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Sassi grossi

di Gino&Michele su Smemoranda 2007 - Be free to...

Seccatura. Pareva una vera seccatura, come avrebbe detto la prof d'italiano, che è brava ma così impalata. Noi diremmo "due palle così", che ci pare anche più fisico, oltre che più chiaro. Oggi per la serie "Incontri nel quotidiano" fortemente voluti dalla preside professoressa Cuccurullo in odore di prepensionamento e forse di santità autoproclamata, era prevista la rottura di un vecchio che veniva a parlarci della vita. Non mi sono mai piaciuti questi incontri imposti, quasi sempre viene un signore che non conosciamo e che non saluteremmo nemmeno sull'ascensore di casa, e ci parla di cose che ci prendono pochissimo. Di solito durante queste menate di un'ora passo il tempo a mandare sms scemi alla stronzetta seduta tre file avanti, quella che se la tira della terza C. Lei diventa rossa, si gira, mi fulmina con uno sguardo e stramaledice il momento in cui incautamente mi ha girato il suo numero, complice un compito in classe di matematica di cui ovviamente non le ho mai dato la soluzione promessa. Non per cattiveria, è che io la matematica la odio, chiedimi che cos'è un parallelepipedo e mi rovini la giornata. 
Poi però la cosa è andata diversamente, per questo sono qui a raccontarla. Ah, dimenticavo, io per la cronaca mi chiamo Giovanni e faccio il liceo a Chiavari.
Dell'incontro si sapeva pochissimo. Solo che sarebbe arrivato un anziano lavoratore in pensione dei Cantieri navali di Riva Trigoso e che ci avrebbe parlato della Libertà.

Siamo in palestra, sono presenti d'obbligo tutti gli studenti delle ultime due classi. Più che casino c'è noia, che è anche peggio.
Il vecchio entra. Si siede. Ha con sé un borsone, lo posa a terra di fianco alla cattedra. Ora è seduto. Senza salutare platealmente, ma solo facendo un cenno con la testa accompagnato da un cauto "buongiorno", prende l'acqua minerale e il bicchiere dal tavolo e li sposta a terra, poi lentamente incomincia a trafficare nella borsa. Estrae con mosse misurate un capiente contenitore di vetro, una via di mezzo tra un vaso panciuto e un acquario per pesci rossi. Lo posa bene in vista, sul piano della cattedra. Poi, guardandoci lentamente: "Adesso faremo un esperimento", dice. Adesso sta tirando fuori dalla borsa una decina di ciottoli grandi all'incirca come un pugno e uno a uno li ripone delicatamente dentro il vaso. 
Strano, penso, e metto via il telefonino. Questo mi sembra fuori come la magica brezza della notte. Scatta la curiosità. Qualche risolino si stempera nel dubbio.
Ora il vaso è riempito fino al bordo, è impossibile aggiungere altri sassi. L'uomo alza gli occhi e ci guarda. "Questo vaso è pieno?". Ovvio che sì. Qualcuno risponde. L'uomo davanti a noi attende qualche secondo: "Davvero?".
Allora si china di nuovo e tira fuori dalla solita borsa un sacchetto trasparente, pieno di ghiaia. Con attenzione versa questa ghiaia sui grossi sassi e poi scuote leggermente il vaso. I sassolini di ghiaia si infiltrarono tra i sassi più grossi fino al fondo del recipiente. L'anziano alza di nuovo lo sguardo verso di noi e ancora chiede: "Questo vaso è pieno?". Questa volta cominciamo a comprendere il suo armeggiare. Dico: "Probabilmente no." E guadagno qualche punto con quella della terza C. "Bene", fa l'uomo. Si china di nuovo e questa volta tira fuori da sotto al tavolo un sacchetto un po' più grande, questa volta di sabbia. Con delicatezza versa la sabbia nel vaso. La sabbia va a riempire gli spazi tra i grossi ciottoli e la ghiaia. Ancora una volta l'anziano domanda: "Questo vaso è pieno?". Ora siamo in tanti a rispondere: "No!". "Perfetto", conclude. E, come ormai ci aspettavamo, dà il via all'ultimo atto della sua dimostrazione. Si china a terra, prende la bottiglia di minerale da un litro e mezzo che aveva posato a terra e la versa nel vaso, riempiendolo fino al bordo.
Poi: "Mi chiamo Giorgio Nessi, per tutta la vita ho fatto l'operaio ai Cantieri navali di Riva Trigoso, a pochi chilometri da qui. Quando ero molto piccolo ho vissuto la dittatura, la guerra e il suo drammatico epilogo. Dopo l'8 settembre ho fatto la staffetta partigiana, qui, nell'entroterra. Poi ho vissuto con entusiasmo e in prima persona, per quanto mi fosse concesso, la Liberazione e la ricostruzione del Paese in cui tutti ora viviamo. Ora vi domando: quale grande verità ci dimostra questo esperimento?". Demetrio, il più secchia della classe si alza e risponde: "Che anche quando si crede di aver studiato, c'è ancora spazio per il sapere". "Interessante - risponde l'anziano operaio -. Hai detto una cosa intelligente e anche vera. Io che ho studiato poco non ho avuto modo di verificarla appieno. Ma credo che sia così. Tuttavia non era questo che volevo comunicarvi. La grande, semplicissima verità che quest'esperimento ci dimostra è la seguente: se non si mettono per primi i sassi più grossi all'interno del vaso, non ci si potrà mettere tutto il resto in seguito."
Ci guardavamo un po' imbarazzati. Il vecchio diceva una verità dimostrabile, certo. Ma perché? "Vedete, la nostra democrazia, conquistata a fatica si basa su pochi fondamentali principi. Più o meno un'ottantina di articoli succinti in cui, forse con un linguaggio a volte un po' burocratico che faccio fatica anch'io a capire, si parla in sostanza di una cosa sola: di libertà. Diritti e doveri di un gruppo di uomini liberi - qualche decina di milioni di italiani - che vogliono, devono, possono vivere la libertà. Senza questi principi basilari, questi grossi sassi, tutto il resto diventa inutile, si svuota di significato. Seguitemi. Questo vaso trasparente è la nostra società. O se preferite siamo ognuno di noi. Se vogliamo vivere insieme agli altri nostri simili dobbiamo prima posare i sassi grossi. Tutto il resto, le nostre magagne, i nostri rapporti, le parole, la vita quotidiana, le nostre gioie, i nostri ideali, le nostre sofferenze, le sconfitte e le vittorie, gli amori sono le parti più piccole, sottili, liquide del nostro vivere. Che sarà un vivere libero se prima avremo condiviso le pietre grandi, nelle quali s'incastrerà tutto il resto, magari addirittura stabilizzando l'equilibrio di quei primi decisivi sassi. Questo volevo dirvi, nient'altro."
L'uomo con molta tranquillità prende il suo contenitore ricolmo e se lo mette sotto il braccio, impugna la vecchia borsa ormai vuota, ci guarda ancora per un attimo e ci saluta. "Buona fortuna", dice. Esce. Se non fosse stato per la Cuccurullo che ci osservava severa dal fondo della palestra sarebbe stata una giornata davvero diversa. Ma sì, va. In fondo le Cuccurullo ci sono sempre state e sempre ci saranno. 
Tornammo in classe, ognuno nella propria. All'ultima ora quella della terza C mi chiese per la prima volta di uscire. Nel pomeriggio andammo a Riva a cercare l'operaio in pensione Giorgio Nessi. "Giorgio Nessi? Non c'è mai stato nessun operaio di nome Giorgio Nessi, qui", ci dissero ai Cantieri. "Comunque se vi va di credere che esista davvero siete liberi di farlo".
Liberissimi.

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