliaia di specie animali si inseguono, si mordono, si straziano. L’umidità dell’alba è appiccicosa e lo spuntare del sole mi ricorda quando mi alzavo per andare a scaricare al mercato. 

Mi piacciono le razze che si mischiano. Le mille storie degli uomini e delle donne di colore, che profumano di lontananza. I capannelli di stranieri nelle piazze, bazar di fantasie luminose, trame di lingue melodiose, storie di polvere di deserto. Mi riportano a reincarnazioni precedenti. Io, straniero… 

Quando vedo quattro negri cambio strada. Sicuramente sono spacciatori. Vengono a casa nostra per portarci via il lavoro. Non imparano la nostra lingua e mangiano cose dolciastre e disgustose. Cambio strada e, a volte, corro. 

Mi piace il lavoro. La mano che piega il ferro, il minerale che interroga l’intelligenza del bipede, che affronta con la compassione del Dio l’agilità della mente dell’uomo, il ferro che risplende in forma nuova, diventa spada e diadema, il legno che diventa scalmo (scalmo?). Sì. 

Odio lavorare in fabbrica. La saldatura mi provoca problemi agli occhi. Anche le schegge dello smeriglio non sono molto simpatiche. Se fossi furbo avrei già mandato tutti a fare in culo. Lavorare è una bella rottura di coglioni. 

Mi piace Berlusconi. Il suo modo inedito di coniugare potere personale e regole del vivere civile. La sua grazia nell’affrontare problemi spinosi, il suo modo allegro di sdrammatizzare le tensioni. Il suo modo di alleggerire in un sorriso le cose importanti che il duro compito che si è scelto lo costringe a dire. 

In questo ti do ragione. Anche secondo me spara un sacco di cazzate.

*Scritto con Dario Vergassola

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