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Busker

di Nicola Savino su Smemoranda 2011 - Beautiful day

Io sono ricco, ricchissimo. Intendiamoci, non perché guadagno centocinquanta euro al giorno, che moltiplicato per sei giorni fa novecento euro a settimana . No, io sono ricco perché sono libero di fare quello che più mi piace: suonare e cantare. In Inghilterra o in America mi chiamano Busker, artista di strada. Chitarra, microfono, piccolo ampli a batteria, e via. Qui a Milano qualcuno mi chiama barbone, altri drogato, un pirla che odio due volte a settimana si presenta con 5 euro alla fermata metro Cadorna e mi chiama “capo”. Ecco, quando uno mi dice: “Capo, fammi una bella canzone per questa bella ragazza” …io sorrido, gliela faccio ma mi sento morire, mi sento una puttana da marciapiede. Perché, vedete, a me piacciono i Pearl Jam, Jack Johnson, al limite di italiani Battiato, Dente e Le Vibrazioni, ma vi giuro che di suonare Non ti scordar mai di me di Giusy Ferreri non ne posso più . Invece il bastardo secondo me lo sa, si presenta ogni volta con una bella ragazza diversa e le dedica sempre la stessa bella canzone Non ti scordar mai di me. Intendiamoci, massimo rispetto per la Giusy, che ha pure fatto la cassiera all’Esselunga, un posto di lavoro dove tra il reparto surgelati e le porte esterne che si aprono in continuazione di freddo ne prendi parecchio. Diciamo che Giusy è stata una collega di bronchiti, febbri e dolori d’ossa. Io in metropolitana, lei alla cassa del supermarket. Ma io non ho un orario, un capo e un repertorio da suonare. Quindi domani che è martedì e viene ancora il pessimo elemento a chiedere una bella canzone (come se le altre che suono fossero brutte ) per una bella ragazza (come se tutte quelle che non gliela danno fossero cesse ), ho deciso che non gli canto una minchia . A lui e a quello scorfano che l’accompagnerà . Anzi, domani a Cadorna non ci vado proprio. Vado sui treni della metro, tanto l’ampli a batteria tiene bene anche lì per tre quattro ore. Anche se ultimamente sul treno non si batte chiodo, faccio 20 euro al giorno. Sono tutti con l’i-pod, e il giornalino gratis Metro o Leggo che quando canto Lucky man dei Verve, con le vene del collo gonfie alzano forte il volume delle loro cuffiette bianche per non sentirti e ti guardano con l’aria infastidita. Ma cosa ascolteranno di così bello? Come sono le loro vite? Lo sapranno di essere così spenti visti dal mio occhio vivo? Lo capiranno che gli unici sorrisi autentici la mattina sono quelli che mi danno i cingalesi, i peruviani e i bimbi sotto gli undici anni? Io sono Libero, per ora, loro no. Per ora.

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