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La macchina del tempo

di Davide Ferrario su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Girare pagina! Esiste forse un tema piùcalzante per un'agenda o un diario?
Mi ricordo, quando andavo al liceo, che durante le lunghe soporifere lezioni (ce n'erano anche nei battaglieri anni settanta, ve lo assicuro) una delle occupazioni preferite era proprio sfogliare il diario, come un libro dei giorni. Smemoranda non esisteva ancora, ma c'erano altre pubblicazioni che cercavano di allietare la tetra scadenza scolastica con fumetti e testi di varia amenità. Generalmente, dopo una settimana li avevo letti già tutti, ma questo non mi impediva - giorno dopo giorno - di ricominciare a sfogliare il diario come se qualcosa, miracolosamente, potesse essere cambiato. Il diario, poi, funzionava come una macchina del tempo: se fuori nevicava, lo aprivo verso le vacanze di Pasqua e già mi vedevo in giro in Vespa e sacco a pelo con il mio amico Giorgio.
A un certo punto dell'anno, poi, si verificava il fenomeno contrario. Le pagine cominciavo a girarle al contrario, e il tempo si invertiva. I giorni erano diventati ricordi. Ad aprile già guardavo con nostalgia le pagine dell'occupazione di novembre che - al posto dei compiti e delle interrogazioni - recavano in bella vista slogan e ordini del giorno assembleari.
Quando me ne andai da casa, verso i ventun anni, mi trovai costretto a economizzare su molte cose. L'agenda entrò decisamente nella lista dei beni voluttuari. Mi adattai a riciclare agende dell'anno prima che amici o conoscenti non avevano usato. Entrai così nel regime del tempo compensato: il numero del giorno era sempre quello, ma se l'agenda diceva “giovedì”, dovevo sempre calcolare la differenza di un giorno (due per i bisestili). Talvolta, ovviamente, me ne dimenticavo. In questo modo mi giocai un paio di esami all'università e almeno un appuntamento galante con una ragazza molto carina che, bidonata una volta, non ne volle piùsapere.
Allora, capita la lezione, riuscii a procurarmi un'agenda nuova. Ma eravamo a metà dell'anno e ancora la “16 mesi” non era stata inventata. Così, al 31 dicembre, lungi dal cambiare agenda, continuai a usare la stessa ricominciando dall' 1 gennaio dell'anno appena passato. Non ci volle molto, come potete facilmente capire, che mi ritrovai nella situazione di partenza.

Intuirete anche che con lo scorrere del tempo non ho mai avuto un rapporto lineare. Per esempio, rifletto spesso su questo paradosso: sarà anche vero che gli anni se ne vanno, ma le stagioni tornano - e sono sempre quelle lì. C'è un ritmo ciclico della vita che sembra piùforte di qualsiasi cambiamento o girata di pagina, visto che siamo in argomento.
E infatti, se ci penso bene, quando poi alla fine queste agende usate, riusate e abusate le mettevo sullo scaffale, non è che mi sentissi poi così contento, come di uno che dice soddisfatto “Alè, è fatta!”. E' vero che la speranza di “voltare pagina” è un bel pensiero, pieno di positività, rinnovamento, energia, ecc. ecc… però tutti quei fogli gualciti, pieni di nomi e di cose fatte da farsi mai fatte, costituivano la mia vita di un anno. E la mia vita non mi è mai andato giù di metterla in un angolo e dimenticarla: perché l'esperienza, alla fine, è tutto quello che possiedo e che posso dire davvero “mio”.
Perciò mi sa che l'arcano sta proprio lì: nel fatto che ciascuno di noi gira pagina ogni giorno, resta un po' lì - e poi va avanti. E' inevitabile; compreso quando ci sembra di stare fermi senza che niente succeda. Ma non c'è niente da fare. Si ricomincia: e ogni nuovo giorno porta con sé il peso di quelli che l'hanno preceduto. Pensate che sia una faccenda negativa? E allora ditemi, cosa preferite? Una Smemo nuova e intonsa da inizio anno con le pagine belle bianche ma tutte vuote - o quella di fine scuola, bisunta e pesante il doppio però piena delle vostre storie, dei vostri pensieri?
Comunque, è stato bello incontrarci su questa pagina. Spero che non ve ne dimentichiate completamente quando passerete alla prossima.
Vale a dire, adesso.

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