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Ultima idea

di Luciano Ligabue su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Non si può dire che fu un bel giorno quello in cui G. partorì l'Idea.
Non si può nemmeno dire che fu brutto.
Fu un giorno “forte”.
Cominciò bene, per carità, perché G. capì subito di avere ache fare con qualcosa di grosso: l'Idea era stata come “espulsa”dal suo corpo.
Qualcosa di fortemente fisico.
Non si spiegavano, altrimenti, il formicolìo alle mani e il mal di testa.
E poi uno lo sente quando un'idea é così forte da prendere la “i”maiuscola.
Questa qui avrebbe cambiato la vita a tanta gente.
Lui compreso.
Insomma era lì a misurarne la grandezza, l'utilità e la possibile diffusione, quando:
“Non starmi addosso.” gli disse l'Idea.
“'sterìa”pensò G., sorpreso ma compiaciuto- E' proprio piena di carattere:grande personalità.
“Capisci l'italiano? Stam su da dòs.” provò in emiliano per cercare un terreno comune.
G. che l'emiliano lo capiva bene, adesso era un po' deluso. Va bene essere indipendenti ma, insomma, era un po' scortese a trattare così uno di famiglia.
“Io e te non siamo nemmeno parenti.”commentò l'Idea, evidentemente telepatica.
“Come non siamo parenti, piccola, sono tuo padre.”
C'era una nota fastidiosamente sdolcinata in questa dichiarazione.
“Primo:non sono piccola. Secondo: tu non sei nessuno.”
Se era sicuro della bontà della sua Idea, cominciava ad avere dubbi rispetto alla bontà caratteriale.
“Sono quello che ti ha creata. Sei mia. Anche se sei ingrata.”
L'Idea gli rise in faccia.
“Cosa ridi? Cosa ridi, piccola presuntuosa? Un po' di rispetto per il cervello che ti ha prodotta.”
“Tiho già detto di non chiamarmi piccola.”
Detto questo lo prese per mano e lo portò davanti allo specchio in bagno.
“Guardati-gli disse - Guardati bene. Credi davvero di essere in grado di produrre un'Idea come me?”
G. si guardò allo specchio e si sentì un po' a disagio.
“E allora come lo spieghi che sei qua? Che non ti ha fatta nessun altro?”
“Se andiamo per teorie mistiche, sei solo lo strumento usato da qualche dio.Se andiamo per teorie karmiche sono un premio che non so se meriti. Se andiamo terra terra, hai avuto una botta di culo.”
“Botta di culo o no, sei mia.”
“Io non sono tua, sono del mondo intero.”
“Ehno, cocca, 'prima' ti deposito, ' poi' diventi del mondo intero.”
L'Idea uscì dal bagno e diede un'occhiata alla libreria di G.. Con un po'di compassione si girò verso di lui:
“Mi dispiace, sei solo un involucro.”
“Ti sbagli: sono uno che ha appena creato qualcosa che aiuterà milioni di persone.”
“Sono io che aiuterò milioni di persone. Tu cosa c'entri?”
“Cosa c'entro? Se non era per me tu non saresti mai venuta al mondo.”
“Ma dài, piantala. Era solo questione di tempo e sarei uscita da qualcun altro. Forse solo dieci secondi e casomai venivo fuori da qualcuno un po'più gradevole.”
Il “creatore”ingoiò, mortificato.
“Vabbé,comunque é andata così. Adesso basta litigare. Dobbiamo cominciare a lavorare insieme per portare sollievo al mondo.”
“Se non ricordo male ti ho appena detto che tu non c'entri.” infierì l'Idea.
G. adessoprovava un profondo malessere. Gli venne in mente l'immagine della sabbia fra le dita.
“Ho lavorato tantissimo per te. Tutta una vita. Credo di meritare un premio,finalmente.”
L'Idea lo stava a guardare, fredda.
“Se vieni con me all'ufficio depositi, riscatto l'ipoteca, prendo la macchina nuova...”
In qualche modo la sensazione di freddezza aumentò.
“...se andrai bene, potrò addirittura svoltare.” la guardò negli occhi e sentì il bisogno di una sciarpa. “Può anche darsi che qualcuno cominci a rispettarmi.”
“Mi fai pena.”
Va detto che quest'ultima cosa l'Idea fece male a dirla perché G. in preda ad una rabbia ora incontrollabile, cominciò a strangolarla.
“Cosa fai? Non puoi uccidere un'Idea come me.”
Lui continuò.
“Smettila,ho una funzione sociale.”
Non c'era verso di farlo smettere.
“Se mi fai fuori, fai fuori.... un po' di.... speranza per il... mondo intero.”
Niente da fare.
“Non....puoi.... prenderti.... una.... responsabilità... così...”
Evidentemente poteva, perché la finì.
E non appena l'Idea spirò, lui ne occultò il cadavere.
Azionando semplicemente lo sciacquone.
Si mise davanti allo specchio.
Si schiacciò un punto nero.
Si disse:
“A cosa stavo pensando?”

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