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Déja-vu

di Lia Celi su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Avete l'impressione di avere già vissuto questo momento? Io sì. Ma la mia non è un'impressione.E' la verità. Dieci anni che scrivo per Smemoranda, e mi ritrovo sempre alla vigilia del termine per la consegna senza avere la minima idea di cosa scrivere. Se l'impressione ce l'avete voi, nemmeno la vostra è un'impressione, ma quel che si definisce un déja-vu. In francese significa “già visto”, ma fa molto più chic (provatead abbordare qualcuno dicendogli “dove ci siamo déja-vu?”e state sicuri che non vi manderà mai a quel paese. Semmai a quel pays).
Il déja-vu è una prima volta che somiglia sorprendentemente a una seconda volta. La teoria più plausibile sull'origine del déja-vu è che oggi tutti facciamo di tutto troppe volte, tant'è vero che risulta difficilissimo capire se è la prima volta che ascolti una canzone degli Oasis o l'ultima che senti una canzone dei Beatles. (La colpa è dei Beatles: hanno esaurito da soli in otto anni la fornitura di genio musicale che Dio aveva stanziato per l'Inghilterra per il periodo1960-2010. Così, fino al 2011, nessuna band inglese riuscirà mai a inventare qualcosa che Lennon e McCartney non abbiano già anticipato.)Oberata di esperienze da archiviare, la nostra memoria cerca di sbrigare un po' di lavoro in anticipo, magari di notte, e fabbrica un po' di ricordi precotti. Ad esempio, so che la mia memoria tiene da qualche parte il déja-vu di una notte di fuoco con Mel Gibson. E' un ricordo costruito nel 1981,con tutto l'ottimismo dei quindici anni. Allora la mia memoria credeva davvero che prima o poi sarei riuscita ad andare a letto con Mel Gibson, e in quell'occasione non voleva essere l'unica costretta a lavorare mentre io e Mel ce la spassavamo. Quel déja-vu sta ancora nel mio cervello, sigillato e inutilizzato,e spero che la mia memoria me lo regali come sogno erotico per il mio sessantesimo compleanno.
Una vera spiegazione scientifica del déja-vu è ancora lontana,anche perché ai neuroscienziati risulta troppo difficile infilare degli aghi nel cervello a un tizio nell'esatto momento in cui sta vivendo un déja-vu. Ora che stendono il paziente sul lettino e gli aprono la testa, i neuroni sospettati sono già tornati alle loro occupazioni abituali, e non c'è verso di cavargli niente: “Scusate - chiedonoi ricercatori, affacciandosi sul cervello con l'ago in mano - siete voi quelli del déja-vu?” “Prego?” “Ma sì,dieci minuti fa il vostro proprietario ha avuto l'impressione di conoscere già un brano della Smemo 2001. Risulta che l'impulso è partito proprio da questa zona cerebrale.” “Ma ci faccia il piacere. Non riusciamo a fargli ricordare nemmeno il numero del telefono, a quel somaro.Ditegli piuttosto di mangiare più pesce e di guardare meno televisione”.
Già, il cervello è una macchina meravigliosa, peccato che ogni tanto combini scherzi da prete. Una mia amica non riusciva piùa leggere i gialli. Quando arrivava alla pagina fatale in cui finalmente viene smascherato l'assassino, il suo cervello le sparava un déja-vu della soluzione, rovinandole tutta la sorpresa. Provò a leggere i gialli al contrario, dall'ultima pagina alla prima, ma il risultato non cambiava. Lasciò stare i libri, e si limitò a vedere i film tratti dai gialli che avrebbe voluto leggere. Niente da fare, arrivava al finale con la deludente impressione di conoscerlo già. Alla fine,esasperata, si puntò una pistola alla tempia e, col dito sul grilletto,minacciò il suo cervello di farlo saltare se non la smetteva con quei dannati falsi ricordi. Quando il bastardo si decise a rivelarle che era falso anche il ricordo di avere scaricato la pistola, era troppo tardi.
Ma esiste un'altra ipotesi, molto più suggestiva sui déja-vu,e cioè che siano una prova a favore della reincarnazione. Prendiamo uno dei déja-vu più classici: trovarsi in un luogo dove non si è mai stati e trovarlo familiare. Ad esempio, arrivate per la prima volta nella vita a Singapore, entrate in un ristorante, e vi sentitecome se ci foste già stati. Conoscete tutto, gli odori, i colori,gli abiti del personale. Sapete addirittura il menu a memoria ancora prima di leggerlo. Chi crede nella metempsicosi vi spiegherà che è una questione di karma, e che stanno riaffiorando i ricordi di una vostra esistenza precedente a Singapore. Chi non ci crede vi spiegherà che siete un imbecille perché siete entrati in un McDonald's, identico a Singapore come a Varese, e non ve ne siete accorti.

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