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Rcominciare

di Davide Ferrario su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Una storia da Mostar, Bosnia.

Per chi non la conoscesse, Mostar è ancora oggi - a cinque anni dalla guerra - una città divisa in due, musulmani da una parte e croati dall'altra. Non ci troverete però muri o fili spinati perché i confini passano dentro l'anima e la testa della gente, ormai - e sono i confini più brutti e più difficili da cambiare.
Nel 1993, Angelka aveva 65 anni. Durante la guerra (quella vecchia) era stata una famosa comandante partigiana e questo le aveva procurato grande fama e rispetto durante gli anni di Tito. Ogni tanto c'era la sua foto sui giornali e il suo nome veniva citato con ammirazione. Un'eroina, in pocheparole. Godeva dell'affetto dei suoi concittadini e anche di qualche beneficio molto più pratico, come una bella casa e una buona pensione.
Poi arrivò la guerra (quella nuova). O meglio, quell'intrico di conflitti di cui è ancora oggi molto difficile dipanare le ragioni per cui si è stati ammazzati o si è ammazzato qualcuno. Nel caso diAngelka, per esempio, non si trattava solo di una questione etnica. Il fatto era che Angelka rappresentava un simbolo della vecchia Jugoslavia, quella di cui tutti volevano sbarazzarsi con una foga che oggi appare tragicamente forzata.
Così, quel giorno che ha visto gli uomini armati venire verso casa sua, la vecchia partigiana non ci ha pensato due volte. Nonostante l'età,è saltata giù dalla finestra ed è scappata per i vicoli della città vecchia. Della sua vita fino a quel momento (soldi, casa,nome) non si è portata via niente. Niente.
E' fuggita in un'altra città, dove correva meno rischi di essere riconosciuta. peraltro, chi avrebbe potuto farlo, a quel punto? Angelka,l'eroina della guerra di liberazione, si era trasformata in una mendicante- non diversa da quelle donne che incontriamo per strada in ogni città italiana, addormentate dentro un cartone.
Angelka ha vissuto così due anni, pensando solo a sbarcare il lunario giorno dopo giorno, vedendo cadere a pezzi tutto quello per cui aveva combattuto. Senza peraltro avere il tempo di rammaricarsene troppo, perché il problema quotidiano era portare a casa la pelle. 
Poi, un giorno, ha incontrato Pero. Pero era uno come lei. Nel senso cheviveva pure lui per la strada; e che, se aveva avuto una vita prima, ormai non importava più. La Storia, quella grande e senza volto, l'aveva trasformato in un uomo senza storia privata.
Pero e Angelka si sono messi insieme, prima per aiutarsi l'un l'altro, poi perché si sono innamorati. Sì, si sono innamorati a sessant'anni suonati, in mezzo alla guerra. E quando la mattanza è finita, stavano ancora insieme ed erano felici. Angelka non ha pensato affatto di tornarealla sua vecchia casa e alla sua vecchia vita (ammesso che ci fosse riuscita).Continua a vivere da nomade con il suo Pero ed è contenta così.Il disastro le ha portato una gioia inaspettata.
Se volete una morale a questa storia veramente accaduta, è che il destino è prodigo di seconde volte e possibilità. Però è il destino stesso che detta le condizioni. Purtroppo, accecati dal senso di potere che la modernità ci impone come stato mentale obbligatorio, consideriamo possibile ricominciare o “riprovarci”solo quando la vita ci offre di più di prima - non di meno. Vogliamo garanzie, sicurezze, assicurazioni.
Invece temo proprio che ricominciare abbia senso solo se perdiamo ciò che avevamo: il potere, i soldi, la reputazione, l'amore... Occorre avere il coraggio di pagare un prezzo. Oppure la “seconda volta” non è altro che il malinconico camuffamento di quella precedente.

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