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Il mio amico OnOff

di Luciano Ligabue su Smemoranda 2008 - On/Off

Be’, se il tema è “on/off” vi devo per forza presentare il mio amico OnOff.
Non viene dall’est e i suoi genitori non erano così bizzarri da appioppare nomi che avrebbero permesso a qualsiasi compagno di classe di fare la festa a loro figlio.
No, il mio amico OnOff viene più semplicemente (e orgogliosamente) dalla bassa reggiana e se si chiama così è perché non potevamo chiamarlo altrimenti. 
Si tratta semplicemente delle due modalità con cui sta al mondo.
Sai la novità, direte voi: tutti siamo così.
Calma, nessuno è On come lui quando è in On e nessuno sta in Off come sa starci lui.
Ma soprattutto il suo interruttore si muove a caso.
Eravamo tutti al bancone del bar quando, nel pieno di una sua performance alla OnOff (cioè quando urla storielle di roba che gli è capitata, romanzate di circa un mille per cento), si stava bevendo una tazza di caffè.
Ebbene il mio amico OnOff, appena mandato giù un sorso, nel bel mezzo delle sue urla, si è messo di colpo a russare con la tazzina ancora in mano e senza nemmeno appoggiarsi al banco.
Ovviamente noi bravi ragazzi, ben lontani dall’intervenire, abbiamo fatto partire le scommesse su quanto sarebbe durata la tazzina, su quanto sarebbe durato lui, su quanto saremmo riusciti a tener buono il barista.
OnOff, ballonzolando sui due piedi (e noi a urlare olé ogni volta che sembrava crollare ma poi ce la faceva a star su), ma con un aumento esponenziale del proprio ronfare, è durato quasi quattro minuti nonostante nel frattempo fossero arrivati tutti gli altri del bar a guardare lo spettacolo, facendo un casino come neanche per Italia-Germania ottantadue.
Poi, aperti gli occhi, si è guardato attorno e dopo un bel: “Sa ghé, ragas?” ha finito il caffè.
Gli applausi li ha presi con una certa indifferenza.
Nel suo palmares c’ha anche un tracollo durante una barzelletta che gli stava raccontando Maio.
Voglio dire, aveva appena finito di raccontarne una lui e quella di Maio era più una freddura che una barzelletta: brevissima.
Il tempo di dire una dozzina di parole e via: il famoso suono dell’OnOff che ronfa.
L’aggravante, in questo caso, è che Maio è orgogliosissimo delle sue barzellette.
Se ve ne racconta una, ridete comunque o se ne ha a male.
Figuratevi russare.
Mentre registravo il primo album, OnOff ha deciso di venirmi a trovare a Milano.
Ho messo subito in preventivo che sarebbe stata una giornata buttata via, ma a OnOff non gli si dice mica di no.
In effetti appena arrivato ha cominciato a smontare lo studio d’incisione.
Tecnico e assistente per un po’ si sono divertiti.
Poi visto che il tipo non abbassava mai di un attimo l’energia hanno provato a calmarlo, poi a domarlo con tanto di sedia e frusta, infine, frustrati, hanno cominciato a odiarlo.
Senonché si son trovati di colpo OnOff steso e russante sul parquet ai piedi del mixer.
Per un po’ hanno continuato a lavorare scavalcandolo.
Poi hanno cominciato ad alzare il volume delle casse più grandi dello studio.
Sempre di più.
E mentre le orecchie di tutti noi quasi sanguinavano OnOff non faceva una piega.
Si è svegliato dopo poco che il tecnico si era arreso e aveva spento l’impianto.
Lui ha praticamente ripreso da dove aveva lasciato e a quel punto abbiamo capito che non c’era niente da fare e siamo usciti.
OnOff voleva guidare lui e urlando che Milano non aveva segreti (più migliaia di altre cose più o meno a caso) ci ha portato nei posti più balordi, che comunque non conosceva.
A un certo punto ci siamo trovati in una strada piena di busone e lì ha chiesto il cambio alla guida che gli era più facile fare l’asino sull’altro sedile.
Ha provato a contrattare con tutte. 
E tutte capivano che non era lì per combinare, ma solo per fare il deficiente.
A un certo punto, dopo aver ricevuto un: “Trenta la bocca, cinquanta l’amor”, con tanto di pronuncia brasiliana, OnOff si è lanciato in un:
“Sì, ma prima ti dai un colpo di rasoio. Che qui ci vogliono trenta secondi a chiamarsi Ciro”.
Sulla “o” di Ciro è crollato lasciando cadere il mento sul finestrino mezzo aperto.
Il trans, tutto intenerito, si è avvicinato e l’ha baciato sulla punta del naso mentre il mio amico si apriva in un colpo di ronfo che era come volesse azzannare qualcosa.
Un’altra volta ci ha incrociati mentre stavamo andando a cena a casa di un calciatore di serie A.
Lui si è subito aggrappato e vengo anch’io e vengo anch’io che avevi un bel dirgli che eravamo stati invitati e non era casa nostra.
Insomma arriviamo lì con lui che subito diventa il padrone di casa, gira per tutte le stanze e “che bella camera che c’hai coso” e “ma quanti bagni avete?” e “c’avete una che viene a pulire, eh?” e via andare.
Il calciatore, comunque l’aveva preso bene.
Una volta a tavola succede però che che l’atleta non è come uno pensa.
Cioè in genere i calciatori non parlano tanto.
Sono talmente abituati a dover stare attenti a ogni parola durante le interviste che nella vita, se possono, dicono il meno possibile.
Questo invece era di quella categoria, abituata a rispondere a tutte le domande che gli fa chiunque, di quelli che ti parlano del loro mondo, gossip compresi, convinti che tanto prima o poi glie l’avresti chiesto tu.
Insomma il calciatore era verboso.
Io guardavo gli sforzi titanici che cercava di fare OnOff per non andare in Off mentre quello approfondiva le bastardate per cui era famoso il tale allenatore.
A un certo punto gli si è sentito dire: “senti, se vuoi stenderti c’è il divano di là”.
Mi sono girato verso OnOff che, alzando le palpebre come col cric, si mise pietosamente a ripetere le cose che il calciatore aveva appena detto per far vedere che era attento. 
Rassicurato solo in parte, il calciatore riprese il suo racconto e il mio amico, tanto per far vedere che era attivo, si ficcò in bocca una coscia di pollo.
Bastarono trenta secondi, il tempo che il calciatore cominciasse a raccontare delle sfide alla Playstation in ritiro, che si sentì il più tremendo colpo di ronfo mai mollato da essere più o meno umano.
OnOff era là, testa riversa all’indietro, coscia di pollo in bocca, lingua fuori, inevitabile bavetta e, in quelle condizioni, riusciva a russare come un dannato.
Il mio amico OnOff non ha mai fatto un incidente e se pensate che la sua sia narcolessia non azzardatevi a dirglielo.
Fareste un brutto affare.
Piuttosto se di notte, nella bassa reggiana, dovesse capitarvi di vedere una Bravo parcheggiata in modo strano e doveste notare al suo interno uno infilato in un sacco a pelo che dorme come un angioletto, niente di più facile che quello sia OnOff.
Niente di più facile che sia a soli trecento metri da casa ma non ce l’abbia fatta a raggiungerla.
Niente di più facile che il giorno dopo arriverà spiegazzato e in ritardo al lavoro.
Però, come dice lui, se un “colpo di sonno” non ti arriva “di colpo”… non lo chiamavano mica così, no?

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