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Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Catullus 84 a. C.

di Lia Celi su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Caro Catullus ’84, la tua lettera mi ha colpito. In tanti anni che mi occupo di posta del cuore ne ho trovati di pseudonimi ridicoli, ma il tuo li batte tutti. Prima di esaminare il tuo caso, però, devo chiarire il mistero della tua età. È quello scarabocchio vicino all’ 84 che mi mette in imbarazzo. O sei il solito liceale diciannovenne sfigato che spasima per una prof di latino con le iniziali A. C., o sei nato nell’84 avanti Cristo, hai fatto le elementari con Cicerone e Sofia Loren e sei diventato miliardario dopo aver brevettato i tuoi geni per poi venderli a una multinazionale del farmaco. Escluderei la prima ipotesi, visto che in genere le prof di latino sono attraenti come una colica renale; fra l’altro io sconsiglio sempre le love-story con gli insegnanti, guadagnano così poco che a San Valentino l’unica cosa che possono regalarti è una sufficienza in pagella. Veniamo al sodo. Così, a duemilaottantasette anni suonati, hai scoperto l’amore-odio? Ti è andata bene, Catullus: mio zio ha duemila anni meno di te, e ha scoperto solo l’artrosi. Ma il tuo problema è un altro: scrivi che ami e odi, però non sai perché. Altro che incertezza amorosa, è un vuoto di memoria. Cose che succedono, quando ci si innamora in età avanzata: il cuore ha sempre vent’anni, i neuroni no. Niente paura, è semplice ricostruire l’antefatto: la dama del tuo cuore ti ha fatto una carognata, eppure continui a starle dietro. 
Forse le vostre incomprensioni derivano dalla tua ostinazione nel corteggiarla in latino, mentre lei ha fatto ragioneria e crede che la consecutio temporum sia il meteo del Vaticano. Non tormentarti, lascia perdere il dizionario Castiglioni-Mariotti e, se proprio vuoi incantarla con un po’ di sabor latino, iscriviti al corso di salsa e merengue. Scrivimi ancora. 
La tua amica Donna Delizia.

Lesbia mi dicit semper male nec tacet umquam de me. Lesbia me dispeream nisi amat… Catullus ’84 a. C.
Caro Catullus ’84 mi stai prendendo in giro? Sfido che parla male di te. Cosa dovrebbe fare una donna quando si sente dare della Lesbia dal primo venuto? Io al suo posto avrei già messo in mezzo gli avvocati. 
Tutti uguali, voi uomini: se una non ci sta subito, dev’essere per forza un po’ Lesbia. È ora che qualcuno te lo dica: oggigiorno non sono molte le ragazze che hanno come ideale maschile uno zombie appiccicoso che straparla come il dottor Azzeccagarbugli. Ma può darsi che tu non volessi offenderla: i soliti vezzeggiativi tipo “gattina” e “puccipucci” non ti sembravano abbastanza originali, magari lei è un tipo un po’ androgino, capelli corti e zero trucco, e hai voluto strafare. Ma perché prima non mi hai chiesto un parere? Donna Letizia è un’autorità nel ramo soprannomi amorosi. Anni fa mi scrissero due dongiovanni snob, una tale Dante e un certo Petrarca, afflitti dallo stesso problema: erano innamorati di due signorine affascinanti, ma quei nomi, Eustorgia e Cristobalda, facevano venire il latte alle ginocchia. Io suggerii loro di ribattezzarle in modo più chic, ad esempio Laura e Beatrice, e pare abbia funzionato. Dammi retta, Catullus, rimangiati Lesbia e prova con Megan: le si addolcirà sicuramente. Naturalmente, queste consulenze personali ti costeranno qualcosa. Ho già provveduto a inviarti fatture e coordinate bancarie per il pagamento. 
La tua amica Donna Delizia.

Tu, quod promisti mihi quod mentire, inimica’s: quod nec das et fers, turpe facis facinus. Fraudando officium est plus quam meretricis avarae. Catullus ’84 a. C.
Bugiarda, imbrogliona, donnaccia, avara, a me, a Donna Letizia? Io non ti avevo promesso niente, caro mio. Ti avevo dato un consiglio, e i consigli di una professionista si pagano, mica posso occuparmi gratis di tutti i duemilaottantasettenni che corrono dietro alle sottane. Se la tua donna continua a sbatterti la porta in faccia, onestamente non possso biasimarla, specialmente se anche lei è al corrente di quanto ho scoperto io in seguito a una piccola indagine sul tuo conto. Il tuo nome per esteso è Gaius Valerius Catullus e sei un poetastro veronese, ex portaborse di un pezzo grosso, che passa il suo tempo nelle peggiori taverne romane in compagnie equivoche, un fallito che non ha niente di meglio da fare che molestare le signore per bene. Oltretutto, sei pagano, e non puoi nemmeno sposarti in chiesa. Ma visto che ho un cuore grande così, l’ultimo consiglio te lo regalo: miser Catulle, desinas ineptire, et quod vides perisse perditum ducas. Traduzione: dacci un taglio. 
La tua amica Donna Delizia

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