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Pippi Calzelunghe

di Lia Celi su Smemoranda 2007 - Be free to...

Per tutti gli anni dell'infanzia, la mia personale Statua della
Libertà è stata Pippi Calzelunghe. Non tanto originale, in effetti, ma
noi bambine di trent'anni fa non avevamo tutta la scelta di icone
femminili volitive e vincenti che c'è oggi. La mia bambina può
scegliere se identificarsi nelle Witch, le streghine in minigonna e
zatteroni, nelle Winx, le fatine in minigonna e zatteroni, o nelle
Totally Spies, le spie teenager in minigonna e zatteroni. (Ieri sera,
tornando a casa in macchina, mia figlia ha visto per la prima volta
una battona sulla tangenziale e mi ha chiesto che cartone animato
era). Per noi era diverso. Non era previsto che una bambina potesse
sognare una vita libera e avventurosa. In libri, film, telefilm e
cartoni, "femminuccia" era sinonimo di "impiastro piagnucoloso e
fifone, boccoluta palla al piede per il piccolo eroe maschio". C'erano
le eccezioni, ma tutte avevano qualche handicap. Alice nel Paese delle
meraviglie? Bel libro, per carità, ma perfino un'imbranata come me
faticava a immedesimarsi in una svampita che si fa sgridare da un
coniglio. Heidi? Troppe capre. Jo di Piccole donne? Quella che in
Piccole donne crescono rinuncia a diventare una scrittrice horror di
successo per amore di un fidanzato irsuto e bigotto? Luminoso esempio
di liberazione femminile – per un talebano afghano. Il massimo
dell'autoaffermazione femminile under-13 erano Lucy dei Peanuts e
Mafalda. Piccole spaccamaroni linguacciute e impotenti. Ma io ero già
così, accidenti. Chi mi offriva di più?
Pippi Calzelunghe, ecco chi. Fisicamente, la creatura di Astrid
Lindgren non era granché, per quanto il suo look anticipasse di
parecchi decenni lo street-style alternativo-punk-chic, e rappresenti
a tutt'oggi l'unico contributo della Svezia alla storia della moda. Io
mi vestivo più tipo Annika, l'amichetta loffia della casa accanto,
camicetta e gonnellina a pieghe. Già: come Annika, vivevo con una
mamma che prima di farmi uscire di casa con un calzettone marron e uno
nero, avrebbe minato la porta d'ingresso. Ma Pippi era figlia di solo
padre, e i padri, si sa, a certe cose non ci guardano. E comunque, per
guardarci, il capitano Efraim Calzelunghe avrebbe avuto bisogno di un
cannocchiale ultra-potente, visto che mentre la sua bambina svernava a
Villa Villacolle, lui veleggiava con la sua "Saltamatta" al largo di
Sumatra.
Pippi era infinitamente più libera di qualunque altro bambino, maschio
o femmina, reale o letterario. Conviveva con una scimmietta e un
cavallo, dormiva e mangiava quando le pareva, non andava a scuola e
nessun adulto le faceva paura, insegnante, ladro o poliziotto. Ma non
era una libertà fantastica, come quella di Alice. Pippi possedeva ciò
che impone l'ubbidienza agli adulti: i soldi e i muscoli. E usava
entrambi con accorto opportunismo. La morale di Pippi Calzelunghe è
che quando hai una valigia di monete d'oro e sei in grado di sollevare
un cavallo con una mano sola, nessuno può dirti cosa devi fare, anche
se sei una femminuccia di dieci anni con le trecce sparate e i denti
in fuori. Al netto di trecce e denti, è un po' quello che teorizzava,
qualche secolo prima, Niccolò Machiavelli: l'indipendenza si fonda su
una robusta riserva aurea e sulla capacità di difendersi da soli.
Il vangelo pippiano, molto più convincente del femminismo, ha
condizionato tutta la vita di noi figlie del baby-boom. Abbiamo speso
i nostri anni migliori per conquistarci anche noi una valigia di
dobloni e la forza di sollevare un cavallo per poter diventare, un
giorno, libere come l'eroina dei telefilm svedesi. Per quanto ne so,
ce l'hanno fatta solo in due: Madonna e Simona Ventura. A noialtre è
andata così così. La nostra attuale Villa Villacolle è un bilocale il
cui mutuo prosciugherà diverse valigie d'oro, e il regolamento
condominiale vieta di tenere equini sul terrazzo. In mancanza di un
signor Nilsson, chiamiamo signor Ericsson il nostro cellulare
scandinavo che strilla come una scimmia nei momenti sbagliati e quando
lo cerchi si nasconde chissà dove. Abbiamo conosciuto un sacco di
Annike loffie e di Tommy carucci e pappamolla che si lasciavano
coccolare, difendere e coprire di regalini da noi, le Pippi toste e
volitive. Di qualche Tommy ci siamo anche innamorate e ci abbiamo
fatto figli assieme – un errore che Pippi non avrebbe mai commesso
(Simona Ventura sì, però). Forse era meglio prendere a modello Heidi.
Un po' meno libera, ma a quest'ora avremmo un fiorente agriturismo
sulle Alpi svizzere, con produzione artigianale di formaggi di capra.
Vuoi mettere.

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