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Intercettazione telefonica tra una serata meravigliosa e una serata depressa

di Antonio Albanese su Smemoranda 2011 - Beautiful day

P : “Pronto?”

A : “È un mese che ti cerco; ho una badilata di cose da dirti; prima di tutto la festa: deve diventare qualcosa di indimenticabile; voglio invitare tutti gli amici del liceo; ho affittato un locale isolato e possiamo usare tutto il volume dell’impianto e tirare l’alba… oh, ci sei?… mi senti?”

P: “Sì...”.

A: “Bene, la musica la mette una tipa che ho conosciuto quest’estate; porta anche tutte le sue amiche. Per mangiare e bere ci pensa Tubo. Ti ricordi il tipo che abbiamo conosciuto in Spagna? Ti ricordi?”

P : “Sì...”.

A : “Bene, suo padre gestisce un ristorante e ci fa tutto a prezzo di costo La notiziona è che per l’affitto del locale i proprietari vogliono una cazzata, lo devono ristrutturare e possiamo dare il via noi alla demolizione. È o non è una figata? Non ti sembra meraviglioso?”

P : “Sì...”.

A : “Bene, ricordati di invitare tutti gli amici del tuo corso e dì a loro di invitare tutte le amiche che conoscono. Il locale tiene fino a 500 persone. C’è anche il parcheggio. Ho saputo che la tua ex si è sfidanzata e vuole essere la prima ad arrivare e quando ha saputo della festa ha chiesto subito di te; ha detto a una mia amica che viene solo se ci sei, non ti sembra meraviglioso?”

P : “Be’… sì”.

A : “E ti prego non metterti il solito maglione giallo dilatato, ti respingono anche quelli della Caritas se ti rimetti quello, e poi ci rimani male e ti chiudi in un angolo. Per una sera, e soprattutto per quella sera, caricati un po’. Deve diventare una serata indimenticabile per noi e per tutti. Mi prometti che non metterai il maglione giallo?”

P: “Sì...”.

A: “Mettiti anche un sacchetto per la raccolta differenziata, ma non quel maglione giallo, promesso?”

P: “Sì...”.

A : “Ho dato un nome alla festa, dimmi se ti piace: beautiful night”.

P : “… Uhmm...”.

A : “Ti piace o no?”

P : ““Sì...”.

A : “Sento che può diventare la festa della vita. La racconteremo ai nostri figli. Magari non gli racconteremo proprio tutto. Ti ricordi quando alla festa di Gianni abbiamo smontato il soppalco dello studio di suo padre?”

P: “Be’, no. Forse io non c’ero...”.

A : “Ah no? E quando siamo entrati alla festa di quel rompicoglioni del circolo del tennis c’eri?”

P : “No”.

A : “E scusa, all’ultimo dell’anno a Rimini, quando hanno chiamato i vigili... Che giornata fantastica è stata quella, però li c’eri!?

P: “No. Io non so come dirtelo, ma credo che hai sbagliato numero. Io sono Paolo e tu?”

A : “Andrea”.

P: “Andrea... mi sembra una festa pazzesca, ben organizzata. Da come ne parli non può che diventare una serata meravigliosa”.

A : “Ma sì… lo spero”.

P : “Lo spero anch'io”.

A: “Sì… Insomma, speriamo”.

P: “Speriamoci tutti”.

A: “Ma… senti… cosa fai sabato sera? Vuoi venire alla festa?”

P: “No, ho solo maglioni gialli dilatati”.

A: “Vieni a torso nudo”.

P: “È giallo anche quello. È un po' tutto giallo...”.

A: “Ok Paolo... tutto bene?”

P: “Tutto tutto bene. Un Simpson non si lamenta mai”.

A: “Un Simposon? ah... Va be’, ciao Paolo”.

P: “Simpson, Paolo Simpson. Pronto Andrea? Andrea?”

 

* Scritto con Piero Guerrer

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