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Occupati o liberi? Cessiamo d'esser cessi e telefoni!

di Alessandro Bergonzoni su Smemoranda 2007 - Be free to...

Liberi tutti di credere che nel box doccia si possa far pugilato lavandosi, di credere che in un bagno di folla ci si possa lavar le masse, di poter raccogliere fiori interiori (lavanda gastrica), di tornare al periodo Curassico dove si credeva che esistesse una sola medicina, solo un genere di medico solo un'idea di guarigione incurante... 

Liberi tutti di credere che chi la fa su una mano sia più un buon equilibrista che uno scatologico sporco esibizionista (che se si presenta mai dovrai stringergliela, diventando anche tu un maleducato ma pulito). Liberi tutti di credere che "apparire" sia una cosa negativa, quando invece saper materializzarsi d'improvviso dal niente, non avrebbe proprio nulla di superficiale anzi sarebbe estremamente magico. 

Liberi tutti d'esser avvocati e usare solo l'accusativo come verbo e il condizionale come pena, di credere che in un asilo esista un signore cubico con tanti pallini in faccia che aiuta le tate coi bambini: il dado; di pensar che la donna sia una donna, l'uomo un uomo, un padre un padre, una madre una madre, una cosa una cosa, gli altri gli altri... Liberi tutti di pensare che se qualcuno davanti a una finesta si tende, lo fa per motivi di arredamento, che l'Ennesima città sia solo in Sicilia, che la radio sia sempre bella (anche fatta male), di credere che ci si può drogare con la saliva, di pensare che prendere lucciole per lanterne faccia luce sulla prostituzione, di convincere un elefante a passare una vacanza in costa d'Avorio, di spiegare ai superbi che chi si sente un dio, non ha solo un'ottimo udito; che chi porta veramente fortuna poi non dovrebbe più venirsela a riprendere, che il cretino di turno anche oggi non stacca, che le cicogne le portano le cicogne e non è certo un modo di dire (così come gli ippopotami li portano gli ippopotami). 

Liberi tutti di credere che obbedire per alcuni voglia dire combattere, che esser famosi significhi esser grandi, esser noti sia degno di nota, che piangere nudi innaffi le piante dei piedi, che il cervo ucciso da un cacciatore fosse comunque già di suo un po' abbattuto, che battere i denti significhi mordere più veloci di loro. Liberi tutti di credere che dire la verità significhi esser sinceri (il che non è vero se chi la dice è un bugiardo), credere che gli occhi sappiano solo guardare quando possono anche ruzzolare... 

Liberi tutti di pensare che l'angelo stanco presti le ali, e il santo morto regali l'aureola, che alle venti le parentesi chiudano, che l'Italia sia una nozione, che i mammiferi siano gli unici a mangiar le mamme e i fiammiferi le loro amate fiamme, che abbiamo sete di eroi (invece che sapere che ce la stanno dando a bere...) che uno sportivo o un'imitatore possano essere geniali, che una partita faccia soffrire, una sfida si debba sempre vincere, un giornalista sia anche uno scrittore, la cucina un'arte, i funerali possano essere di Stato, morire sia la fine, andare in bagno una stronzata, ammalarsi non sia salutare, dire ciao sia sempre salutare.... 

Liberi tutti di credere nella letteratura del reale cioè di chi scrive perché crede che sia ciò che la gente vuole (come se esistesse la gente e sapesse volere) perché ci si riconosce (come se le persone si conoscessero), perché sono attuali (come se la parola "attualità", finito di pronunciarla, ancora esistesse). 
Liberi tutti di far pace, giocare a nascondino, esser liberi e esser tutti, ma non basta, perché libertà non è nemmeno solo partecipazione ma paura buona, splendido obbligo all'oltre e ad altro, all'inaudito, arte dell'indicibile e dell'impensabile-incontrollabile-inesprimibile-insostenibile-indifendibile, meravigliosamente e inestricabilmente complicato e non solo "umano", perché la libertà non è tutto se non si é, e non si tutto!

PS: liberi di non leggermi? A questo punto no, è troppo tardi; ma liberi di far finta di non avermi letto, quello sì, sempre!

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