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Qui e là

di Gino&Michele su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Lui, Lei, L'amico di lui e la storia più vecchia del mondo. Un giorno Lui decide di andare da Lei per farle una sorpresa, ma scopre che la vera sorpresa l'ha fatta L'amico di lui che è arrivato da Lei prima di Lui. Lui: “Nooo, dai...” Lei: “Ops...” L'amico di lui: “Cioè... Adesso non vorrei...” Poi siccome erano ragazzi moderni orgoglio del 2000, si erano chiariti quasi subito. Era bastato poco: sette punti all'arcata sopracciliare per L'amico di lui, un piccolo taglio sul collo a forma di orecchino per Lei e una profonda assenza di rimorso per Lui. La storia più vecchia del mondo, appunto.
Dopo un po', quando gli animi si erano calmati, Lui, Lei e L'amico di lui si erano rivisti per caso un pomeriggio davanti a un pub. L'amico di lui aveva messo a Lui un braccio sulla spalla e gli aveva detto: “Sai, io non credo che sette punti possano rovinare un'amicizia che dura da anni”. “E quattordici?” Aveva risposto Lui aprendogli l'altro sopracciglio, mentre Lei sospirava: “Sì, ma che carattere, che cazzo di carattere!”
Sarà anche stata la storia più vecchia del mondo ma l'episodio costrinse lui a voltare pagina. Per la verità erano tanti anni che ci pensava. Da quando, bambino, aveva visto su una rivista specializzata un servizio su un posto che prima non aveva mai sentito nominare ma che da quel momento diventò suo. Non c'era un motivo preciso, forse il nome, forse il taglio particolare di una foto. Insomma una folgorazione apparentemente immotivata che tuttavia per anni l'aveva costretto a fare il pendolare tra questi due luoghi, Qui e Là. Qui ci viveva, studiava, usciva con Lei e L'amico di lui, tirava sera e poi mattina, come in tutte le piccole vite. Là si rifugiava tutte le volte che si sentiva depresso, inutile, senza scopi. Il viaggio costava poco, costava niente, bastava chiudere gli occhi e da Qui a Là, distanti qualche decina di migliaia di chilometri, si arrivava prima di partire. Dal giorno di quella scoperta erano passati diversi anni che gli erano serviti per saperne il più possibile del suo Là. Quando poi era arrivato Internet e lui si era impratichito coi motori di ricerca si può dire che neppure il sindaco di Là ne sapesse quanto lui sulla medesima.
Per uscire dal vago è bene sapere a questo punto che Qui e Là esistono davvero, non sono quei luoghi di fantasia tipo Macondo o Hogwarts che servono agli scrittori per non fare i conti con la realtà e ai lettori per bullarsi con la propria fantasia. No, no Qui e là esistono davvero e si chiamano Livingstone e Milano. Di Milano ci sia concesso non parlare, di Livingstone al contrario bisognerà pure spiegare qualcosa, altrimenti il racconto rimane troppo sospeso per aria.
Dunque, Livingstone si trova in Guatemala e sta lungo la costa del Caribe tra il Belize e l'Honduras, proprio sulla foce di un fiume che si chiama Rio Dulce, che a sua volta è di fronte ai cayos Zapotillos, isolotti corallini considerati tra gli ultimi paradisi naturali del mondo. A Livingstone vivono i Garifuna che sono un gruppo etnico discendente dagli schiavi africani e dagli indigeni caribe. Sono i black caribes, come li chiamavano gli inglesi nell'800 mentre cercavano di deportarli e neutralizzarli nell'isola di Roatàn. Quindi Livingstone è certamente una cartolina tropicale, però con una storia tosta, fatta di schiavi ribelli, di caribe, di rhum, giugla e caffè.

Questo il quadro quando Lui decise di trasferirsi da Qui a Là. La prima cosa che fece fu di andare in banca a trasferire il suo gruzzolo. Suo padre, che era morto sei mesi prima, gli aveva lasciato una discreta somma, pari a qualche centinaio di viaggi da Qui a Là, oppure a un viaggio solo però dopo bello rilassato. La seconda cosa che fece fu di andare da Lei per comunicarle la notizia. Gli aprì la porta L'amico di lui che appena lo vide gli disse: “Avendo finito le sopracciglia andrei anche a salutare i miei che è giusto un po' che non li vedo”. E si levò dalle palle. Così Lui e Lei rimasero soli. “Parto”, disse Lui. “Ciao”, disse Lei. Ma poi le parve che come congedo definitivo fosse un po' così e allora gli si avvicinò, gli prese la mano e gli disse: “Cazzo di carattere c'hai?” “Volevo solo salutarti. Giro pagina, vado Là”. “Ma la lingua, il clima, le abitudini...” “Sì, il colore della pelle, la cucina... cazzate. Io vado. Volevo dirti che però mi dispiace... Un giorno... Be' ciao comunque”. Lei scosse la testa, Lui allargò le braccia, poi girò le spalle. Era un ciao vero non tanto per dire.
Poi successe tutto in poche ore, Lui fece le valigie con lo stretto necessario (il resto glielo avrebbe spedito sua sorella), caricò i bagagli sulla lancia di Morokoi, suo amico d'infanzia, che in mezz'ora lo portò a Puerto Barrios, da lì in 45 minuti un aeroplanino lo scaricò all'aeroporto di Ciudad de Guatemala e poi con un volo Iberia via verso la Malpensa, l'aeroporto intercontinentale di Là.

Sono passati cinque anni da quando Lui è venuto Là, cioè a Milano. I primi tempi sono stati stati duri: la lingua, il clima, le abitudini, il colore della pelle, la cucina, cazzate d'accordo, ma mica tanto facili da superare. Poi piano piano ce l'ha fatta. Oggi ha un bellissimo locale, il Bahia Azul, che invece che affacciarsi sulla baia di Amatique, guarda il Naviglio Grande. E' sempre pieno, la cucina è garifuna - a base di pesce naturalmente - e si beve il fuero, un cocktail fatto col rum, sale, limone e acqua minerale. Lui si può dire che oggi sia felice e a chi gli chiede se a Livingstone sono tutti fuori di zucca come lui, risponde che il paradiso è un fatto mentale, “è una scelta non un tramonto”, dice guardando il Naviglio e la coppia di camerieri neri che servono ai tavoli, lei con una cicatrice di orecchino sul collo, lui senza sopracciglia.

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