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PopOFF

di Geppi Cucciari su Smemoranda 2008 - On/Off

Onestamente è un paio d’anni che non so cosa scrivere nella carta d’identità alla voce professione.”Inseguitrice dei miei sogni fanciulleschi” potrebbe essere la più vicina alla realtà.
Una foto testimonia la mia prima esibizione.
Ero una bambina. Una bambina grassa. Tra l’altro mia madre mi pettinava con la riga in mezzo, e posso personalmente garantire che una bambina grassa con la riga in mezzo…soffre.
Cosi pettinata il secondo anno della scuola materna, frequentata rigorosamente presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, avrei dovuto chiudere lo spettacolo di fine anno per i genitori con un numero a cavallo tra l’agghiacciante e l’inquietante.
Dovevo salire sul palco, e immergere la faccia preventivamente bagnata all’uopo, dentro la base della confezione in polistirolo della ormai tristemente fuori commercio torta Desirèè dell’ Algida riempita di farina ed andare alla ricerca di una caramella all’anice nascosta lì dentro, e deliziare gli astanti col simpatico effetto faccia impanata di farina una volta risollevatami.
Avevo 5 anni e li per lì una volta assegnatami la parte non mi sono immediatamente opposta.
Ma una volta sul palco con davanti tutta quella gente ho capito la differenza tra il ridere con una persona e ridere di una persona. E ho scelto. Sono stata lì. Ho guardato tutti, e precorrendo le parole del nostro ex presidente Oscar Luigi Scalfaro ho pensato“No, io non ci sto…”. Non avrebbero riso di me.E non l’ho fatto, non ho immerso la mia faccia nella farina. Avrei dovuto far divertire il bel pubblico, e invece l’ho lasciato con l’amaro in bocca e attonito.
L’anno dopo le suore hanno dunque propeso per affibbiarmi un ruolo più drammatico, valutando che fosse più nelle mie corde, ed ho dunque dato vita a un’indimenticata interpretazione dell’amica di Bernadette alle prese con le sue visioni a Lourdes. Naturalmente con le suore dare vita a un testo più corrosivo era da escludere. Avevo una sola battuta, solenne ed enfatica: ”Bernadette, c’è la Madonna?”. Ma quando fu il mio momento non ebbi di meglio da dire che un plateale “Madonna, c’è Bernadette!”, battuta questa che anche riletta a voce alta, potete notare come assuma un significato un po’diverso rispetto al testo originario. Ci mancava solo un “Porca paletta” alla fine. Risate generali, dove non erano affatto previste perché il momento dell’apparizione Mariana doveva essere molto topico.
Insomma, l’inclinazione all’allineamento tra testo e interpretazione era in me problematica. Metafora poi tenuta in molti frangenti della mia vita. Ridevo quando non si doveva, piangevo quando si doveva ridere.
Allora ho scelto.Ho scelto di provare a far ridere con metodo.Con cura. Con raziocinio e non involontariamente.
Dopo tanti anni di lotte intestine tra i miei desideri, la mia coscienza, quel senso di colpa assolutamente democristiano che mi portavo appresso e che mi portava a voler far felice i miei e non me; dopo anni nei quali mi sono orientata, e disorientata, tra atenei sardi e non, sono finalmente da adulta salita su un palco.
A Milano. Scaldasole, storico laboratorio comico sperimentale. Davanti a me un pubblico che voleva ridere. Dopo tre minuti che ero lì sopra ho dimenticato il testo. È stato un momento abbastanza intenso... Un comico esperto attinge al repertorio e porta a casa il risultato. Ma io non avevo repertorio a cui attingere. Anzi, non avevo repertorio affatto, questo era il punto. E nella mia mente poco abitata ho faticato a trovare un sostegno.
A distanza di qualche anno posso ormai dire di aver archiviato l’incidente avvenuto nella grotta di Lourdes, ma ho decisamente fatto più fatica a metabolizzare l’amnesia di quel giorno e tuttora uno dei miei timori più grandi è rimasto dimenticare ciò che devo dire sul palco.
Ma non sono stata l’unica ad avere difficoltà e riuscire a vedere che qualche volta i sogni si possono vedere da dentro, perchè come diceva qualcuno il destino è una porta che sia apre dall’interno. E continuo a spingere.
Come qualcuno prima di me, che era stato preso in giro nella steppa sconfinata a quaranta sotto zero, perché affondava non nella farina ma nella neve e non riusciva ad avanzare, un cosacco schernito più d’una volta, ma che fu l’unico ad arrivare a destinazione. Rotolando sulla pancia perdipiù.
Anche io voglio avere ogni giorno un fiume da attraversare e un posto dove andare.
Voglio essere come lui.Voglio essere come PopOFF.

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