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L'uomo che visse due volte

di Enzo Costa su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Non era certo un praticante casuale o distratto, in fatto di "seconde volte". Tutt'altro: aveva sulle spalle un ponderoso bagaglio di teorico raffinatissimo. Di erudito apologeta della ripetizione. Di prestigioso ideologo del concetto filosofico di replay.Pervenne alla fama grazie al suo saggio Teoria e prassi della seconda volta come efficace strumento concettuale ed empirico di ribadimento della prima,il cui sottotitolo (teoria e prassi della seconda volta come efficace strumento concettuale ed empirico di ribadimento della prima) era la summa perfetta della sua complessa ma stimolante visione del mondo. Che trovò il suo definitivo inveramento all'uscita della seconda edizione del volume.
Ma non lo si immagini come un arido pensatore, dedito unicamente alle più cervellotiche elaborazioni: la gente aveva ammirato la generosità con cui si spendeva. Leggere con compiaciuta solennità alcune pagine del proprio libro rientra nella deontologia professionale di ogni scrittore impegnato nella sua tournée di presentazione dell'opera fresca di stampa: ma leggerle due volte come faceva lui era al limite dello stakanovismo(direttamente proporzionale al masochismo dell'uditorio). Per non dire dellesue defatiganti doppie dediche autografe. "Ma quale stakanovismo"si schermiva modesto "è soltanto coerenza". E per meglioesemplificare il concetto, soggiungeva: "Ma quale stakanovismo, è soltanto coerenza".
Era una persona rigorosa. Capace di sacrificarsi per i suoi ideali già da bambino: pur intelligentissimo, fu ripetente fin dalla prima elementare. Impiegò il doppio del dovuto a laurearsi, impresa di cui si vantò ripetutamente, o per meglio dire un paio di volte. E quando alla sua prima lezione accademica gli chiesero il bis, sfiorò la beatitudine. Che raggiunse quando il bis gli fu chiesto alla seconda. Un paranoico professionista della tautologia? Macché: al di là dell'insegnamento e dellaricerca, nel tempo libero era divorato da una grande passione: il cinema.E trovò il modo di contemperarla con la sua dottrina scientifica vedendo Il postino suona sempre due volte. Superfluo dire quante volte.
I problemi gli vennero dalla vita privata: non tanto perché si sposò e divorziò un paio di volte. Quanto perché fu pesantemente chiacchierato a causa del suo comportamento asociale: per lasciare la prima e la seconda moglie disse che usciva un attimo a comprare le sigarette.Solo che in entrambi i casi tornò a casa per ridirlo una seconda volta prima di eclissarsi nel nulla. Fu allora che a mo' di ritorsione le sue ex consorti sparsero la voce che ai suoi quattro figli (due avuti con la prima moglie, due con la seconda) non aveva mai letto le favole. Ovviamente per via di quell'incipit (C'era una volta) che trovava insopportabile.
Giudicato all'unanimità un mostro, gli fu tolta la docenza. Tentò di rifarsi una vita come creativo pubblicitario, ma il suo slogan Fiesta ti tenta due volte tanto non convinse la committenza. Soltanto a quel punto lo capì: la sua insana coazione a ripetere lo avrebbe portato alla rovina. Per guarire, accettò di lavorare da precario, cosa che fa tuttora. Ha da poco firmato un contratto a tempo determinato come addetto ai palinsesti televisivi. Cura la messa in onda dell'Ispettore Derrick. Più specificamente, delle repliche.

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