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È finita

di Cristiano Cavina su Smemoranda 2011 - Beautiful day

Ecco tanto per gradire le tre giornate più belle della mia vita:

III posto
A tredici anni mi vergognavo troppo a parlare con le ragazze, e preferivo giocare a calcio o truccare il motorino in garage; poi mi innamorai perdutamente, e dopo un anno di dubbi, mi decisi a chiederle se voleva mettersi insieme a me. Lei rispose: “Sei simpatico, ma ti preferisco come amico”. Mi sentii come le patatine fritte, qualcosa che non può essere la portata principale. Qualcosa che non basta. Mi sarei ucciso. Poi, molti anni dopo, quella ragazza venne da me, e mi chiese se le piacevo e se volevo stare con lei, e io mi sentii Superman e le dissi: “Sei simpatica, ma ti preferisco come contorno.” Un giorno bellissimo.

II posto
A Natale tutta la famiglia si riuniva da noi, alle Case Popolari, perché con noi abitava la Nonna, che comandava tutti quanti. Venne anche mio zio Antonio, che abitava a Roma, e si presentò con uno scatolone gigantesco. “È il tuo regalo” mi disse. E io pensai: “Cosa me ne faccio di un frigorifero?”
Cercai di non pensarci durante la cena, poi, quando toccò a me, cominciai ad aprirlo. Era pieno di fogli di giornale. Che fregatura. Stavo quasi per mettermi a piangere dalla rabbia, quando dal fondo comparve il sogno di una vita, una bellissima chitarra elettrica bianca, un modello tarocco di Fender, con tanto di tracolla. Fantastico. Per dire quant’era grande lo scatolone: sotto la chitarra, c’era pure l’amplificatore...

I posto
Inizio giugno, una mattina che non dimenticherò mai. Da cinque ore fissavo l’orologio sulla parete e mi sembrava che le lancette fossero pesantissime, che facessero una fatica tremenda a spostarsi; quella dei minuti mi sembrava la cosa più lenta dell’universo. Pareva che i secondi girassero a vuoto. Nemmeno sentivo le parole intorno a me, le sedie che ogni tanto strisciavano sul pavimento, le urla nei corridoi. Fissavo quell’orologio che pareva scolpito nella pietra, immobile. Ma incredibilmente arrivò all’una, non so come: ci fu un attimo di sospensione, come un respiro trattenuto, temetti che non passasse mai, e quando stavo per soffocare, esplose esultante la campanella, come il coro degli angeli in paradiso. Facevo la quinta superiore. Ultima ora di lezione. La scuola era finita. Finita!

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