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I conti tornano, per il momento

di Andrea Pezzi su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

14 Maggio 1989.
Tema in classe: Come vedi il tuo futuro...

Dal tema di Andrea Pezzi:
“...non so come diventerà il mondo, ma di certo quello che voglio è non vedere altri giocare la mia vita come se fossi un pezzo degli scacchi. Voglio che la gente incontrandomi per strada, mi indichi, voglio che sappia con quanta forza ho cambiato il mio mondo...”

In classe alla consegna del compito:
Professor Morini: “Pezzi alzati! Ragazzi... potreste indicarlo?... Vedi Pezzi la gente ti indica. Sei felice ora?”.
Segue lettura collettiva del passaggio incriminato e risata corale della classe.
Non ho mai odiato così tanto una persona.
Ora provo una incredibile tenerezza per quel ragazzino, e anche un po' di rispetto per il Professor Morini.
Il fatto è che con il tempo impari che crescere non è un cazzo facile, e che il mondo non è quell'ideale di opportunità che avevi immaginato, e allora le persone che hai odiato cominciano a diventare i primi che ti hanno, forse senza saperlo, insegnato qualcosa.
Così ho cambiato pagina... credo. Ho sempre giocato a costruire e decostruire le cose. Ma questa volta ho voglia di scrivere tutto quello che avrei voluto trovare io in un diario scolastico.
Ho passato gli anni della mia adolescenza a credere negli idoli musicali che mi venivano venduti. Il fine settimana passeggiavo per le vie del centro di Ravenna per farmi vedere... ore buttate via a commentare e criticare gli altri. Poi un giorno mi è venuto il sospetto che le cose che facevo fossero l'unica strada che uno stupido può intraprendere quando non riesce a trovare un posto dove stare. Ho cominciato a relativizzare le cose, a cercare quello che stava dietro le mie stesse convinzioni. Credevo di essere molto piùfigo dei miei genitori. Ero molto piùfigo dei miei genitori, non fosse altro che per motivi biologici, i neuroni, così come gli ormoni vanno molto veloci dai 14 ai 24 anni. Poi con la presunzione di chi ha capito tutto, vedevo gente che la pensava come me, ma che avendo già passato da tempo i 24, non era diventato nulla di quello che io immaginavo avrei dovuto fare. Crisi. O io sono l'uomo piùintelligente del mondo, o il mondo è pieno di gente che si crede intelligente e che si sputtana il momento piùbello della propria vita per godere, pur non conoscendo nemmeno il senso di questa parola. Ho cominciato in quegli anni a capire che dovevo smettere di pensare al sesso: non sapevo cosa fosse (nessuno può capire cosa sia, a 22 anni). Avevo in testa solo quello che poteva servirmi a diventare piùintelligente, che poteva darmi una crescita concreta, giorno per giorno. Ho abbandonato la famiglia e tutti gli amici, sono andato a vivere e studiare per i fatti miei, passavo ore in compagnia degli uomini piùintelligenti della storia. Piùcrescevo, piùAristotele era intelligente. Piùdiventavo e piùcapivo. E piùcapivo, piùprovavo tenerezza per tutte le cose delle quali ero convinto e per le quali avrei anche litigato.
Di recente ho letto un racconto di un grande filosofo russo, del quale non dirò il nome per continuare a nascondermi nella maschera di Andrea Pezzi. Questo scritto parlava delle età degli uomini. Di come la vita sia fatta con i frutti dell'estate quando sei appena nato e tutto è perfetto, perché anche tu lo sei. Poi comincia l'autunno dell'adolescenza, in cui devi trovare vestiti nuovi e lavorare duro per mettere insieme le provviste che dovrai consumare d'inverno. Quando hai dai 25 ai 40 anni infatti non hai tempo per goderti la vita, devi lavorare i campi e seminarli di quello che hai imparato negli anni precedenti. Solo poi comincia la primavera. Il primo caldo, i fiori che sbocciano, il profumo della rinascita. Lì, cominci a sospettare che ci potrà essere qualcosa. La promessa è mantenuta in una estate che produrrà i frutti di quello che hai saputo costruire. E qui l'argomento saggezza credo sia intoccabile... per certo ho imparato a dubitare di quelli che provano a raccontarmi teorie esistenziali, senza avere la coerenza di uno stile di vita adeguato.

Ora ho 28 anni. I conti mi tornano, per il momento. Non credetemi se fallirò. Ricordatemi se saprò essere così bravo da sparire dal teatrino sul quale amo giocare oggi, per cominciare a... non ne ho la più pallida idea di cosa ci sarà quando avrò girato pagina.

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