I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Una giornata iniziata male

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 2002 - Giriamo pagina

La sveglia suonò e Marco la guardò con un occhio solo, cisposo e pieno di odio. Le sveglie sono gli oggetti domestici piùodiati. Almeno, una volta, ci si poteva sfogare tirando il collo al gallo e arrostendolo o ancora peggio, trasformandolo in cappone. La sveglia no, non ti dà le stesse soddisfazioni, al massimo puoi romperla, così poi ti tocca pure ricomprarla, bella soddisfazione! Non è strano che Marco si sia svegliato facendo questi ragionamenti; la sera prima ci aveva pensato a lungo sistemando la sveglia sull'ora esatta e stava per parlarne a Marta: così, giusto per dire qualche sciocchezza, ma lei lo aveva preceduto e, come se gli avesse letto nel pensiero, gli aveva parlato del suo odio per la sveglia del gallo, persino del cappone. Non c'era niente da fare, Marta lo precedeva sempre. Marta era sempre avanti almeno di una lunghezza rispetto a lui. Magari era solo questione di attimi, secondi, ma in ogni modo lei era sempre piùveloce di lui. In tutto, no quasi in tutto: c'era una cosa in cui lui era decisamente piùveloce, anzi, troppo veloce. Ne avrebbe voluto parlare con calma a Marta, voleva trovare il momento giusto, ma lei naturalmente lo precedette spiegandogli che in fondo il sesso non è tutto, perciò non doveva preoccuparsi per quel suo problemino. Marco, ormai, odiava Marta anche piùdella sveglia.

Quella donna lo faceva impazzire! Ora, ad esempio, dov'era? Già in piedi, di là, visto che accanto a lui nel letto era rimasto solo il cuscino stropicciato. Ma allora, perché mettere tutte le mattine la sveglia alle sette, e alzarsi prima che suoni? Cos'è, una gara per fregare sul tempo anche gli orologi? Un modo di umiliarlo ulteriormente? “Tu dormi, lasci che il tempo passi, sei troppo impegnato a russare per accorgerti che il mondo nel frattempo vive! Io invece, non solo sono padrona del mio tempo, ma precedo anche il tempo ufficiale di tutti gli altri anticipando il suono della sveglia!”. PiùMarco recuperava lucidità scrollandosi di dosso il torpore del risveglio, più trovava Marta insopportabile. Alzarsi, lavarsi, vestirsi o lavarsi, vestirsi e poi alzarsi oppure... Marco di mattina faticava sempre un po' a riconquistare una parvenza di lucidità; questo era disposto ad ammetterlo, era una questione di bassa pressione. Lei invece... sempre perfetta, precisa, anche dopo una nottata passata in discoteca il sabato sera, al massimo una calza smagliata, ma si sa, il sabato sera, tornando dalla discoteca c'è sempre il rischio di qualche incidente. Una donna impossibile. Marco non riusciva nemmeno a ricordarsi quale fosse il motivo che lo aveva spinto a innamorarsi di una così. Come si fa a vivere con una che sa sempre tutto e capisce tutto prima di te? “No! No! Adesso mi vesto, vado di là e la pianto una volta per tutte... cosa mi metto? Mmmm... i pantaloni beige e la camicia verde?Basta!”. Marco non la sopportava più. Mentre si vestiva con i primi stracci trovati nell'armadio, solo per non darle una soddisfazione, pensava a cosa le avrebbe detto per troncare una volta per tutte il loro rapporto. Ci voleva una frase secca, definitiva, che non lasciasse dubbi e non concedesse scappatoie e ripensamenti. Qualcosa che le facesse capire che era giunto per lui il momento di cambiare vita, senza tanti giri di parole e atteggiamenti da compagnia filodrammatica. Qualcosa tipo: “Vedi Marta, mi è improvvisamente venuta voglia di cambiare modo di vivere... No, non regge, è una frase priva di grinta, ci vuole qualcosa di piùenergico... emmm... vedi Marta, ci sono dei momenti in cui un uomo deve fare delle scelte dolorose ma definitive... macché scelte dolorose, ma cosa sto dicendo? Inutile pensarci, ora vado di là e qualcosa mi verrà in mente”.

Marco entrò in cucina, Marta non c'era ma sul tavolo in compenso, c'era un biglietto: “Ho deciso di voltar pagina, addio! Marta”.

La frase giusta, perfetta, perentoria, precisa. Ancora una volta Marta lo aveva battuto sul tempo. Marco tornò in camera, si spogliò e dopo aver tolto le pile della sveglia si rimise a letto. Prima di riprender sonno pensò ancora una volta a Marta, non senza una certa ammirazione.

Advertisement