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Genova per me...

di Vittorio Agnoletto su Smemoranda 2003 - Odi et amo

“A Genova…” faccio un salto sulla sedia, paralizzato, lo stomaco mi si attorciglia “… interi quartieri sono rimasti senza acqua a causa di un guasto all’acquedotto…” recita lo speaker del telegiornale. È il 30 dicembre, sono passati cinque mesi dalle mobilitazioni di luglio contro il G8, ma il mio rapporto con quella città non si è ancora normalizzato e probabilmente non si normalizzerà mai.
Non se la prendano i genovesi, ma prima di quelle giornate Genova per me era un cartello autostradale che annunciava il mare mentre sfrecciavo sull’autostrada verso la riviera; anzi per la precisione non solo quello: la famosa via Prè animata dalle operatrici del sesso, i piccoli vicoli del centro frequentati da centinaia di immigrati, un furgoncino che distribuisce siringhe pulite e profilattici a chi non riesce a rinunciare alla sua dose quotidiana… È perfettamente inutile che arricciate il naso, 15 anni come medico impegnato nella lotta all’AIDS aiutano a guardare ogni città da un particolare punto d’osservazione!
Ora tutto è diverso: Genova è… vita e morte, grida di gioia, urla di paura, pianti di dolore; Genova… mutande bianche, pastasciutta scotta, acqua dal cielo: un terribile nubifragio, acqua dalle finestre: un inaspettato sollievo… Genova… migliaia di persone di ogni età a seguire i relatori arrivati da tutto il mondo: per i media notizia invisibile, per noi grande gioia; bombe “misteriose” che esplodono in giro per l’Italia e che feriscono un carabiniere: notizie in prima pagina e accuse di connivenza tra bombe e movimento, angoscia e timori, ma noi andiamo avanti; pallottole indirizzate al sottoscritto: notizia in prima pagina, ma leggermente imprecisa, per i giornali le pallottole erano indirizzate al sindaco di Genova, noi comunque non molliamo; settantamila persone variopinte negli abiti e sul viso, per difendere i diritti dei migranti: moltitudine inaspettata, grazie, ce l’abbiamo fatta, per i media grande delusione… cercasi incidente.
Genova… una signora con un enorme pentola di pasta e con vassoi pieni di cibo si aggira per la scuola Diaz, cerca “quel medico con la valigia”, che, se continua così, finisce per scomparire; “diteglielo voi di mangiare”. Scuola dell’ospitalità e del ristoro.
Genova… la violenza arriva; è una compagnia variegata: qualcuno è vestito di nero però pensa di essere rosso, tanti vestiti di nero sanno di essere neri, molti vestiti di nero assomigliano tanto ad altri vestititi di nero con una striscia rossa sui calzoni… sarà l’effetto del sole di luglio che crea strane allucinazioni. Sono in tanti, in quei giorni, tra coloro che dovrebbero tutelare i nostri diritti, a picchiare più forte che si può, quasi che l’obiettivo fosse riempire nel minor tempo possibile tutti i posti liberi negli ospedali cittadini e nelle carceri del nord Italia; … un carabiniere spara, anzi sparano… Carlo è a terra, una chiazza di sangue, loro tante bugie, noi un immenso dolore.
Genova… ogni notte un letto diverso… problemi di sicurezza… ma non è un film. Genova il giorno dopo: seicentomila piedi di ogni colore attraversano la città, un amore immenso; venti, forse trenta o quarantamila scarpe nere calpestano la città: ancora sorrisi e pianti, amore e odio, sangue, ambulanze… Acqua refrigerante dalle finestre, fumi intossicanti dai fucili, porte che si aprono, genovesi che ti accolgono, blindati che si chiudono, poliziotti che ti menano.
Di notte il gioco si è fatto duro, ma giocava solo una squadra… e di colpo si è verificato un miracolo, una scuola, anzi due, hanno viaggiato come su un’immaginaria macchina del tempo, verso un’altra epoca, un altro luogo: a Santiago del Cile, negli anni ’70, al tempo del golpe militare, ma nessuno aveva avvisato gli abitanti della scuola. Scuola del terrore e dell’odio. Genova… città amata e maledetta, dove la torre di Babele non è mai crollata, dove donne e uomini di Paesi lontani e diversi hanno parlato la stessa lingua, dove un’intera generazione ha perso la sua innocenza, costretta a crescere troppo in fretta.
Genova… città odiata e benedetta, dove un ragazzo ha smesso per sempre di camminare, dove centinaia di migliaia hanno imparato a camminare insieme… e continueranno a farlo per tanto tempo.

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