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Odio la guerra

di Gino Strada su Smemoranda 2003 - Odi et amo

A scuola si va per imparare, per conoscere, per educarsi. L’educazione alla pace dovrebbe diventare materia obbligatoria in ogni scuola. Oggi, gli alunni della scuola sono arrivati tutti nell’arco di un’ora, chi sdraiato sui sedili posteriori di taxi gialli sgangherati, chi su un autobus requisito. Ventitré bambini, tra i dieci e i dodici anni, tutta la classe.

Odio la guerra.
Perché è la cosa più sporca e crudele prodotta da una specie che arrogantemente si autodefiniscehomo sapiens.
Ma che cosa c’è di sapiente nell’uccidere, nel mutilare, nel distruggere tutto?
I signori della guerra, e i loro portavoce, ci hanno raccontato bugie per mesi, una dietro l’altra, per nascondere la verità.

"L’Afghanistan liberato dai Talebani": chi aveva aiutato i Talebani ad occupare l’Afghanistan?"Conosciamo il rifugio di Osama: è circondato": circondato lo sarà anche, ma dov’è? "Assalto finale alla roccaforte di Mullah Omar": è ancora in corso? "Nella Kabul liberata le donne gettano il burqa": sono stato sfigato, me le sono perse tutte.

La bella favola della guerra: come è bella la guerra, come fa bene la guerra.
Ci stanno mentendo su tutto, sulle ragioni della guerra, sulla realtà della guerra.
"Guerra al terrorismo":
 valorosi combattenti, premendo un pulsante a trentacinquemila piedi di altezza, hanno sganciato bombe da sette tonnellate sui villaggi. Hanno sconfitto il terrorismo? No, hanno ucciso esseri umani, perlopiù contadini e pastori con le loro famiglie, spesso polverizzati insieme con le loro case.
Ce l’hanno raccontato tutto questo, ce l’hanno fatto vedere in televisione? No.
Le operazioni militari hanno ucciso migliaia di civili in Afghanistan.
Quanti?
Le loro vite sembrano valere talmente poco, che quasi nessuno si è preoccupato di contarli. Già è molto se qualcuno li ha seppelliti. Un giornalista americano ne ha documentati tremilaottocento, ancora due mesi fa. Cinquemila civili morti in Afghanistan è probabilmente una cifra veritiera.
Cinquemila esseri umani uccisi, che non hanno reso alcuna giustizia alle tremila vite stroncate dal terrore a New York, hanno solo ingrossato le fila dei milioni di civili morti per la guerra, nell’epoca che chiamiamo il dopoguerra.
Non hanno avuto, le vittime afgane, il privilegio di "morire da protagoniste", il mondo non le ha piante, non un capo di Stato ha deposto una corona, né c’è stata alcuna veglia.
È un altro crimine atroce, che il mondo non abbia pianto anche per loro. Il mondo — la pomposa e roboante "comunità internazionale" - non ha ancora capito che una vita umana è uguale a un’altra, che un pompiere di New York non è diverso da chi cerca di estrarre i corpi dai villaggi afgani bombardati.
Il mondo che si commuove e si indigna a senso unico - rispettoso e servile con i ricchi e i potenti, indifferente e sprezzante verso i più diseredati - non ha speso una parola per quelle cinquemila vittime, neppure da morti sono stati rispettati.
Nessuno ha detto "basta!", smettiamo di uccidere, di massacrarci a vicenda per danaro o per potere, per dio o per la patria, basta: non ammazzare.
No, a meno di un mese dal massacro di New York ne è stato provocato un altro: chi ha provocato l’uno e chi l’altro, è del tutto indifferente per gli ottomila cadaveri, molti senza volto e senza nome. Loro sono morti: questa è la verità della guerra, il solo contenuto della guerra.
Il resto, chi vince e chi perde e chi sarà al governo e che alleanze avrà, è solo uno sporco intrigo che interessa politici e finanzieri, multinazionali del petrolio, degli armamenti e del narcotraffico. Oltre, beninteso, a terroristi vari, che abbiano il turbante o il doppiopetto.
Uno solo degli alunni manca all’appello e non se ne conosce neppure il nome. Non ha potuto viaggiare con i compagni perché è stato fatto a pezzi dal razzo esploso nella scuola di Sirobi, sulla strada tra Kabul e Jalalabad.
I ventitre compagni feriti, quattro o cinque in modo lieve, sono tutti nell’ospedale di EMERGENCY a Kabul, una classe in ospedale.
Due sale operatorie funzionano senza sosta per ventiquattro ore, ad aggiustare gli intestini degli alunni sforacchiati dalle schegge metalliche della "civiltà".
Odio la guerra, perché in guerra i bambini vengono uccisi anche a scuola.

Kabul, marzo 2002.

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