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Silvano il mago di Milano

di Raul Cremona su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

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Silvano il mago di Milano incontrò per la prima volta Ersilio a Roma. In un sabato sera d' inverno, durante un importante festival di magia, il Trofeo Arsenio. Silvano rimase subito colpito da quello strano fan, dai suoi occhietti vispi e luminosi, dalla sua bassa statura e, soprattutto, dal cappotto di pelliccia lucido e bianco che non si toglieva mai. Anche Silvano colpì subito Ersilio, con un calcio di piatto destro però e con le sue parole: “Levati dai piedi, nanerottolo!”. Ma questo era del tutto normale per uno che apriva il suo spettacolo dicendo: “Io vengo da una famiglia molto povera, mia madre era povera, mio padre era povero, l'autista era povero, il giardiniere era povero...”. Silvano era di origini umili e perciò cercava di umiliare chiunque incontrasse. Ma ci voleva benaltro per scoraggiare Ersilio che da quella sera cominciò a seguire il mago come una piccola ma silenziosa ombra. Teatri, feste di piazza, studi televisivi, ovunque andasse Silvano lì c'era Ersilio il quale, ogni volta, a fine spettacolo, si recava nei camerini a salutare il mago che lo accoglieva a braccia aperte chiudendo le puntualmente sulla sua faccia.Poi, al grido di: “Sim sala min a te e tutta la tua famiglia!”,il mago si congedava da quell'ostinato ammiratore tirandogli un calcione nel sedere, una volta di piatto destro, una volta di piatto sinistro, tanto per avere sempre le scarpe lucide. Ma una sera, durante uno spettacolo alla bocciofila di Frattocchie, vedendo che il pubblico non si stava divertendo,il mago disse: “Ora tenterò un esperimento difficilissimo, ipnotizzerò un ignorante a caso” e con un cenno chiamò sul palco Ersilio che finse di cadere in ipnosi e ubbidì a tutti gli ordini di Silvano.Lo spettacolo ebbe un successo strepitoso e quella sera il mago di Milano,appena chiuso il sipario, propose a Ersilio un posto come assistente fisso.Il solito calcione però glielo tirò lo stesso perché Silvano era un mago che amava le tradizioni. Cominciò così una tournée che durò a lungo fino a quando, in una sera di un sabato d'inverno, forse durante un'altra edizione del trofeo Arsenio,Ersilio conobbe Stella, la femmina più dolce e più tenera che avesse mai incontrato. Stella era l'assistente di Silvino, il mago di Torino, acerrimo rivale di Silvano. Era poco più giovane e poco più piccola di Ersilio e aveva molte cose in comune con lui: stessi occhietti vispi, stessa aria furba, stesso cappotto, il suo però di un pelo nero corvino molto più folto, di bianco aveva solo una grossa macchia a forma di stella sulla schiena. Lo spettacolo di Silvino era molto simile a quello di Silvano e a Ersilio bastò osservare Stella sul palco per pochi minuti per capire che anche lei era stanca del suo mago, di cadere in ipnosi a un suo comando, di assisterlo nei giochi delle grandi illusioni,di entrare in una gabbia, di uscire da un tubo e di fare tutto quello che questi voleva, compreso lucidargli le scarpe prendendo un calcio nel cappotto.Quella sera, al termine di quella gara di magia, Stella ed Ersilio si incrociarono per caso dietro le quinte e si guardarono negli occhi un attimo. Non aprirono bocca ma con uno sguardo si dissero tante di quelle cose che non basterebbe una Smemoranda intera per scriverle tutte. Poco dopo i due sparirono. C'è chi dice di averli visti saltare su un autobus, c'è chi giura che si siano allontanati zompettando fianco a fianco in un prato dietro al teatro,c'è anche qualcuno che è sicuro di averli visti seduti a un tavolo di un ristorante vegetariano davanti al loro piatto preferito: insalata di carote. Ma di certo c'è solo che quei due simpatici coniglietti da quel giorno non si sono lasciati più, abitano in una enorme tana a forma di cilindro e vivono felici e contenti circondati da un sacco di figli dal cappotto un po' bianco e un po' nero. Qui finisce la storia di Stella ed Ersilio, che a un certo punto della loro vita hanno smesso di assistere a ogni tipo di magia per diventare i protagonisti della più grande che c'è.

* Scritto con Marco del Conte

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