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Niente ci fermerà

di Aldo, Giovanni e Giacomo su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Luglio '76 si parte per le “vacanze in Calabria”.

Siamo Aldo, Giovanni e Giacomo.

Grande svolta: si parte ognuno munito di Vespa 150.

Aldo l’ha ritirata la mattina stessa; non è mai stato su una moto o motorino che sia. Ci si trova da Giacomo. Aldo passa da me e assieme andiamo da lui. Il tempo non è bello. Aldo è in pantaloncini corti e infradito. All’ultima curva, già si scorge la casa di Giacomo, la Vespa di Aldo slitta e lui scivola sull’asfalto “sgarbelandosi” ginocchio e gomito. La Vespa un po’ grattata e ammaccata ma funzionante.

Da Giacomo si medica Aldo e gli si spiega per l’ennesima volta come si guida l’infida Vespa e gli si infilano pantaloni lunghi e scarpe.

Inizia a piovere. Si parte lo stesso perché il motto è: niente ci fermerà... All’altezza di Binasco, 15 chilometri da Milano, Aldo si distrae e guardando i riflessi di luce nel Naviglio, dirà lui, sbanda e cade per la seconda volta. Altri danni alle ginocchia, gomiti e Vespa. Vicino a Busalla le croste cominciano a formarsi sulle ferite e piove troppo forte per continuare, così Giacomo, che è davanti, segnala di fermarci e accosta; Aldo, distratto, frena e accosta all’ultimo momento. Cade quasi da fermo. Una sbucciatura alla mano destra e alla Vespa. Si passa la notte sognando il mare della Calabria e tenendo lontani gli ultimi lupi dell’Appennino.

La mattina dopo compare un timido sole. Si riparte allegri: niente ci fermerà. All’uscita di una galleria nei pressi di Moneglia, Aldo, accecato dal sole, dirà lui, sbanda, scivola e cade per la quarta volta. La Vespa si incastra nel guardrail. Dobbiamo smontarla per tirarla fuori. Non parte più. La molliamo in un parcheggio custodito; non la ritroveremo più. Aldo sale dietro di me. Ha gambe, braccia e mani che sembrano un paesaggio visto dal satellite.

Ci fermiamo in spiaggia a Forte dei Marmi. Giacomo conosce una bresciana e vuole rimanere. Lo trasciniamo via. O tutti o nessuno. Niente ci fermerà. Ricomincia a piovere, la Vespa di Giacomo non va più. Era del 1957.

Io traino Giacomo sul catorcio. Ridiamo a crepapelle per l’assurda situazione e Giacomo, per fare uno scherzo che rimarrà nei primati delle piùgrosse puttanate della storia, frena di colpo: si strappa il portapacchi della mia Vespa, Aldo cade all’indietro, si rompe il mozzo dello sterzo della Vespa di Giacomo, Giacomo vola di faccia su Aldo, io faccio una ribaltata sul manubrio della sua Vespa e cadendo perfettamente in piedi grido “Voilà”... poi svengo.

Il resto della vacanza lo trascorriamo sul terrazzo di Aldo a San Donato (periferia sud di Milano) a curarci le varie fratture, ematomi, sbucciature, ecc... mandandoci affanculo ogni dieci minuti.

Purtroppo il naso di Giacomo non tornerà mai più umano.

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