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Mamme a badilate

di Pali e Dispari su Smemoranda 2003 - Odi et amo

Sono sdraiato sul letto, è domenica pomeriggio, fuori c’è un caldo che ti crepa la faccia ed io ho consumato la Playstation a furia di giocarci. Sto per addormentarmi dopo aver firmato una constatazione amichevole con una zanzara che continuava a pungermi, quando sul davanzale della finestra della mia camera si appoggia un piccione con cappellino, occhiali da sole ed un tè freddo alla pesca nella zampa destra. Mi alzo, vado verso di lui, gli schiaccio il cinque e questo mi fa segno di avvicinarmi perché deve parlarmi:
“Figlio della foschia ti devo dire una cosa che ti spacca la lingua e te la mette in mano così poi ti lecchi le ferite”.
“Spara!”. 
“Quelli di Smemoranda vogliono che scriviate un pezzo per loro”.
“Ma stai male! Strippo a livelli di Wyoming! Hai sentito Nucleo?”.
Nucleo, il mio socio, nel frettempo non si era accorto di nulla perché stava ascoltando in cuffia i Vallanzaska mentre faceva pesi; ora si era messo in testa di diventare enorme per fare il buttafuori negli asili nido.
Gli levo le cuffie, gli scuoto il cervello per rimetterlo in moto e ripeto il tutto: 
“I kumpa di Smemo vogliono un nostro articolo per la loro agenda. Che cosa ne pensi?”
“Nooooooooo! Ma stai m………! Ikkia! Ci stai dentr………” (n.b. kumpa, Nucleo balbetta, anzi è il “Fargetta della comunicazione verbale”!). 
“Nemico della sintassi, quando non ce la fai, gira la ruota e compra una vocale.” 
Salutiamo il piccione dopo esserci fumati insieme tutta la siepe del nostro palazzo e ci mettiamo al lavoro. “Titolo: Odio e amo: forse chiederai come sia possibile; non so ma è proprio così e mi tormento! Nucleo hai capito? Pensa che questa frase l’ha scritto Catullo e S. Quasimodo l’ha tradotta”
“E in che squadra giocano?”
“Pezzo di palta, perché non ti dai dei pugni medioforti in faccia così magari la tua testa esce dal coma e partorisce un’idea?”
“Ho trovato, andiamo al parco e ci mettiamo a scrivere”
“Bella!” 
Stiamo per uscire, ma dalla cucina eccola che irrompe:
“Dove vai? Copriti! Non tornare tardi! Ma come vai in giro? Guarda che se torni a casa con un altro orecchino ti taglio l’orecchio!!!” 
Quella che parla è la mammina ed io me la ricordo ancora quando alla mia nascita prendeva a schiaffi l’ostetrica mentre io tentavo di divincolarmi dal cordone ombelicale (a chi non dà fastidio quel qualcosa che ti avvolge senza che tu gli abbia chiesto di farlo!). Saremo banali ma la prima cosa che salta alla mente pensando alla mamma è l’aspirapolvere, il suo attrezzo preferito. La mia ne ha una 1.9 JTD con la quale tutte le domeniche mi risveglia dal coma post-serata e la cosa più bella è che tu non potrai mai opporti a questa violenza subita perché la sua risposta è sempre la stessa: “Questa casa non è un albergo, ti si vede solo a pranzo e cena… io vorrei non vorrei ma se vuoi, … fiori rosa fiori di pesco… tu chiamale se vuoi emozioni…” E poi dite che solo i ragazzi si fanno le canne!
Vogliamo parlare poi della mamma di Nucleo? Ikkia se vogliamo. Ogni mattina alle 6.30 entra nella sua stanza decisa come Gentile su Zico ai Mondiali dell’82, spalanca le finestre, accende l’aspirapolvere e poi si gira amorevolmente verso il suo bimbo e gli sussurra: 
“Amore, dormi pure se hai sonno“. “Mamma, già che ci sei accendi la musica ed organizza un raveparty: non ti preoccupare per me, tanto ormai sono abituato ad alzarmi all’alba”.
Questa è la mamma, colei che ti ama nel modo più strano del mondo e cioè TI ASCIUGA (per in tendere il termine basti pensare ad un phon acceso piantato nella tempia).
La spiegazione degli zii è sempre la stessa e cioè che lei lo fa per il tuo bene, ma per un figlio è difficile riuscire a distinguere il sentimento di amore per la fata che lo ha cresciuto da quello di odio verso il kaiser che lo ha educato soprattutto quando vi costringe a mettervi a luglio il cappello di lana per non ammalarvi.
“Mamma ma così sudo!”
“Meglio così sfebbri!”
“Ma non ho la febbre!”
“E se poi ti viene?” 
Se però una mattina ti svegli e non la vedi in cucina avvolta nel profumo del caffè e pronta a darti il SOLITO BACIO sai già che a quella giornata mancherà di certo un qualcosa.
Ti amo mamma.

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