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Odio mia madre e amo mia mamma...

di Max Pisu su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Odiavo mia madre perché se per caso ne combinavo una delle mie, minacciava di riferire tutto a mio papà al suo rientro a casa dal lavoro. Amavo mia mamma, perché quando mio padre rientrava lei mi guardava negli occhi, si inteneriva e decideva di non dire niente.
Il rapporto con mia mamma (o con mia madre) è nato così fin dal giorno in cui misi i piedi (posizione podalica) su questa terra. Il parto si presentava difficile e i medici furono molto espliciti: “Signora, la situazione è grave, deve decidere… o lei o suo figlio” e lei senza esitare: “Fate quello che volete, basta che mi salvate!”
Odiavo mia madre, quando i miei amici giocavano con il Big-Gim e lei non me lo comperava perché diceva che costava troppo. Poi pensando di farmi cosa gradita, tornava a casa con la più squallida delle imitazioni...il Billy-Boy, alto la metà e per di più tutto unto, perché lo aveva trovato nelle patatine. Se cercavo di piegargli il braccio, per sentire la consistenza del muscolo che si gonfiava come accadeva al ben più noto rivale, dal gomito spuntava un pezzo di filo di ferro. Ho amato mia mamma quando per il mio diciannovesimo compleanno, mi ha regalato il Big-Gim con il completo da sub.
Ora, odio le mille raccomandazioni che mia madre mi fa tutti i giorni ma amo mia mamma per tutte le raccomandazioni che tutti i giorni mi fa. Odiavo mia madre perché mi piaceva la Nutella e lei invece mi comperava il Ciao-Cream: “È uguale!”. Con tutto il rispetto per il Ciao-Cream, non è la stessa cosa, già si capiva dal colore, Nutella marrone e Ciao-Cream metà beige e metà marrone: “Mangia la metà marrone e fai finta di niente, intanto che mangi il Ciao-Cream, fai ‘Ciao’ alla Nutella!”. Mi piaceva la Fiesta e lei tornava a casa dal mercato con pacchi da dieci di Dix-Dax asciutte, dure come sassi ma lei insisteva a dire che si trattava della stessa cosa. Vi giuro che erano durissime, talmente dure che gli ingredienti non erano scritti sulla confezione, erano scolpiti direttamente sulle brioche. Lei diceva: “Se sono dure, pucciale nel Ginger!”...ma quale Ginger, che se una volta, sperando nel miracolo, le ho portate a Lourdes, le ho pucciate nell’acqua e mi si è indurita l’acqua!
Amo mia mamma, perché ha una risposta per tutto: “Mangia dai... non è mica sempre Fiesta mangia, mangia...”. Ci mancava solo che mia zia si mettesse a fare i dolci... “Adesso via tutte quelle porcate e d’ora in poi mangerai solamente i biscottini che fa tua zia Teresa con le sue mani!”. Mia zia Teresa, già da anni, lavorava alla Lambro Spurghi, il problema è che si trattava di una ditta artigianale dove si lavorava proprio come una volta, facevano tutto a mano.
Odiavo mia madre che faceva la spesa una volta alla settimana, al sabato. Poi, quando al venerdì per merenda mi dava una banana ormai marrone, mi lamentavo: “Mamma, ma questa banana è marcia...”. “Non è marcia... è matura!”. Amavo mia mamma quando tornava a casa dal mercato con il pullman al sabato, entrava dalla porta, senza pullman, con le gocce di sudore sulla fronte, appese alle sue braccia cinque borse piene di spesa, magari con prodotti che costavano la metà, ma che secondo me pesavano il doppio e quando appoggiava le borse, sulle sue mani e sui suoi polsi si vedevano i solchi viola lasciati dai manici delle borse stesse... Dai, certe cose ti segnano! Per colpa di mia madre ero costretto a organizzare i pic-nic al parco con i miei amici, pensavo che scambiandoci le merende, magari avrei mangiato qualche cosa di decente. Infatti un giorno dissi a Simone che di merenda aveva portato una bottiglia di latte, un “Ciocorì” ed un succo di frutta alla pesca: “Simone, visto che siamo amici, perché non ci scambiamo le merende?” E lui: “Max, visto che siamo amici, perché non cambi parco?”. Per vendicarmi, ricordo che feci uno scherzo a Simone, gli ho bevuto tutto il latte e gli ho riempito la bottiglia di Vinavil... però mi sa che gli è piaciuto, ha iniziato a bere, si è attaccato alla bottiglia e non si è staccato più. Minchia che ridere! Ora amo mia mamma e i suoi capelli grigi, la amo per avermi insegnato ad apprezzare il gusto di una banana “gialla” e se oggi mi chiedessero: “Dovendo scegliere, rinunceresti più volentieri alla Fiesta o alla Nutella?”. Risponderei: “Fate ciò che volete, ma salvate mia mamma”.

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