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GO.GO.GO!

di Geppi Cucciari su Smemoranda 2011 - Beautiful day

Dei giorni speciali ognuno di noi vorrebbe perdere il conto, averne un armadio stracolmo tra cui scegliere, da guardare con la stessa frivola indecisione che caratterizza ogni nostra sosta davanti al settore abiti il giorno in cui devi uscire con uno che ingenera in te la convinzione, anche effimera, che si tratti di Lui. 


Nessuna scelta sartoriale può sembrare adatta.

Sarebbe bello fosse così anche per i bei ricordi e che alla domanda: “Qual è un giorno speciale che non dimenticherai mai?” loro fossero lì a sgomitare l’uno con l’altro nei meandri della memoria chiedendo di essere rievocati ancora, raccontati ogni volta con un dettaglio nuovo e condivisi con tutti, you-tube compreso.

Una caratteristica in grado di consegnare tratti di rara nitidezza a certe giornate, è correlata all’elemento della novità; tutte le prime volte il fattore sorpresa gioca il suo ruolo.

Il primo Capodanno che trascorri in una casa popolata da soli compagni di scuola, senza il rischio che tuoi genitori travestiti da ficus benjamin facciano incursioni dal piano di sopra ogni dieci minuti col timore che a essere troppo effervescente non sia solo la bottiglia di prosecco, ma pure il moretto della III C.

La prima gita scolastica, di solito effettuata presso imperiose rovine fenicie, accattivanti chiese romaniche o evocativi borghi medievali, caratterizzata poi dal maggiore interesse mostrato infine sempre nei confronti del più conviviale pranzo al sacco, composto da panino con cotoletta, pacco di Cipster da chilo e sei ettolitri di Cocacola.

Il primo bacio, di cui ricorderai davvero ogni sfumatura. Per Sempre. Dov’eri, a che ora, che sapore aveva, la prima frase che hai detto appena le vostre labbra si sono scostate, cos’hai pensato appena ne hai scoperto le implicazioni più pratiche.

La tecnologia moderna aiuta a fissare quei momenti non solo nella memoria ma anche su supporti audiovisivi più evocativi. Ogni adolescente moderno possiede servizi fotografici dettagliati su tutto: dal primo giorno sul pianeta alla prima volta in cui si è scartavetrato per terra cadendo dal seggiolone, dal primo terrorizzato giorno di asilo, al primo arto fratturato con conseguenti dediche scurrili apposte sul retro del gesso dai fratelli maggiori.

Una volta cresciuti, inizi a far le foto in modo autonomo e a taggarle con fin troppa leggerezza su Facebook, dove sarebbe consigliabile responsabilizzare gli impulsivi del settore facendoli aderire al più presto al gruppo: “Quelli che sottovalutano il fatto che le foto consegnate alla rete, anche quelle in cui hai oggetti infilati nelle orecchie, lì rimangono anche il giorno in cui dovessi decidere di diventare sindaco”.

Col tempo gli esordi in qualsiasi campo tendono a diminuire, anche se resta auspicabile che per chi ha in mano questa agenda tale lista sia ancora un foglio bianco.

E allora per rendere un giorno incancellabile basta che sia quello in cui prendi consapevolezza di qualcosa.

Questo tipo di giornate, di solito sono collocate in quei periodi grigio tortora, quelli in cui pronunci al massimo 35 parole più dello stretto necessario per non morire di inedia o essere bocciata e in cui l’emozione più grande che ti concedi è scegliere se comprare l’ultimo cd dei Tokio Hotel o dei Jonas Brothers.

Sei lì a fissare l’intonaco del soffitto della tua camera, guardando l’ultimo video di Beyoncè e chiedendoti dove vendano dei collant contenitivi così efficaci, rileggendo per l’ennesima volta gli sms colmi di emotycons e punti esclamativi di quell’idiota che da poco ha mostrato di preferire a te pomeriggi interi in compagnia di Assassin’s creed.

Uno di quei pomeriggi una scintilla ti scuote e ti fa capire che non puoi avere sempre l’umore di una a cui hanno rubato il motorino il giorno prima.

E a quel punto stabilisci che vale la pena di voltare la pagina di quel libro che dovrebbe essere la tua vita e di cui tu sei autrice, editrice e distributrice esclusiva. E il giorno in cui cambi il titolo a quel libro, non più Giorni sul piumone pensando al mascalzone (ma ci sono rime migliori), ma Le vere regine non sono cretine, te lo ricorderai come speciale.

In quei casi per festeggiare: del lip-gloss, dei fuseaux, una kefiah, altri oggetti indicati da parole non italiane che fanno fashion, e andare.

Go.Go.GO!

Quando si ha un’età composta da una cifra il cui primo numero partendo da sinistra è un “1”, si dovrebbe piangere solo se ti cade un ferro da stiro nel mignolino, o se ai saldi non trovi più quel giubbino che ti eri puntata, o se scopri che il tuo gatto ha mangiato la cocorita del vicino e non sai come dirglielo.

Adolescenti amiche mie: che sia un’annata piena di giorni speciali, stracolma di eventi indimenticabili, da annotare in queste pagine, nel posto che, solo tra molti anni, verrà occupato dalla triste dicitura “Scadenza bolletta gas”. Approfittatene…

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