I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Gratis

di Lella Costa su Smemoranda 2007 - Be free to...

Non sono sicura che i bambini oggi giochino ancora a nascondino-penso di sì, almeno se trovano lo spazio per farlo. Senza che la mamma gli faccia una scenata perchè le hanno ciancicato vestiti e maglioni (ma in casa dove ti vuoi nascondere se non in un armadio?), o che un vigile gli faccia la multa perché hanno sconfinato nella zona riservata ai cani, o un autobus gli faccia una sgommata a un nanomillimetro dalla tana, o toppa che dir si voglia.
Io spero che non rinuncino, però. Perché giocare a nascondino - soprattutto verso sera, in una strada senza automobili o in una pineta senza maniaci o su una spiaggia senza animatori - è una delle cose più belle del mondo, in assoluto. Che poi te le ricordi per tutta la vita. Perché è un gioco che si gioca in tanti, ma se vuoi puoi stare da solo per un sacco di tempo. Perché si corre, ma non è detto che sia sempre il più veloce a vincere, o il più forte. Infatti le bambine sono bravissime a nascondino, perché sanno aspettare, calcolare, prevedere. E anche quando stai sotto (dalle mie parti si dice così,ma non è una metafora di una qualche sottomissione o perversione, si dice così e basta), se sei furbo e conosci i tuoi avversari riesci a intuire dove si sono cacciati, e quando li becchi puoi decidere se stanarli subito o divertirti un po' a tenerli sulla corda. E poi è il gioco ideale per appartarsi quasi legittimamente con lui/lei - quanti primi baci sono stati sperimentati proprio giocando a nascondino?
E poi c'è che l'ultimo può liberare tutti - che a pensarci bene non è proprio del tutto giusto, voglio dire, quel poveraccio che sta sotto ce l'ha messa tutta, li ha aspettati individuati anticipati beccati, lui da solo con loro che si danno manforte e di solito barano anche, e poi niente, un attimo di distrazione, una falsa pista, e tracchete, liberi tutti. Viene da dire: non vale, è un gioco squilibrato, troppo dalla parte di quelli che oltretutto liberi lo sono stati davvero, se non altro di scegliersi il nascondiglio sbagliato. Però, porcapaletta, è così bello, così entusiasmante. È semplicemente fantastico pensare di poter rischiare, sbagliare, sperimentare qualche teoria (c'è sempre qualcuno che si piazza in un posto assolutamente visibile, convinto che funzionerà come con la famosa lettera di Sherlock Holmes, e se quello che sta sotto è spiritoso di solito per un po' sta al gioco, finge di non vederlo, e poi lo inchioda), insomma poter mettere in conto di perdere - e poi essere salvati all'ultimo momento da uno che magari non ti è neanche tanto simpatico.
Suppongo che qualcuno potrebbe trarne delle conclusioni, come dire, morali. Approfittarne per spiegare che finché si gioca si gioca, ragazzi, ma poi bisogna diventare adulti, affrontare la vita vera, e nella vita vera ognuno è responsabile delle proprie azioni, e deve affrontarne le conseguenze, e se rompe non lo invita più nessuno e se sbaglia i cocci sono suoi, quindi meglio rimettersi le scarpe. Tutto sacrovero e sacrosanto. Però non venitemi a dire che è più bello, o più giusto. Bello e giusto sarebbe vivere in un mondo in cui puoi anche rischiare un po', anche sbagliare un po', senza che per questo la tua vita vada in malora. Bello e giusto sarebbe fidarsi di quelli che hai vicino, poter contare su qualcun altro che arriva al momento giusto e ti fa capire dove stai sbagliando e se è troppo tardi per rimediare lo fa lui per te. Ma senza che diventi un affare di stato, giusto così, perché è capitato. Senza calcolo. Gratis.
Non so se lo sapete, ma sul muro dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste - per capirci, quello dove per la prima volta negli anni Settanta un signore che si chiamava professor Franco Basaglia aprì le porte e le braccia dei malat i- c'è scritto bello grande LA LIBERTÀ È TERAPEUTICA.
Per tutti, sempre.

Advertisement