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Girare sempre la frittata

di Paolo Cevoli su Smemoranda 2008 - On/Off

Sarebbe tanto facile. O acceso o spento. O funzia o non funzia. Invece perché deve essere tutto così complicato? Per esempio l’altro giorno a casa mia saltava la luce. Può darsi che è un sovraccarico. Stacco la lavatrice che mia moglie aveva lasciato andare. Niente. La luce salta lo stesso. Allora stacco tutto lo staccabile: dvd, pc, faretti. Clac. Il salvavita non gliene frega niente. Clac. Clac. Clac. Accendo le candela e mi faccio forza. Con grande timore reverenziale telefono all’Elettricista. Il mio Elettricista appartiene alla categoria di quelli che ti fanno sentire sempre una merda. Dopo mezz’ora che il telefono dà occupato mi risponde una voce lontana. Racconto il mio dramma con voce rotta dall’imbarazzo. L’Elettricista mi risponde: “È il magnetotermico o la terra?” La prima cosa che insegnano alla scuola degli Elettricisti è quella di girare sempre la frittata. E sono tutti uguali: elettricisti, tecnici del computer, antennisti, meccanici di automobili. Quando c’è qualcosa che non va la colpa è sempre del cliente o nel migliore dei casi, di quello che ha fatto il lavoro prima: “Vorrei sapere chi è quell’incompetente che le ha cablato l’amperometro. Il differenziale fa massa, per forza, bisognava usare un tubo da 5 pollici e un quarto e non da 5 e 3/4.” L’ondata di merda mi assale. “Le hanno fatto buttare via dei soldi per niente. (risatina cinica)” Maremoto. “(serio) Comunque prima del mese prossimo non riesco a passare.” Tsunami di merda.
Una volta la distinzione in classi sociali faceva sì che la nobiltà occupasse una posizione di privilegio. Conti, Marchesi e Baroni li vedevi passare sulle loro elegantissime carrozze, nascosti dietro preziose tendine in broccato. Se ti era concessa la grazia di essere ricevuto nelle loro sontuosissime ville - nelle quali venivi introdotto da altezzosi maggiordomi - non potevi alzare gli occhi perché col groppo in gola, tutto era allestito in modo tale da farti sentire un miserabile. Al giorno d’oggi gli Aristocratici non esistono più; essi tuttavia sono stati sostituiti dai Tecnici, i nuovi Patrizi. All’interno della casta Tecnocratica i peggiori sono sicuramente gli Idraulici. Gli Inarrivabili. Li vedi viaggiare all’interno dei loro maestosi furgoncini coperti di decalcomanie con scritte e numeri di telefono. I passanti più inesperti trascrivono il numero pensando che qualcuno possa rispondere alle loro chiamate. Non sanno che al massimo troveranno una segreteria telefonica nella quale non è possibile neanche lasciare un messaggio. Gli Idraulici vivono in negozi con la saracinesca perennemente abbassata in segno di totale disprezzo. Talvolta si degnano benevolmente di concedere i loro favori alle classi inferiori. Io mi posso considerare tra i privilegiati. Era tre anni fa (il ricordo di quella giornata rimane indelebile nella mia mente), un pomeriggio di maggio, appena appena nuvoloso. Il rubinetto del nostro lavello perdeva da sei mesi e il fatalismo aveva avvolto come una pesante coltre la nostra povera famiglia. D’un tratto squillò il citofono: “Sono io, l’Idraulico.” Mia moglie corse in camera a rassettarsi e il pallido incarnato dei miei figli riprese colore. Entrò in casa senza guardare in faccia nessuno. Neanche una parola. Con passo deciso si diresse la lavello. Si tolse il giubbotto di ermellino, stese un panno di seta sotto le ginocchia e con una chiave inglese in oro massiccio cominciò a toccare i tubi sgocciolanti. La tensione era altissima. Nessuno osava fiatare. Dopo alcuni minuti di attesa estenuante, l’Idraulico si alzò e mi chiese di parlare in privato. Feci cenno a mia moglie di portare i bambini in camera. L’Idraulico mi prese sottobraccio e cominciò a sussurrarmi all’orecchio parole incomprensibili. Non mi ricordo affatto cosa mi disse. So solo che lacrime di riconoscenza scendevano copiose sulle mie guance. In completo stato di choc compilai un assegno con un importo equivalente all’acquisto di un monolocale a Rivabella. L’Idraulico accennò un sorriso magnanimo, si chinò nuovamente, fece qualcosa di magico al lavello e sparì. Così come era venuto se ne andò, senza lasciare nessuna traccia. Nemmeno una fattura o ricevuta. 
Mi considero un fortunato. Alcuni Idraulici visitano le case di noi paria solo di mattina. Sembra che lo facciano per fare valere una sorta di Ius Primae Noctis.

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