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Sempre Bronchenolo

di Leonardo Manera su Smemoranda 2008 - On/Off

Essere attivi non è più una scelta, è una realtà. L’interruttore della vita è sempre acceso, quando riposa il corpo la mente è sempre in movimento e gli occhi rossi, più che indicare un problema oftalmico, sono una specie di spia, una specie di led rosso acceso dentro al cervello. Sempre ON. L’unico modo per staccare la spina è rompersi un braccio, una costola, passare qualche giorno in ospedale, che ha ritmi e tempi diversi. L’ospedale è l’unico tipo di vita “altra” in cui possiamo imbatterci, quando capita. Essere in ospedale ti fa essere per forza OFF, da tutti i punti di vista.
In ospedale alle sei di mattina gli inservienti ti buttano giù dal letto e spalancano le finestre, anche se è dicembre, anche se tu hai solo il pigiama, anche se hai la broncopolmonite, e puliscono tutto con un detersivo più corrosivo della soda caustica, infatti c’è un reparto segreto che cura solo le vittime delle pulizie.
Alle sette ti portano la colazione, e tu puoi scegliere: caffè, latte o tè, non importa, perché ha sempre tutto lo stesso sapore, infatti è sempre sciroppo Bronchenolo, solo colorato in modo diverso.
Alle nove arrivano i medici per la visita, e tu vorresti un rapporto umano col tuo medico, invece lui guarda solo la tua cartella clinica, più di quanto guardi te. Invece tu vorresti che lui ti tenesse la mano, vorresti una lezione di medicina, vorresti chiamarlo “mario”, il diminutivo di primario… Lui invece arriva, guarda la tua cartella clinica, poi ti dà un antibiotico e un antidolorifico. Poi, se continui a lamentarti, ti opera.
Alle dodici e alle sei di pomeriggio si mangia, ed è il trionfo del semolino, la rivincita del semolino su tutti gli altri alimenti. Il semolino, che nel resto della comunità culinaria ormai si è estinto, nelle cucine degli ospedali si prende la sua rivincita e diventa più importante dell’aragosta. Il semolino non sa di niente, non suscita nessuna emozione. È neutro, infatti i primi giorni che si è in ospedale non si riesce ad espellerlo, perché lo stomaco tiene il semolino sotto osservazione, per cercare di capire cos’è… il semolino passa attraverso lo stomaco senza suscitare l’interesse di nessun enzima, scorre silenzioso in mezzo ai succhi gastrici che lo ignorano. Il semolino esiste, ma non sa di niente. Il semolino è Flavia Vento, solo un po’ più espressivo.
Poi, alle sette di sera, in ospedale si blocca tutto, alle sette e mezza ti danno la buonanotte, alle otto si spengono le luci, alle nove arrivano le infermiere del turno di notte… È il tuo momento erotico. Ti ecciti quando senti arrivare le infermiere col rumore dei loro zoccoli, e non perché siano particolarmente belle, ma perché dopo un po’ di giorni passati in ospedale in un reparto di soli uomini ti ecciteresti anche se vestita da infermiere arrivasse Giampiero Mughini. Tu perciò continui a chiamarla, la tua infermiera. Lei arriva, guarda la tua cartella clinica, poi ti dà un antibiotico e un antidolorifico. E, se continui a lamentarti, ti opera. Ti opera lei, l’infermiera.
Allora capisci che è arrivato il momento di uscire, di tornare a essere ON. Però, comunque, un po’ di OFF ti ha fatto bene. E torni ad apprezzare tutto quello che c’è fuori, anche lo smog, il traffico, la Macarena, il Festival di Sanremo e il buco nell’ozono.

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