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di Gioele Dix su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Sembrerà strano, ma può anche capitare di avere tanta voglia di tornare a scuola. Non proprio tanta, ma almeno un po', giusto per provare a godere meglio del momento, per apprezzarne i particolari e magari per immaginare qualche modifica possibile o impossibile - cosa costa immaginare?
Sì, tornare alla scuola elementare. Per guardare con più attenzione il volto della nostra maestra, si chiamava Clara e ci sembrava di una bellezza divina. Ecco, vedi, non è poi così attraente, è obbiettivamente sovrappeso, diciamo grassottella; però non è affatto vecchia, ha ventisette anni! Come abbiamo fatto a credere che fosse così saggia, esperta, sicura di sé? I suoi occhi invece sono esattamente come me li ricordavo, proprio fantastici, celesti, dolci e profondi. Anche se Clara non è affatto tenera, ci tiene testa, diciamo che ci tiene in riga con rigore e severità, quando serve. E spesso serve, per esempio con il mio compagno Daniele, un tipo maleducato che non fa ridere nessuno con le sue scemenze e sta antipatico a tutti, soprattutto a me sta antipatico, vorrei che non fosse proprio lui il mio compagno di banco, ma sono in un periodo di timidezza devastante, non ho mica il coraggio di dirgli di cambiare banco e poi chi se lo prenderebbe? Non riesco a immaginare che uomo sarà diventato quel Daniele e, in fondo, non me ne frega niente, ma se proprio devo, mi immagino un adulto scemo e maleducato che sta antipatico a tutti i suoi vicini di casa e che solleva odiose questioni a ogni assemblea di condominio.
E poi, tornare alla scuola media. Per cambiare completamente il corso degli eventi. Sono stato sempre promosso, d'accordo, però la professoressa Caldera mi ha scombussolato il ciclo del sonno, con tutte quelle ricerche mi ha costretto a svegliarmi decine di volte alle cinque del mattino, per copiare dalle enciclopedie, per ricalcare dai libri illustrati, per riscrivere in bella, per fare specchietti e tabelle cronologiche. Voglio guardare con piùattenzione il suo volto, sì, me lo ricordavo proprio bene, devastato da un'acne poco giovanile, sopra un collo troppo magro e poi quella voce secca e impersonale con la quale dice a tutti: sei un asino patentato! Ma che asino? Che patente? Proff, se ne vada! In un'altra sezione, in un'altra scuola, la ricerca se la faccia lei, e cerchi soprattutto di non essere sempre così, ma... niente da fare, sono ancora in un periodo di timidezza devastante.
E magari tornare anche al ginnasio. Solo qualche minuto, durante la prima lezione di greco, per controllare se almeno quel giorno qualcuno ha studiato perché lo dovremo studiare per cinque anni. O durante l'intervallo, per passare disinvolto davanti alla quarta A, guardare in faccia Roberta, far sì che lei guardi in faccia me, deve assolutamente accorgersi, rendersi conto che sto uscendo dal mio periodo di timidezza devastante.
E per finire, tornare al liceo. Per riprovare alcuni sottili ma precisi piaceri esattamente come allora. Per risentire alcune lezioni di italiano del professor Mario Spegne: va su e giù febbrile e parla grida fuma bestemmia racconta; e fa percorsi strani tipo Melville-Leopardi-Camus-gli Scapigliati-Opinioni di un clown; oppure dice: non me ne fotte niente della didattica, ma se non imparate niente vi fotterete voi; grande, magistrale, proprio. O per affacciarsi da quella finestra che dava sulla strada, che bello, gridavamo alle ragazze e salutavamo gli operai, anzi salutavamo le ragazze e gridavamo agli operai, anzi gridavamo e salutavamo le ragazze e basta, del resto lo facevano anche gli operai... Non so che cosa c'entrassero gli operai, ma so che il periodo di timidezza devastante era finito.

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