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Un inferno

di Giuseppe Culicchia su Smemoranda 2007 - Be free to...

Di norma, dato che la mia ragazza mi ama, e mi ama sul serio, nel senso che mi vorrebbe addirittura eterno, o almeno vivo il più a lungo possibile nei secoli dei secoli amen, sempre che io non mi innamori di un'altra, naturalmente, o perché no, lei di un altro, di norma, dicevo, mi tocca mangiare una bistecca, però di soia (biologica), accompagnata da un'insalata scondita (sempre biologica), che per me comunque fa lo stesso perché io l'insalata (biologica o non biologica) la odio con tutto me stesso anche condita, quindi l'assenza di condimento non cambia le cose. Il mio piatto preferito? Bistecca (vera, autentica, vintage, cioè di carne) con patate fritte, quelle che secondo gli scienziati svedesi e secondo la mia ragazza, che non è una scienziata e non è svedese ma fa lo stesso, non fanno semplicemente male, ma proprio malissimo. Da quando io e lei ci siamo messi assieme, ho dovuto rinunciare a (in ordine sparso): cioccolata (di ogni ordine e grado, dalla barretta Kinder, con cui ho trascorso felicemente l'infanzia, alla tavoletta Ritter Sport, la più grande invenzione tedesca dopo il brat-wurst, o wurstel arrosto); carne (dalla bistecca di cui sopra al salame, che mi ha accompagnato amorevolmente lungo tutta la mia esistenza, specie nel modello "cacciatorino"); alcolici (dalla fresca birra estiva al cordiale vino rosso invernale); fritti (dalle già citate patatine, autentico cibo degli Dèi, almeno per quanto mi riguarda, sia se cucinate dal vivo sia se gustate in differita, ovvero sotto forma di "chips", alle polpette, di carne come di pesce, al celebre "fritto misto", vera e propria apoteosi dei sensi); cibo-spazzatura (ovvero, stando alla sua interpretazione integralista, tutto ciò che viene prodotto industrialmente, dai biscotti al tonno sott'olio passando per le caramelle e i gelati confezionati, senza dimenticare il crème caramel e le bevande gassate, e per favore lasciamo solo perdere gli hamburger o ancora peggio, se non altro ai suoi occhi, i cheese-burger, specie se double); formaggi (tutti: non si fanno eccezioni, non basta dire basta al gorgonzola, secondo lei bisogna rinunciare anche al parmigiano sulla pasta e alla mozzarella sulla pizza, sempre che uno abbia la possibilità di avvicinarsi a un piatto di pasta o a una pizza, ovvio); dolci (di qualsiasi tipo: lo zucchero, raffinato o non raffinato, fa male, in ogni veste, forma o quantità, quindi niente dolci, comprese le impagabili torte della mamma, inclusa la crostata anche se fatta con la marmellata prodotta sempre dalla mamma con la frutta del suo orto: "Per fare la marmellata tua madre usa comunque lo zucchero", dice lei; "E certo, come si fa senza zucchero a fare la marmellata?", obietta mia madre; impossibile dare torto all'una come all'altra). Insomma: detto in due parole, un inferno. Anzi, UN INFERNO. Anche perché qualcosa devo pur mangiare, e però tutto quello che ingurgito deve passare prima il suo esame. E dato che deve passare il suo esame, non può che trattarsi di roba biologica, a base di riso, soia, verdura, al massimo frutta. Cibo da ospedale, per quanto mi riguarda. È per questo, signor giudice, che mi permetto di rivolgermi a Lei dopo il mio arresto, seguito al reato contestatomi da un inserviente del supermercato "Alé, Magna!", il quale mi ha sorpreso lo scorso sabato nell'atto di ingozzarmi contemporaneamente di cioccolata, patatine fritte, caramelle e salame ungherese in un corridoio di detta struttura commerciale: la prego di tenere in considerazione lo stato di grave impedimento all'esercizio delle mie libertà palatali e gastrointestinali costituito dall'ossessione maniaco-salutista della mia succitata fidanzata, e di concedermi, vista anche l'assenza di qualsivoglia precedente di natura criminale, benevolmente, una condanna agli arresti domiciliari che però preveda anche l'isolamento, dandomi dunque la possibilità di decidere se (eventualmente) vivere forse meno a lungo, ma con maggiori soddisfazioni.

Distinti saluti.

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