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Cerco casa

di Giuseppe Culicchia su Smemoranda 2001 - La seconda volta

La prima volta che ho cercato casa, avevo le idee molto chiare: nel senso che, non avendo mai cercato casa prima, qualsiasi casa poteva andar bene, a patto che avesse le pareti bianche.Le pareti bianche, per chi scrive - inteso come me, che in questo momento sto scrivendo, e non come chiunque scriva, intendiamoci - sono fondamentali,perché quando in cerca di ispirazione alzo gli occhi dal foglio bianco vedo davanti a me un muro bianco, che mi rimanda al foglio(l'unico problema, a quel punto, è mettersi davvero a scrivere qualcosa; spesso però mi faccio fregare, e dopo che il muro bianco mi ha rimandato al foglio bianco lascio che il foglio bianco mi rimandi a sua volta al muro bianco e poi di nuovo che il muro bianco mi ri-rimandi al foglio bianco e così via, di modo che trascorro intere giornate senza scrivere una riga ma seguendo questa specie di partita di tennis che muro e foglio, entrambi vestiti dibianco, giocano con le palle dei miei occhi). Ad ogni modo: la prima casa che ho visto, la prima volta che ho cercato casa, aveva le pareti bianche. Non ho avuto bisogno di vederne una seconda. Ho firmato un contratto d'affitto,mi ci sono trasferito con la mia macchina da scrivere - nella casa, non nel contratto - e ho cominciato a saltabeccare con lo sguardo dai fogli bianchi alle pareti bianche, felice.
Dopo alcuni anni, una mattina che ero uscito di casa per andare a comprare il pane ho sentito un certo fragore alle mie spalle: tornato sui miei passi,ho scoperto che l'edificio nel quale avevo preso casa era crollato, puf,di botto, così come càpita di tanto in tanto in Italia, soprattutto quando gli edifici in questione risalgono ai mitici Anni Sessanta, quelli della prima contestazione studentesca e della prima speculazione edilizia,i cosiddetti anni del Boom ( a posteriori, e in particolare di fronte alle macerie di ciò che si è costruito allora, mai nome fu più azzeccato). Sia come sia, quella mattina mi sono detto che il pane dovevo pur sempre comprarlo, così mi sono nuovamente avviato verso la mia panetteria di fiducia, pensando che alla luce di quanto accaduto avrei dovuto cercare casa una seconda volta. Cose che succedono.
La seconda volta che ho cercato casa, avevo le idee molto confuse: nel senso che, avendo già cercato casa prima, ed essendo quella casa crollata insieme all'edificio che la ospitava, non era più molto vero che qualsiasi casa poteva andar bene a patto che avesse le pareti bianche. Lepareti bianche, per chi scrive - a questo punto sapete che cosa intendo- rimanevano fondamentali, perché quando in cerca di ispirazioneavrei alzato gli occhi dal foglio bianco avrei continuato a vedere davantia me un muro bianco, che mi avrebbe rimandato al foglio bianco (vi risparmioil resto, ovvero il tennis e le palle). Ma il muro bianco avrebbe dovuto rimanere in piedi, invece che crollare e spiaccicarmi la macchina da scrivere. E' così che ho scoperto che cercare casa una seconda volta è molto più difficile che cercare casa per la prima volta, un po' come centrare con uno sputo il proprio compagno di banco una seconda volta è molto più difficile che centrarlo la prima (forse perché,dopo di questa, ha imparato a ripararsi o ci ha fracassato in testa una sedia); perché la seconda volta è sempre e comunque la seconda volta, non so se avete presente la fatica che si fa a passare dal primo amore della nostra vita al secondo e via di questo passo. Quindi, come regola generale, sarebbe meglio passare direttamente alla terza.

P.S. Sto ancora cercando casa. Un bunker sarebbe l'ideale. Chi ne avesse uno sfitto è pregato di contattarmi.

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