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Il migrofono anglosasso

di Checco Zalone su Smemoranda 2008 - On/Off

“Esci la voce” gridarono il pubblico inferociti.
Era la prima volta che andavo a cantare alla sacra del polpo. Finalmente di fronte a pubblico veri, di persone in carne e di persone in ossa. Quanto avevo aspettato quel momento, era li che a dodicianni avevo visto per la prima volta il mio mito Donato Iacovello, con la sua it Gente cattivi (canzone impegnata contro li abbusi delle forze degli ordini). Era lì che la musica mi aveva scippato il quore.
Era lì che dovevo uscire il più meglio di me e invece non uscì manko la voce!
Ricordo quel momento imbarazzevole come se sarebbe successo ieri.
Se non uscivo voce in tempo quelli erano pronti a sbattermi sui scogli proprio come un polpo.
Il bassista Antonio, il chitarrista Tonio e il batterista Tonino mi guardarono con le borse sotto gli occhi piene di sgomentezza.
Ma nessuno di entrambi i tre aveva capito qual’era il problema: nollo sapevo accenderlo quel maledetto migrofono inglese.
Il pezzo era partito già da un pezzo e mi sentivo a pezzo.
“Esci la voce” continuavano a gridare il pubblico inferociti e rossi di incazzatura.
Il tecnico del suono seduto al mix gridava con squarciagola: “Accendi il microfono Chigghion!!!” come se non lo saprei che stava spento quel maledetto microfono anglosasso!
Il problema era accenderlo.
“On o Off, Off o On? Questo è il problema” Come disse Omero nell’Odissea. E io come Caronte mi sentivo traghettato in un mare di merda. Come uscire da questo dubbio amleto? Tutto il pubblico avevano i polpi puntati contro di me, se non avrei uscito la voce i loro tentaconi sarebbero entrati in me come fiocine dentro i pesci spadi… mi sentivo come un padre di dj Francesco… solo che lui il migrofono ce lo aveva acceso (per sua sfortuna, ma soprattutto x la nostra)…
Quanto volevo l’aiuto del pubblico in quel momento. Jerry ma dove sei? Pensai tra me e me stesso.
“L’accendiamo?” era proprio il caso di dirlo.
Ma non era meglio quando c’era luiii!!! Il Ducs. Mia nonna mi diceva sempre che quando c’era il Ducs non si potevano usare le parole anglosasse. Poi certo l’olio di richino, la accensura, le legge lazziali, il caffè di cicorie, i denti d’oro regalati, le guerre perse, le campanie di Russia, i lazionamenti delle cibarie, l’assenza di pane. Ma se c’era lui gol si diceva rete, wik end era sabato e domenica, le ciuwingam erano ciccigomme e sul quel cazzo di migrofono c’era scritto acc e spegn!
Ma purtroppo il ventennio è finito da tre almeno tre ventenni e io mi trovavo nella merda.
Quanta gavella per arrivare fino lì, quanto sacrifici per arrivare a cantare alla sacra e tutto stava andando a rotoloni per un a parolina :“On o Off?”.
Allora una voce dentro di me mi disse a senza remone “Buttiti, Provici, Tentici, Azzardi una scelta a Cazzo. Che c’hai da derperci?”.
In fondo se spingerei il tasto giusto tanto di guadagno, se quello sbagliato continuerei ad affogare nella solita merda. Qunti!
Off spingei: i polpi si avvicinavano, la marea saliva.
On spingei. E proprio mentre che la base si spegneva, mentre che il bassista staccava il jack tutto scoglionato dall’implificatore tutti sentirono la mia voce poderosa.
Ma ormai i musicisti erano smessi di suonare, la canzone era finita e io avevo solo il tempo di dirci “Grazie di Cuore” giusto in tempo, prima che i polpi mi sepellessero vivo.
Morale: caro studente, tu che stai leggendo la mia storia mentre che la professoressa di inclese ti sta imparando il verbo essere e a te non te ne freca niente.
Ascoltimi a me: se non vuoi incappare in un empalss come me, c’è solo una strada “Studi, studi studi l’inclese”.
Perché io pensando che sarebbe utile solo litaliano mi ho limitato di studiare quello.
Ma oggi, con il seno di poi, mi mangio le mane!

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