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Sognatore o scienziato

di Piergiorgio Paterlini su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

Quando dico in giro che questo non mi sembra il migliore dei mondi possibile, tutti, ma proprio tutti, mi rispondono: “Dimmi dove ne hai visto realizzato uno migliore”. E poiché, in effetti, uno davvero migliore già realizzato non pare esserci, la discussione sembra finita lì. Questa storia del “non c'è mai stato prima” diventa la prova decisiva, inconfutabile che mai potrà esserci, da nessuna parte. Io passo per sognatore, loro per “scienziati”, inteso come persone razionali, oggettive, concrete. Schiodarli da lì diventa davvero dura. Com'è allora che io penso che loro siano quelli con la testa sulle nuvole e io lo scienziato? Provo a spiegarmi.
Chi è lo scienziato? Come lavora? Chi è questo personaggio che a tutti appare non solo un genio, ma uno di cui il mondo ha davvero bisogno, uno su cui investire, uno a favore del quale stanziare soldi, strutture, tempo, organizzare dei Telethon e delle “arance per la vita”, uno che piùmoderno e concreto di così si muore?
E' uno che lavora sui sogni.
Uno che passa le giornate, i mesi, gli anni a cercare proprio ciò che non c'è ancora, che non c'è mai stato, che non si è mai visto da nessuna parte; ma che serve; che è indispensabile; su cui vale la pena scommettere e provare perché, se si trovasse, farebbe vivere tutti meglio: il vaccino per l'Aids, una cura efficace per i tumori, un milione di altre cose...
Ve l'immaginate una discussione così? (segue esempio)

“C'è l'Aids, bisogna trovare un vaccino.”

“Vaccino? Ah! Ah! Dimmi in quale parte del mondo hai mai visto il vaccino dell'Aids. Se me lo sai dire, ti do ragione, se no sei un cretino.”

“Ah, già. Hai ragione. E' vero. Non c'è e non c'è mai stato. Allora non potrà mai esistere. Un mondo con l'Aids non sarà perfetto, ma è sicuramente il migliore dei mondi possibili.” (fine dell'esempio)

Una discussione così non solo non la fareste mai, ma se sentiste qualcuno parlare in questo modo gli direste che è contro la scienza, contro il progresso, un uomo delle caverne. E sarebbe vero. Da sempre scienza significa cercare - a volte invano, piùspesso trovando ciò che si cerca - esattamente quello che qualcuno ha solo immaginato e non c'era prima. E l'ha immaginato a partire da bisogni reali, o semplicemente da come gli piacerebbe che fosse la vita. Dovessero passare cent'anni. Tra l'altro, non è che mentre si cerca il vaccino per l'Aids si smettono di curare, con gli strumenti di oggi, i malati di oggi. Si fanno tutte e due le cose insieme, anzi succede che proprio cercando il vaccino si scoprono mille medicine che prima non c'erano o non si usavano che possono intanto allungare la vita ai malati di oggi.
Si dice che la politica, l'arte di governare il mondo, di distribuire poteri e ricchezze... è una “scienza”, non una cosa per utopisti e sognatori. Ma se è una scienza dovrebbe essere fatta come tutte le altre scienze, appunto: semplicemente, banalmente, cercare quello che non c'è mai stato.
Mi piacerebbe tanto ci fossero veri scienziati fra chi si occupa di politica, di economia, eccetera. Veri scienziati e veri istituti di ricerca, non fasulli come quelli che ci sono in giro. Scienziati ben pagati che dedicassero tutta la loro vita a trovare il rimedio definitivo, radicale alla malattia dell'ingiustizia. Altri continuerebbero, ovviamente, a occuparsi dei barboni della stazione.
Mentre qualcuno nel chiuso dei laboratori cercava la mappa del genoma umano, qualcun altro curava i malati nelle corsie degli ospedali. Riuscite a spiegarmi perché questa cosa - identica - non si può fare per la malattia della povertà, dello squilibrio, della finta democrazia?
Sono più scientifico io o quelli che da vent'anni mi ossessionano con la menata che, appurato che il cosiddetto comunismo ha seminato disastri, allora il capitalismo va bene? Diciamo benino. E comunque, non c'è alternativa. Né mai ci sarà.
Si autodefiniscono “scientifici” ma, ve lo garantisco io, fosse per loro, l'uomo non avrebbe ancora acceso un fuoco né inventato la ruota.

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