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Lettera di un giovane

di Massimo Cirri su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Caro amore mio,

ti scrivo questa lettera perché vorrei voltar pagina. Non ti spaventare. Non è un modo furbo per dirti che è finita. Se volevo lasciarti ti avrei detto che ti amo da bestia e poi sarei sparito. Oppure che ti amo da bestia ma che sono spaventato da quanto ti amo (da bestia), perché così non ho mai amato nessuna, che quindi mi serviva un periodo per stare da solo a pensare al nostro amore. Poi sarei sparito. Ma non è questo. è che io sento incontenibile il desiderio di cambiare qualcosa tra noi e in me stesso, che non so cosa vuol dire ma fa un bell'effetto. Soprattutto farà piacere a mia mamma, che intercetta sistematicamente tutto quello che scrivo. E' preoccupata perché i ragazzi di oggi hanno poco accesso ai loro sentimenti e ogni tanto fanno secchi i genitori. E questo la preoccupa di più. E io approfitto per comunicare alla mamma che accedo ai miei sentimenti con la stessa frequenza con la quale lei accede all'Ikea: tre/quattro volte alla settimana. A gennaio e luglio piùspesso perché ci sono i saldi. E poi, già che ci siamo, le ricordo quanto dicono i criminologi esperti di stragi in famiglia: nel 95% dei casi il fattore scatenante la violenza del figlio è la violazione dell'intimità. Tipo beccare sul fatto la mamma che ti legge il diario.

Vorrei voltar pagina, caro amore mio, dopo che la mamma ha chiuso il diario, perché la nostra storia, a guardarla da vicino, mi sembra una storia un po' incasinata, scritta male, cancellata, riscritta sopra e tutta pasticciata. Mi sembra piena di macchie. E in un angolo c'è appiccicata una caccola. Uno schifo. Dovrebbe essere la storia della nostra storia e sembra un quadro di Pollock, forse anche appeso capovolto. E io non ne posso più.

Così vorrei voltar pagina. Aprirne una nuova. Tutta bianca o al limite con delle belle righine sottili sottili che mi guidano la scrittura che, si sa, è metafora della vita. Di guide ho bisogno come ho bisogno di te, amore mio, altrimenti sbando, deraglio e scivolo sul ghiaino. Ma ho bisogno anche di una pagina nuova. Bella, intonsa - anche questo non so bene che significhi - immacolata e candida. Ho bisogno di candore. Una pagina bianca come la neve. Qui, mi rendo conto, cado in metafora banale. Però quando cade, la neve è bella e con quindici centimetri di neve è bella anche Milano, che non è cosa da poco. C'è un che di purezza e sulle strade si vedono le tracce lasciate dalle macchine. Io vorrei andare in giro con te e con i pneumatici della macchina scrivere sulla neve frasi che adesso non mi vengono. è giugno, sudo come un gorilla e non posso mica avere pensieri invernali. Ma poi - qui sono tornato alla nevicata - comincia il traffico e la neve sulle strade diventa un picio picio fangoso. Come la nostra storia.

Per questo vorrei voltar pagina. Vorrei una bella pagina nuova, che ci passi sopra la mano per distendere bene la carta. Dal cuore ti sale un rumorino di soddisfazione che fa “Haaaa”. Sta a significare la gioia di ricominciare. Perché è bello voltar pagina. Poi penso che la nostra storia è fatta da grugniti, i miei, e avverbi - vabbé, m'bé, allora' - i tuoi.

Vorrei voltar pagina. Ma noi abbiamo sempre comunicato con gli SMS. Nella memoria del Motorola ne ho quattordicimila. Quindi che cosa volto? Li cancello? Resetto tutto? Cambio la Sim card? Metto il telefonino sui binari del tram?

Vorrei voltar pagina, ma come faccio se non ci siamo mai scritti niente. Allora vaffanculo.

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