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La prima volta è stata una fuga

di Marco Paolini su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Vorrei parlare del viaggiare da soli.
Ho incominciato prima di avere la patente.
La prima volta è stata una fuga.
A capodanno, al momento del bacio di mezzanotte Maria di Trieste mi dice allegramente “basta! anno nuovo, fidanzato nuovo”. 
Forse lo ha fatto perché era davvero stufa, forse aveva già un altro, forse perché a mezzanotte si esprime un desiderio e non ero io. Allora ci son rimasto male, non son riuscito a prenderla con ironia, il fatto è che le volevo ancora bene e mi sarebbe sembrato giusto andare avanti almeno un altro mese o due. Sono stato così male da non tornare a casa. 
Ho preso un treno la mattina del primo dell’anno e ho fatto il biglietto per un posto che non avevo mai visto prima: Napoli. 
Sul treno non c’era nessuno o quasi e io non sapevo niente di quel che si fa in questi casi: ma quali casi? 
È colpa di Maria se quella volta per i due primi giorni ho odiato Napoli? 
Forse è colpa mia che l’ho presa sbagliata, in ogni caso sia Napoli che Maria non mi hanno lasciato indifferente, ma qui non voglio parlare né di città né di persone, ma del viaggiare da soli
Quando si impara è bellissimo, si conoscono le persone, si cambia strada, si sbaglia strada, si sente e si vede di più di quando si va in due o almeno per me è stato così. 
Ogni tanto però è orribile, ci si sente fuori posto da qualsiasi parte, non si capisce perché si deve stare lontani da casa, dagli amici, da tutto, i soldi sembrano sempre pochi. I viaggi da solo non mi hanno mai lasciato indifferente, sono preziosi, ho anche imparato a sopportarmi.
Quella volta a Napoli il terzo giorno ho conosciuto Totò di Lecce che mi ha presentato tre ragazze di Agrigento “che avevano degli amici che studiavano a Padova come me e volevano sapere se li conoscevo” invece, stranamente, non li conoscevo. 
Una delle tre era molto giù perché uno di questi in realtà era il suo ragazzo che le aveva telefonato il giorno prima per dirle che si era messo con una ragazza di Trieste di nome Maria. Per me da quel momento Napoli è cambiata e sono andato anche in Sicilia, da solo certo, ma avevo un indirizzo ad Agrigento. Il resto è personale.
Il tema di quest’anno è bellissimo, ci ho messo molto a decidere cosa raccontare, di cose da amare-odiare (un po’) insieme ne ho trovate tante, anche se mi sembravano più sceme di questa. Per esempio come si fa a dire che amo e odio il biliardo? E anche il tennis, il calcio e tutti i giochi intorno a una palla. Mi piacciono, ma perdo quasi sempre e non sono contentissimo di perdere. 
Il bello del biliardo è che teoricamente si può sempre rimontare, fino all’ultima buca la partita non è ancora persa. 
Viaggiare da solo come cosa da amare-odiare viene prima, ma anche il biliardo non mi lascia indifferente.

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