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Picchiata libera

di Fabio De Luigi su Smemoranda 2007 - Be free to...

Avevo un amico, era impiegato. Faceva il rumorista per l'ALITALIA. Un lavoraccio, fare il rumorista sui Boeing 747.
I rumoristi sono professionisti che lavorano nell'ombra e vengono impiegati dalle compagnie di bandiera per fare in modo che i passeggeri non abbiano mai di che annoiarsi durante i loro lunghi viaggi.
Pino, così si chiamava il mio amico, saliva tutte le mattine sul Roma - New York, quello delle nove, prendeva posto nel suo ufficio, posizionato in coda all'aereo, e cominciava il lavoro: preparava i martelli, i "vibra ali" e, soprattutto, i nastri magnetici con su incisi i suoni difficili da riprodurre in volo, come ad esempio il "calo di potenza" e la "picchiata libera". 
Mentre il Boeing si trovava in fase di rullaggio Pino cominciava la sua giornata lavorativa riproducendo il primo finto rumore che consisteva nel picchiettare con un piccolissimo martelletto le pareti del velivolo. Lo faceva per far sì che quel leggero e quasi impercettibile suono metallico si propagasse lentamente dalla coda alla carlinga: un leggerissimo tic, tic, tic, in fase di rullaggio che dava il buon giorno a tutti i passeggeri impedendogli di annoiarsi..
Intorno alle ore 11.00 c'era la prima delle due turbolenze. Pino saliva sulla falciatrice da giardino parcheggiata nel vano bagagli e, dopo averla messa in moto attivando anche le pale per il taglio dell'erba, cominciava a spostarsi dal lato destro al lato sinistro del 747 tentando di farlo oscillare. Il tentativo di oscillazione non sempre riusciva bene, ma la colpa non era di Pino, no. Lui era rumorista, non era specializzato in effetti speciali come l'instabilità in volo. Per l'instabilità di volo normalmente le compagnie ingaggiano degli specialisti ma, visto che la compagnia per la quale lavorava Pino non stava attraversando un bel periodo economico, be', cercava di ricoprire al meglio delle sue possibilità anche questo ruolo.
Il rumore della turbolenza invece era una delle sua specialità e questo bastava per dare credibilità anche al resto. La sua media era molto buona: un malore su cento passeggeri per ogni viaggio, che non sono noccioline; chi s'intende di queste cose sa cosa significa. Significa riuscire a trasformare un viaggio mediamente noioso, in un viaggio indimenticabile. Sì, perché in genere, gli amici dell'infartuato, cominciano ad agitarsi, i vicini di posto prendono a gridare per solidarietà e le hostess possono cominciare a distribuire camomille e boccette di super alcolico; insomma un bravo rumorista d'aereo se vuole ti può andare a creare una situazione di panico così efficace che anche due orette noiose di viaggio possono diventare due ore di Puro Terrore da raccontare ad amici e famigliari finché campi.
Il rumore per il quale Pino era considerato un vero maestro del genere era la "picchiata libera con perdita di carburante".
Per questa operazione che tante soddisfazioni gli aveva dato, si affidava ad una "base" registrata procuratagli da un suo amico controllore di volo che era riuscito a duplicare il contenuto della scatola nera di un bimotore sovietico riguardante un atterraggio d'emergenza compiuto dall'apparecchio nel 1956 su un altopiano del Caucaso. 
Una volta partita la base, Pino si occupava di rendere credibile la perdita di carburante. Accendeva il suo compressore a venti atmosfere e, mentre con una mano azionava la pistola ad aria compressa soffiando aria dentro una pentola arrugginita, con l'altra gettava secchiate d'acqua sulla pavimentazione del velivolo. Garantisco che l'effetto acustico che riusciva ad ottenere era in tutto simile a quello vero.
Tutto filò liscio per un certo periodo di tempo poi, un giorno, mentre Pino stava riproducendo il suono di un'ala che si spezza, l'aereo precipitò veramente. Si dice che prima di precipitare Pino abbia esclamato: "Il rumore dell'ala che si spezza non mi è mai venuto così bene. Speriamo mi promuovano." 
Peccato.

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