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Adesso si sceglie

di Gianni Mura su Smemoranda 2001 - La seconda volta

La seconda volta che sono morto mi è venuta meglio. Della prima non è il caso di parlare.
La seconda volta che sono morto ci ho pure guadagnato. Diretta tv (la parola Fine ovviamente compariva all'inizio) e tanti sponsor. Lo slogan non era nuovissimo (Milano da bare) ma ha funzionato. Ospiti d'onore Tomba, Fossa e Colombari. Qualche spottino (il materasso, l'olio dell'estrema unzione,unità abitative a Musocco 2 e Musocco 3, l'esterno riposo se propriouno ci tiene a star fuori, orologi di marca per l'ultima ora ma anche perla penultima, c'è sempre un sacco di roba da fare).
Con la clonazione, lo sapete tutti, non ci sono problemi. Ci si programma,si aboliscono gli imprevisti. Morire era uno dei piùspiacevoli.Non solo per l'individuo in sé, anche per gli altri, ammettiamolo.Mica bello morire facendo l'amore o addentando un filetto al ristoranteo stando in curva allo stadio o guidando in autostrada. E nemmeno in unletto di dolore, mangiati da una brutta malattia ma confortati dall'affettodei propri cari, come si usava dire. Scusate se insisto, ma è ancheun fatto d'educazione. A che ora muore il nonno? Domenica alle 20.30. Vabe', vuol dire che registro il posticipo.
Mi fanno morire dal ridere quelli che dicono che si vive una volta sola.Una volta, non adesso. Adesso si sceglie. Io ho programmato il timer perle 22 perché mi avevano garantito che andavo in prima serata, quindicol tetto d'ascolti. La regista era in gamba. L'orchestra dal vivo costavatroppo, abbiamo usato basi registrate. Il valzer delle candele, L'importanteè finire, Voglio vivere così, Arrivederci. Ho cominciato serio,vestito tutto di nero come Juliette Greco. Ho recitato una mia poesia, L'amorte,perfetta fusione di Eros e Thanatos. Alla fine (qualcuno m'ha detto cheera di una noia mortale) mi sono sbucciato come James Bond, sotto avevoun frac bianco alla Fred Astaire e ho ballato il tip tap con una ballerinavestita da Morte (cappuccio, mantello nero, ma sotto quasi nuda, se no comeli fai gli ascolti?).
Ci vuole ritmo, aveva detto la regista. Era la mia ultima ora, ora e mezzacon i consigli pubblicitari. Sul display, foto di me bambino (intervistaal compagno di scuola), poi grandicello (intervista alla prima morosa),poi in chiesa davanti all'altare (intervista alla prima moglie), insommale tappe e le persone piùimportanti della mia vita in un talk-showmolto ritmato. piùgli intermezzi comici, le barzellette sul caroestinto (parola odiosa, perché un morto dev'essere paragonato a unincendio: e perché gli assassini non si chiamano estintori?), i consiglisull'aldilà, i collegamenti con Externet e via dicendo. Ah, dimenticavo:l'ultima cena era un buffet in piedi. E siccome fra gli sponsor c'era ancheuna fabbrica di carte da gioco, mi sono esibito in cinque minuti di pokercol morto. Solo che il morto, cioè io, era vivo. Una cosetta così,per sdrammatizzare. Allo stesso modo, in una serata festaiola, invece delDe Profundis abbiamo intonato il De Michelis.
Sempre con un occhio all'orologio, eccomi al momento clou. Le ultime parolefamose. Da un pulpito (naturalmente sponsorizzato) in dieci minuti, gliultimi, ho detto tutto quello che pensavo di tutti e di tutto: la politica,il papa, la Juve, la famiglia, l'unione europea, le merendine del mattino.E l'ho detto in totale libertà, roba che Sgarbi sembrava un boy scout,e poi chi se ne frega, un eventuale reato cade in prescrizione. Hai voglia,da qui a quando rinasco. Ho chiuso tra gli applausi, e intanto scorrevanoin sovrimpressione, come a san Silvestro, le cifre. Meno 7, 6, 5... Allo0 sono morto, mentre intorno saltavano i tappi di spumante.
Per la terza volta che morirò ho già qualche idea. Dipendedall'audience che ho fatto ma spero bene, è stata una morte di grandeprofessionalità, senza sforare il budget. Anzi, ripeto, ho pure messoda parte qualcosa. Ormai, diciamocelo, muoiono sul serio solo i poveri. E i pirla.

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