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Da cosa nasce cosa

di Piero Pelù su Smemoranda 2011 - Beautiful day

Come si fa a dormire tranquilli e rilassati se la sera prima si è chiusa la giornata con una solenne e totale incazzatura con la persona a te più amica? Sono crollato sul divano avendo in bocca il sapore amaro della sconfitta umana e quello ancora più metallico della voglia di vendetta.

Ore 8 sveglia a base di mal di testa, ossa rotte e pensieri grigi che tendono al nero, non è bello scoprire di essere stati ingannati dalla persona a cui si dava la massima fiducia. La mia colazione oggi è a base di pane e fiele.

Ore 9 comincio a ragionare in maniera un po’ più lucida e costruttiva, se le cose sono successe a prescindere dalla mia volontà è perché in qualche modo dovevano succedere e l’unica cosa che posso fare onestamente è cercare di capire i perché.

Ore 10 la mia testa comincia a riempirsi di perché, di enormi punti di domanda e di punti esclamativi.

Ore 11 sempre da cosa nasce cosa e così scrivo pagine e pagine del mio diario piene di rabbia, di fantasia, di amore, di note e di voglia di capire, devo riprendere contatto con me stesso.

Ore 12 contatto ritrovato e così pure la fiducia, tutto passa e niente si dimentica, sono un animale che si sa adattare a ogni clima, ho la pellaccia dura e ancora diverse vite a disposizione.

Ore 13 mangio come non ho mai mangiato e poi crollo dal sonno come non sono mai crollato.

Que viva la siesta! Sogno… sogno… di partire con una roulotte e di fare il giro del Mediterraneo:

Marsiglia, Barcellona, Gibilterra, Tangeri, Algeri, Tunisi, Il Cairo, Beirut, Istanbul, Atene, Tirana, La Dalmazia, Trieste…

Ore 15 mi sveglio stordito dal sogno e mi ci vuole un po’ a capire dove sono e che razza di giornata interminabile è questa.

Ore 16 capire, chiarire e comunicare: ecco cosa mi serve per andare avanti col pensiero e continuare a scrivere sul mio amato diario di bordo.

Ore 17 ho scoperto l’acqua calda: per affrontare le ragioni di un litigio così forte bisogna che i protagonisti si incontrino per parlarne a quattr’occhi. Così dopo molte incertezze decido di prendere il toro per le corna e chiamare la persona.

Ore 18 è arrivato il momento del chiarimento e sono nervoso perché mi riaffiora tutta la rabbia per la delusione umana vissuta la sera prima, parliamo tutti e due un po’ a scatti, i ricordi si affacciano in maniera disordinata e caotica, ci sono discrepanze di interpretazione sui fatti, si litiga ancora e vola di tutto, dai piatti ai paroloni fino alle sentenze pesanti, ma in qualche modo il contatto è stato ripreso.

Ore 19 esco stremato dall’incontro con un gigantesco punto interrogativo davanti a me, nessuna risposta solo domande. Ormai mi ci sto abituando.

Ore 20 parlare insieme è stato un viaggio agitato, sconnesso e con diverse bucature, ma è servito a far ripartire la macchina che si stava pericolosamente arrugginendo.

Ore 21 siamo passati dall’Ecce homo all’alzati Lazzaro e Lazzaro ora si alza e cammina come una specie di nuovo Frankenstein rigido, legnoso, strappato e con le mani bene avanti. “Eppure si muove!”

Ore 22 si prova a ricucire lo strappone della sera precedente, i lembi si sono allargati un po’ ma la stoffa è quella buona, il segno rimarrà chiaro e per sempre, ma come per ogni cane randagio che si rispetti sarà tutto motivo di orgoglio.

Ore 24 si esce insieme per fare la bevuta della pace ritrovata, chi sapeva della nostra rottura rimane incredulo, ma poi si rallegra perché in fondo sa pure lui che sempre da cosa nasce cosa.

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