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Noir

di Gialappa's band su Smemoranda 2007 - Be free to...

Senza scomodare Benjamin Constant (La libertà degli antichi e la libertà dei moderni) o Norberto Bobbio (Le due libertà), speriamo vi siate già accorti che non esiste "la libertà" (come qualcuno vorrebbe farci credere), ma casomai esistono "le libertà": diverse opzioni di comportamento, che nel 99% dei casi hanno come conseguenza un vantaggio per qualcuno e uno svantaggio per qualcun altro. Tanto per fare un banalissimo esempio, dalla nostra libertà di fumare in un ristorante, consegue per gli altri commensali la non-libertà di respirare aria pulita.

E come se non bastasse, ogni volta che noi esercitiamo (a danno di qualcun altro) una qualche nostra "libertà", non siamo affatto liberi: abbiamo comunque delle regole da seguire. Questo vale sia per le operazioni "materiali", sia per quelle "creative"; e tra queste persino per le più stupide, come per esempio la scrittura di un film noir. Sul perché alcune delle migliori menti umane (per esempio Edgar Allan Poe, Alfred Hitchcock, e più recentemente persino Claudio Bisio) abbiano dedicato delle energie a una cosa così inutile come il genere noir, sarebbe il caso di aprire un dibattito; ma ciò che qui vi vogliamo illustrare è che anche in un'attività così idiota la libertà non esiste.

Un noir può essere ambientato ovunque; persino a Milano. Certo, sarebbe meglio New York o Londra, o Parigi o San Francisco. Però in fin dei conti anche Pavia o San Benedetto del Tronto potrebbero andare bene; l'importante è che sia notte. Ogni noir (o hard boiled che forse fa più figo, anche se tradotto letteralmente dall'inglese sarebbe bollito duro, ma detto così poi tanto figo non sembra) che si rispetti è ambientato di notte, altrimenti che noir sarebbe? 

E poi ci vuole il sassofono. C'è sempre il sassofono in sottofondo nei film noir. Un pianoforte farebbe storia d'amore un po' melensa. Un violino farebbe storia d'amore un po' meno melensa che però finirà male, probabilmente francese. Un pezzo punk beat, tipo Blink 182 o i primi Green Day, farebbe storia goliardica di quattro ragazzi californiani che pensano solo a scopare, fino a che uno di loro incontra una figa ma non troppo, diciamo molto carina ma non troiona, che gli fa capire che nella vita c'è anche qualcos'altro, vale a dire scopare ma sempre con la stessa, mentre il sottofondo cambia e diventa In your eyes di Peter Gabriel o Have a little faith di John Hiatt o qualcosa del genere, insomma qualcosa di un po' più su, tanto per farci capire che il regista questa cagata non l'avrebbe mai fatta, lui avrebbe preferito fare un film con un violino in sottofondo, ma si trova a Hollywood, non in Francia, e se a Hollywood proponi di girare un film con un violino in sottofondo ti fanno internare in meno di sessanta secondi. A Hollywood al massimo ti permetterebbero di fare un film con un sassofono in sottofondo. A patto però che sia un noir. Solo che vorrebbero che finisse bene, ma i veri noir non finiscono bene, perlomeno non del tutto. Certo il cattivo quasi di sicuro ci lascerà le penne, cioè il più cattivo, perché nei noir che si rispettino nessuno è completamente buono, e il protagonista, che di solito è il meno cattivo (o il più buono, fate voi) potrà anche sopravvivere, ma se sopravvive la donna di cui si sarà innamorato morirà, o se non morirà non potrà più stare con lui perché sono troppo diversi e si diranno addio in una scena toccante con un sassofono in sottofondo. D'altra parte siamo in un noir, e non so se lo sapete, ma in un noir c'è sempre un sassofono in sottofondo... 

La scelta del protagonista di un noir è la più delicata, anche perché la parte da interpretare è tutt'altro che facile: stiamo parlando di uno stronzo maschilista tendenzialmente alcolizzato, che passa la metà del tempo a parlare fuori campo per cercare di rendere comprensibile la trama e l'altra metà a fumare, fare a pugni (spesso prendendole), farsi sparare addosso, insultare magnati e magnaccia, prendere a schiaffi donne più o meno rispettabili e infilarsi in casini più grandi di lui, che però deve suscitare simpatia negli uomini e fascino nelle donne. Insomma è più facile cercare di riparare i danni fatti da Tremonti all'economia italiana che trovare un attore adatto.

Poi c'è l'amico. L'amico del protagonista di solito è uno con la faccia simpatica un po' ciccio, che suscita tenerezza e che interviene sempre nei momenti chiave a dare una mano al protagonista o fornendo, di solito involontariamente, un'importante rivelazione che lo aiuterà a risolvere l'intricato caso (perché nei noir il caso è sempre molto intricato, anzi più è intricato più è noir, se poi addirittura non si capisce una mischia, di solito per i critici oltre che noir diventa anche capolavoro, vedi Chinatown o Il grande sonno). Ma attenzione, perché a volte l'amico alla fine si scopre che in realtà è il cattivo, o perché ha avuto un trauma da bambino che lo ha fatto diventare psicopatico o perché ha trovato qualcuno che gli ha offerto due milioni di dollari per passare dalla parte del male e lui ha accettato perché si è rotto i coglioni di fare l'amico simpatico ma un po' ciccio che non scopa mai (perché nei film noir l‘amico simpatico ma un po' ciccio non scopa mai, o al limite se gli va di lusso ha una moglie che è un vero cesso, sennò non potrebbe suscitare abbastanza tenerezza), e pensa che con due milioni di dollari gli riuscirebbe un po' più facile accoppiarsi, soprattutto se non c'è più di mezzo il protagonista, che da che mondo è mondo si scopa sempre le più gnocche. 

Infine c'è la donna, o femme fatale, perché così si chiamano le donne nei film noir. Di solito sono il motore del film, danno il via all'intricata trama, passano il tempo a fumare e ad accavallare le gambe (ma a parte Sharon Stone di solito, purtroppo, portano le mutande), hanno bisogno d'aiuto, anche se alla fine si scopre che spesso hanno più palle di tutti, ma soprattutto portano sfiga, dato che fino a un secondo prima della loro apparizione il massimo del pericolo che poteva correre il protagonista era quello di restare chiuso in un ascensore con un testimone di Geova. E poi, che siano sposate o vedove, nubili o vergini, non si scappa: alla fine due colpi dal protagonista se li fanno comunque dare. Ultimamente però, siccome fumare e non portare le mutande è un po' pochino, la zocc... pardon, la femme fatale, può anche essere molto più giovane del protagonista, con un piercing al naso o sul labbro, tanto per far capire comunque che è maledetta, parla come uno scaricatore, si droga e beve più di Keith Richards e conosce i locali più trendy della città nei quali trascina il protagonista che guarda il tutto con scetticismo, tanto poi finisce sempre che si scopre che è una figlia di papà che però si vergogna delle sue origini, anche se usa continuamente l'american express gold che le ha regalato il paparino che lei tanto disprezza. Se poi siamo in Italia ha sicuramente fatto un paio d'anni al DAMS di Bologna, dove avrà passato sì e no quattro esami, ma giusto perché si trombava i professori, prima di capire che quella non era la sua strada (più nel senso del DAMS, che del trombarsi i prof...).

Insomma, adesso gli ingredienti per girare un film noir li avete più o meno tutti, ma se volete che sia un bel film noir vi diamo un consiglio: non usatene neanche uno. A parte il sassofono, ovviamente...

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