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Ridatemi il vecchio on-off

di Marina Terragni su Smemoranda 2008 - On/Off

“Hai letto il giornale?”, mi fa mia mamma. “T’e vist cusa l’ha di’ il Sado Maso?” “Il sadomaso chi, scusa?”. Ma come chi! Il Sado Maso! Quel fioeu là che l’ha fa’ foera pader e mader. Anca la nona, me par. Te se ricordet no?” (quel ragazzo che ha ammazzato padre e madre. E anche la nonna, mi pare. Non ti ricordi?). “Mamma! Il Pietro Maso. Non il Sado, il Pietro. E comunque la nonna no”. “Ma sì, el Sado, el Peder. L’è minga istess?”. Ci penso su. Forse non ha tutti i torti. Uno switch semantico interessante.
La guardo con sbigottita tenerezza. Mi viene in mente quella mamma affranta disegnata dal sublime Andrea Pazienza -che Dio lo abbia in gloria-, con la sporta della spesa penzoloni e la faccia sgomenta: “Mio figlio si fa le mele”. Non deve essere facile, per loro, tutto questo slang, tutto questo parlare, come diceva un grande scrittore napoletano, “scientifico o inglese”.
Un bel giorno si è iscritta a un corso di Internet. Non voleva più sentirsi “tagliata fuori.” Era un corso del Comune, tre computer per trenta iscritti, tutti giovani sgomitanti con il problema di trovarsi un lavoro, e in mezzo lei a rompere le balle. Non l’hanno lasciata smanettare neanche una volta. Le ho fatto io un corso accelerato, per quel poco che ne capisco. “Ma tu hai un sito?”. “No, mamma. Non ce l’ho”. “E allora, quelli che ti scrivono, dove ti scrivono?”. “Nella casella di posta elettronica”. “Appunto. Il tuo sito”. “No! Non è un sito. Sono le e-mail”. “Potrei avere anch’io l’imél?”. Mia mamma si fa l’imél.
Capiscono a malapena on-off, povere donne, lucetta accesa-lucetta spenta. Del telefonino mia mamma conosce le funzioni essenziali, rispondere e chiamare. La messaggeria già le sfugge. Puoi lasciarle tutti i messaggi che vuoi. Tante volte chiami e lei ti sbatte il telefono in faccia. Clic. Tante altre ti chiama lei e non se ne accorge, tu che ti sgoli: “Mamma! Mamma! Metti giù”, mentre la senti che discetta di dolori articolari con le sue amiche al super. Non parliamo dei risponditori automatici: “Se vuole parlare con la direzione marketing, digiti 1. Se vuole parlare con il reparto amministrativo, 2. Se vuole la segreteria di direzione, 3- asterisco-cancelletto-zero zero- asterisco- 9. Se vuole parlare con l’operatore, resti in linea”. Lei resta sempre in linea, ça va sans dire. Non ha mai smesso di credere nella dolce imprecisione della voix humaine. Ma tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, si sa. È la condizione normale dell’operatore, quella di essere momentaneamente occupato.
Non fraintendetemi: non è che io sia una gran ganassa della tecnologia. Già una presa scart mi manda in agitazione. La consolle della mia macchina è mirabolante, pulsantini dappertutto. Schiacciane inavvertitamente uno e si installano funzioni misteriose che non riuscirai mai più a disinnescare. Lo scalda-sedile che si arroventa a fine luglio, e te lo tieni. Prima o poi l’inverno arriverà. Ma prova ad accendere la radio per sentire un notiziario, se ce la fai. Io mi regolo così: schiaccio tutti i bottoni che trovo, e che il cielo mi assista. Qualcosa succederà. Tante volte funziona. Poi tanto per spegnere li rischiaccio tutti.
On-off mi piaceva tanto, e secondo me bastava. Un bottone per accendere e spegnere, quelle due-tre rotelline da girare. Non so com’è che a un certo punto ci siamo complicati tanto la vita. Voi ragazzi siete fantastici, smanettatori nati, veri cyborg. Ma non ho mai smesso di sospettare che si tratti di complicazioni in gran parte inutili e stranianti. Ridatemi il vecchio on-off, le pale del ventilatore che arrancano piano piano, i filamenti elettrici del tostapane che si arroventano, sprigionando quell’odorino di bruciaticcio, il riscaldamento che si accende senza manuale di istruzioni, la tv che si avvia con il suo promettente crepitio di scariche elettrostatiche. Delle varie tv che ho in casa è quella che preferisco. Un arnese antidiluviano di una trentina d’anni, presa a rate da un amico con un negozio di elettrodomestici, e non si è rotta una volta. On-off, lei è contenta così.

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