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Il senatore e l’educazione dei figli - Un decalogo d’oro per accendere e far crescere i figli in maniera educatamente “educata”

di Antonio Albanese su Smemoranda 2008 - On/Off

A chiunque, qualunque e chicchessia spessatamente e qualunquemente da più parti mi si chiede se nel mio programma elettorale permanente c’è qualcosa che riguarda l’educazione dei giovani, cazzu iu!
Affettivamente non ci avevo pensato, eppuramente però, a ben guardare, qualcosa c’è.
Io mi vanto di aver educato mio figghiu Melo con le più moderne tecniche pedagogiche ed educative. Certo, uno schiaffo ogni due o tre minuti lo ha aiutato a comprendere chi cazzo comanda e gli ha insegnato a parlare solo quando è interrogato, ma io ho sempre pensato che un buon rapporto tra padre e figlio non può basarsi esclusivamente su schiaffi o sputi, ma servono pure legnate e caciazzi into culu.
Ad esempio mi ricordo che una volta sul traghetto per Messina, mentre passava un aliscafo, Meluzzu mi ha chiesto: “Papà, papà, cos’è quello?”. “Fatti i cazzi toi” gli ho risposto. L’educazione dev’essere rigida senza tralasciare le occasioni per far accrescere la cultura, ma bisogna fermare la curiosità, perché la curiosità è femmina e su un uomo non sta bene.
Mi ricordo pure che ogni volta che, cadendo, si faceva male e io lo riempivo di mazzate, comunquemente gliel’ho spiegato a Melo: “Se ti dò uno schiaffo è per il tuo bene, se non capisci il motivo, la colpa è tua che sei scemo, perciò, quando ti riempio di mazzate, ringraziami sennò ti picchio”.
A Melo ho dato frequentemente e volenterosamente e spregiudicatamente lezioni di guida, ma solo quando ha compiuto gli 11 anni; a 12 l’ho portato al poligono a sparare, a puttane a 14. Insomma un’educazione attenta e accurata, ogni cosa al suo tempo.
Momentaneamente e adessamente mi viene a mente che una volta Melo mi ha fatto una domanda difficile sulla scuola: “Papà, ma se uno non mi fa copiare a scuola, che devo fare?”. Confesso che ci ho pensato un attimo, poi gli ho detto: “Se uno non ti fa copiare i compiti a scuola è un infame, meglio punirlo subito, per il suo bene. Incendiare la macchina a un insegnante che ti dimostra scarsa stima può essere un buon modo per farsi conoscere”. Poi ho continuato con i soliti rudimenti di educazione civica: “Va bene il motorino, ma non mettere mai il casco, potrebbero pensare che sei timido. Ti devi fare rispettare, si comincia dando la precedenza a un incrocio e finisci che ti prendono pe’ ricchiuni. Non guidare mai contromano se hai bevuto. L’unico sport è il calcio, gli altri sono sport omosessuali”.
Insomma, cari amici, posso dire di aver agito per il meglio e i risultati un po’ si vedono: Melo, ogni giorno che passa, mi somiglia sempre di più. Anche lui ha i miei stessi sogni e le mie stesse ambizioni, anche lui ha a cuore i miei obiettivi, anche lui desidera un mondo in cui proliferino femmine e benessere, dove il cemento sia il collante che unisce la società civile, un mondo dove possa arrivare più pilu pe’ tutti.
Fedelmente e sempremente,

Liberamente tratto da
Cchiù pilu pe’ tutti, Einaudi
Cetto Laqualunque

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