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L'attimo fuggente di Ciccio

di Gianni Fantoni su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Tra i circa 200 invitati al matrimonio di Sergio e Camilla, Ciccio faceva la sua bella figura come una sogliola in un banco di carni bovine: non c'entrava praticamente un cazzo. Aveva un vestito con una stranissima aria da funerale e se qualcuno avesse mai avuto il coraggio di dirglielo, avrebbe scoperto che quello era il vestito recuperato intatto dalla riesumazione del bisnonno - sepolto già gonfio - con relative scarpe di cartone.
Vagava senza meta per il salone del ristorante con la felice aria di chi si è perso in un bosco e la loquacità spontanea e invitante di un balbuziente in un'intervista al TG5. Mentre tra sé si rendeva conto del simpatico pomeriggio preparatogli dal destino, cercava di scoprire a quale tavolo e in compagnia di chi avrebbe consumato il “fero pasto” aggirandosi con fare rassegnato e colonna sonora d'eccezione: brontolio di stomaco sottovuoto arricchito da strani rumori provenienti delle scarpe di cartone, belle croccanti. 
I genitori di Ciccio, come tutti gli zii e i parenti stretti dei neosuoceri stavano altrove; leggendo i vari cartellini segnaposto scoprì di essere vicino a dei giovani parenti poco frequentati e la cosa lo inquietò:il peggio che possa capitare a uno in questi casi non è tanto parlare con qualcuno che non si conosce bene, ma addirittura mangiare con chi si ha poca confidenza: si ha sempre timore di esagerare troppo nelle porzioni e nonostante l'opulenza del menù si corre spesso il rischio di tornarea casa affamati con la consapevolezza aggiunta di essere stati un po' coglioni.
Si sedette al tavolo per primo, almeno si sarebbe sentito protetto dallo schienale e avrebbe goduto della posizione migliore. 
Nel giro di cinque minuti, così per ingannare l'attesa, Ciccio aveva già fatto fuori tutto il pane presente e assente, e aveva già imbarcato acqua con una velocità tale da far impallidire il Titanic nel momento peggiore: sazio e gonfio in dieci minuti, e, a parte lui, non si era ancora seduto nessuno!
Un “Evviva gli sposi!” accompagnato da alcuni flash con urla di persone che evidentemente erano venute già ubriache da casa, diede l'avvio al pranzo.
I compagni di viaggio di Ciccio finalmente si sedettero, e nel tavolo da sei presero posto: alla sinistra un cugino di Torino con un alito in grado di indurre al pianto qualsiasi statua, anche laica; alla destra una zia zitella con il compito di controllare i ragazzi; di fronte: a ore 11 un cugino futuro prete; a ore 1 una cugina apparentemente normale, ma a ore 12, il miracolo:la quasi cugina Paola, la lontana parente di Padova! Aveva dimenticato la sua esistenza da quel giorno che alla morte del bisnonno aveva tentato disperatamente di parlarle senza riuscirci. Coetanea, era veramente una bella ragazzina, ma, figlia di parenti ricchi, considerava Ciccio poco più che uno spartitraffico. Per lui però era diverso: il destino li aveva fatti incontrare una seconda volta e questo era un segno preciso! 
Sotto alle braci, Ciccio covava un amore vero e cominciò a bollire dall'emozione. Visto che si erano seduti allo stesso tavolo, con la consueta calma e riflessione, il nostro non solo cominciò a pensare a dove andare a vivere da sposi, ma ipotizzò in Nicolò il nome di un sicuro primogenito.
Cominciò con un vago e rilassato: “Ciao, ti ricordi di me? Ci siamo visti al funerale del bisnonno Flavio...” 
E lei: “uhm... c'è qualcosa in te che me lo ricorda, non sapreidire bene in cosa...”
Qualcuno scattò una foto, il discorso si perse immediatamente.
Ciccio tracannò un generoso bianco, si fece coraggio e pronto a riprendere il discorso lasciato come nuovo già anni prima gridò: “Io...”
Ebbe la precisione di un chirurgo nell'inserire quell'“Io” proprio nella pausa millesimale che si sviluppa tra un “e per gli sposi”e “hip hip, hurrà!”, vale a dire in un raro momento di silenzio planetario.
L'“hip hip hurrà” generale coprì la sua figura di merda, ma non calmò le sue intenzioni. Attese il momento migliore come un cobra: lasciò passare tutta la serie degli antipasti, e il primo dei primi piatti. Si concentrò, contò mentalmente fino a 10, e ridisse “Io...” con un tono tra la domanda e la risposta che fu interpretata dal cameriere dietro di lui come una richiesta di bis per le crespelle ai funghi, terribili nell'aspetto e nel contenuto.
Altezzosamente schifata dall'ignobile spettacolo che Ciccio fu costretto suo malgrado a offrire, la quasi cugina Paola si fece cambiare tavolo in un attimo e l'unica “soddisfazione” per Ciccio fu quella di essere stato l'unico ad avere il coraggio di mangiarsi, per la seconda volta, la mortale crespella.
Molte ore più tardi, sotto il salice piangente di casa sua, Ciccio vomitò tutto il pranzo con inaudita violenza e con urli che sembravano quelli di un grizzly ferito. 
Quando cadde a terra, l'orribile fagotto ai funghi rivelò tutta la sua cattiveria: era ancora intatto.

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